02.02.2010

Amnistia, sgravi fiscali e strategia politica

di Giovanni Jelmini, presidente cantonale

Secondo la Costituzione federale (art. 129 cpv. 2) e la Legge federale sull'armonizza­zione delle imposte dirette di Cantoni e dei Comuni (art. 1 cpv. 3) è competenza dei Canto­ni svizzeri stabilire le aliquote che si applicano al reddito e alla sostanza delle persone fisiche, all'utile e al capitale delle persone giuridiche.

Se­condo un recente studio commissionato dal Con­siglio di Stato al Centro di competenze tributa­rie della SUPSI, il Ticino, nell'ambito della con­correnza fiscale intercantonale risulta essere tra i Cantoni più penalizzanti per quanto concerne le aliquote applicate ai redditi e alle sostanze più elevate delle persone fisiche. Da qui la proposta della ministra delle finanze che suggerisce di mo­dificare la Legge tributaria, riducendo segnata­mente la pressione fiscale per i contribuenti più facoltosi per evitare una loro partenza verso Can­toni più allettanti dal profilo fiscale.

La propo­sta del DFE è affiancata da un'altra modifica del­la Legge tributaria, che in­troduce il principio dell'am­nistia fiscale per le imposte cantonali e comunali delle persone fisiche e giuridiche quale sorta di contro misura allo scudo fiscale, che sta pro­vocando un importante de­flusso di capitali dalle ban­che ticinesi, con tutti i pro­blemi che ne conseguono. Penso in particolare al minor gettito fiscale da parte degli istituti bancari e alla perdita di po­sti d'impiego nel settore finanziario.

Le proposte del Dipartimento delle finanze sono senz'altro interessanti. Non conosco i dettagli del progetto, ma personalmente considero positivamente il tentativo di migliorare l'attrattività fiscale del nostro Cantone, come pure le misure finalizzate a iniettare, attraverso un'amnistia fiscale, nuovi capitali nell'economia del Cantone in un mo­mento di grande difficoltà. Se tuttavia l'amnistia fiscale, intesa come misura eccezionale - l'ulti­ma amnistia generale è stata proposta 40 anni orsono - può essere compresa e accolta favore­volmente dalla maggioranza dei cittadini ticine­si, la riduzione del carico fiscale per i contribuen­ti più facoltosi ha già il destino segnato.

Il par­tito socialista ha già minacciato il referendum e non ci sono elementi tali da far credere che l'esi­to di una votazione popolare possa differire nel­le sostanza dai risultati della recente votazione sulla proposta di ridurre il carico fiscale delle persone giuridiche. Tanto più se consideriamo il momento contingente: il tasso di disoccupazio­ne aumenta, così come aumenta il numero di aziende che fanno capo al lavoro ridotto e così come aumenterà nei prossimi tempi il numero di impiegati che perderanno il posto d'impiego nel settore finanziario.

Aumentano anche i costi a carico delle economie domestiche, primi fra tutti i premi di cassa ma­lati, mentre le entrate mensili rimangono pres­soché invariate. Di fronte a questo scenario, la proposta del DFE non ha verosimilmente nessu­na possibilità di successo. A meno che la propo­sta in materia fiscale venga accompagnata da un'ulteriore serie di misure anticrisi atte a con­tenere i disagi e le difficoltà cui sono e saranno confrontati molti cittadini ticinesi.

La proposta, pur interessando un numero contenuto di con­tribuenti, è interessante anche per le finalità di promozione economica che persegue, e merita il successo che, a mio parere, non potrà avere se non sarà integrata in un più ampio pacchetto di misure politiche che tenga conto dell'attuale dif­ficile momento e dei molteplici problemi cui so­no confrontate le famiglie ticinesi.

Giovanni Jelmini, presidente cantonale




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