08.07.2010

Saggi, Pensatori e Maestri

Le proposte del partito per una vera riforma del Consiglio federale. Puntare alla "guida strategica"

 Stavo per affondare la penna nel calamaio della riforma dell'assicurazione contro la disoccupazione, su cui si voterà in settembre, poi in quello della riforma dell'assicurazione invalidità (entrambe volute per risanare il tremendo deficit), poi nei marasmi delle schedature di presunti soggetti pericolosi (malattia cronica), ma mi sono accorto che l'inchiostro nel calamaio non mi sarebbe bastato per tutto quel che ci sarebbe da dire, dovendo perdippiù scrivere anche contro le posizioni del partito, come sovente mi accade, suscitando inespressi mugugni più che manifesta disapprovazione. E allora eccoti l'occasione propizia di tornare a parlare di una cosa che da tempo mi sta a cuore e di cui ho già accennato su queste colonne: i Governanti-Maestri-Pensatori.


Proprio martedì scorso il partito nazionale ha illustrato la sua riforma del Consiglio federale, argomento di cui a scadenza quasi fissa si torna a parlare, ma che poco ascolto trova tra chi è chiamato a reggere la cosa pubblica. Anche stavolta, temo, finirà in un nulla di fatto, ma intanto le buone intenzioni emergono e sono state espresse in modo chiaro dal PPD. Una cosa è assodata, l'attuale Consiglio federale, vuoi per la sua composizione, vuoi per la congiuntura politica, vive di protagonismo individuale. Di dipartimentalismo. Non è più quel bel corpo compatto del "tutti per uno e uno per tutti". Ognuno si muove come meglio crede, prende iniziative senza quasi avvertire gli altri sei compagni di viaggio, difende il suo piccolo territorio dalle ingerenze. Quelli che fino a ieri chiamavamo "i Sette Saggi", sono rimasti soltanto sette. Hanno perso per strada un sostantivo che li rendeva unici nell'orbeterracqueo. Non vi erano e non vi sono governanti che si possono fregiare di questo titolo nobiliare: "Saggi".


Il Partito popolare deve aver capito che c'è qualcosa da rifare, ridare smalto all'esecutivo, credibilità, prestigio, unità di comportamento se non è possibile di dottrina. "Ritocchi", come li ha chiamati il capogruppo alle Camere federali, Urs Schwaller, per non spaventare nessuno. Ritocchi sostanziali a mio parere. Ritocco può definirsi la proposta di portare a due anni la durata della presidenza della Confederazione dando a questa carica qualche responsabilità in più; ritocco può dirsi anche la proposta di ridurre da sette e cinque il numero dei ministri; ritocco sarebbe anche l'aumento dei segretari di Stato, con compiti di rappresentanza nelle riunioni delle commissioni e in Parlamento. Sono sempre rimasto impressionato dalla mole di lavoro che svolgono i Sette, in particolare quando intervengono nelle commissioni per spiegare per filo e per segno i punti e le virgole di un disegno di legge. Anche alle Camere non scherzano. Pronti ad accogliere o a respingere la modifica di un termine, di un aggettivo, allorquando si discutono norme complesse dove perfino un Azzeccagarbugli avrebbe i suoi affanni. Sì, rimango sempre meravigliato della conoscenza della materia di cui fanno mostra.


Tutto questo lavoro immane deve venir messo da parte. Scaricato. Il GFoverno deve potersi occupare della "guida strategica", come ha ben detto il consigliere nazionale di Zugo, Gerhard Pfister. Basta amministrare. Ci vuole la Politica con la maiuscola. I grandi temi del Paese, con l'occhio a oggi, domani e postdomani. Lungimiranza e fantasia, oltre il debituccio, oltre gli accidenti. Le sedute governative diverrebbero così il luogo di confronto aperto e responsabile, ognuno con le sue idee e le sue visioni dell'esistenza. Con un'espressione in voga un tempo, che purtroppo oggi ha una connotazione negativa, direi che i Magnifici Sette (o cinque o nove che siano) dovrebbero occuparsi dei Massimi Sistemi, lasciando i piccoli ad altri. Saggi e Pensatori. Non sarebbe cosa malvagia, inoltre, che gli aspiranti a un tale ruolo subissero un interrogatorio pubblico, un'audizione, come si fa negli Stati Uniti per una carica importante. Oggi vengono sentiti dai gruppi parlamentari, in modo separato, ma è una formalità che lascia il tempo che trova. Dovrebbero invece, come propone il PPD, presentarsi davanti a una commissione parlamentare, in una seduta trasmessa in televisione. Noi del popolino vorremo sapere cosa pensa, vuole e dice uno che entrerà nella ristretta cerchia dei Saggi. I tempi sono molto cambiati. La trasparenza è la condizione migliore per vedere ed essere visti.


Sì, ha fatto delle proposte convincenti e audaci il partito. Altri hanno detto e diranno. Il Governo si esprimerà in autunno, al rientro dalla pausa estiva e ne riparleremo. Saggi e Pensatori (Liberi e non). Non è necessario essere anche filosofi di professione o supertecnocrati. Un po' Maestri sì. Poiché se il Maestro è bravo la bottega si riempie di discepoli.


CiscoKid

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