23.02.2010

No alla modifica della previdenza professionale

In votazione il 7 marzo la riduzione dell'aliquota di conversione

È da oltre un decennio che siamo confrontati con proposte di modifica di ogni genere che, il più delle volte, hanno portato di fatto ad un peggioramento del livello delle pensioni.
A questo proposito ricordo ad esempio, per quanto riguarda l’AVS, l’aumento dell’età di pensionamento per le donne da 62 anni a 64 anni e alla discussione, oramai in atto, per aumentare l’età del pensionamento per tutti a 67 anni o 70 anni. A livello di secondo pilastro, ricordo la recente precedente conversione dell’aliquota dal 7,2 al 6,8 per cento, la riduzione del tasso di rimunerazione dal 4 al 2 per cento e l’adeguamento parziale o addirittura nullo delle rendite al rincaro.
Tutti riconoscono le difficoltà che si incontrano nel riformare il sistema pensionistico in quanto esistono molti interessi divergenti. Però, anche per una migliore solidarietà generazionale, deve essere privilegiata la ricerca di una soluzione più efficace, duratura e sicuramente meno penalizzante per i pensionati del futuro che dovranno comunque poter mantenere un tenore di vita dignitoso e pure più equa anche nei confronti dei giovani che continueranno a versare di più per ricevere sempre meno.
È quindi importante che l’Ente pubblico partecipi maggiormente al finanziamento delle rendite (la Confederazione in fondo ha dimostrato che in caso di bisogno le risorse si possono anche trovare). Sarà poi necessario fare in modo che la discussione sull’età del pensionamento possa essere congiunta a quella sull’onere lavorativo, tenuto conto che in Svizzera vige l’orario più elevato di tutto il mondo industrializzato e sarà pure indispensabile affrontare con decisione la questione del potenziamento delle rendite AVS e del conseguente riequilibrio tra AVS e ll pilastro.
Il mondo politico dovrà quindi attivarsi maggiormente per trovare altre soluzioni per garantire, se non un miglioramento, perlomeno il mantenimento delle pensioni attuali. E questo lo dovrà fare conformemente al mandato costituzionale e nell’interesse di tutte le generazioni, soprattutto quelle che si troveranno in futuro nella fascia della terza età.
Con queste premesse invito quindi a respingere la proposta in votazione il 7 marzo concernente la riduzione dell’aliquota minima di conversione al 6,4 per cento per le nuove rendite nel 2016.

                   

Claudio Franscella
Granconsigliere e Segretario cantonale Associazione Anziani e pensionati dell’OCST



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