24.09.2009
La Svizzera italiana ha il diritto di essere rappresentata a Berna?
L'opinione del politologo Iwan Rickenbacher
Il 16 settembre 2009, il consigliere agli Stati Dick Marty - presentatosi quale candidato non ufficiale - ha raccolto 34 voti nel corso del primo turno per l'elezione del nuovo Consigliere federale. Il Canton Ticino conta in totale 10 rappresentanti in Parlamento; di conseguenza, almeno 24 deputati di altri Cantoni hanno condiviso la rivendicazione della Svizzera italiana di essere rappresentata in Consiglio Federale. Interpretando l'articolo costituzionale per cui tutte le regioni culturali e linguistiche del Paese devono essere equamente rappresentate in Governo, i 34 parlamentari hanno ritenuto che non fosse più giustificata l'assenza, ormai più che decennale, di un consigliere federale di lingua italiana.
Nella storia del nostro Paese sono 7 i consiglieri federali ticinesi: cinque eletti in sostituzione di un ministro proveniente dalla Svizzera tedesca, due di un romando. In seguito alla partenza di Flavio Cotti nel 1999, l’attuale periodo senza un ticinese in Governo è il secondo più lungo dal 1848. Potrebbe perdurare ben oltre la scadenza elettorale del 2011 quando - dopo il rinnovo del Parlamento - si decideranno il destino di Evelyne Widmer-Schlumpf e le sostituzioni dei possibili seggi divenuti vacanti. Un incremento del numero dei consiglieri federali aumenterebbe le possibilità della Svizzera italiana di essere costantemente rappresentata in seno al Consiglio Federale.
Il popolo svizzero si è già espresso in due occasioni sull’opportunità di aumentare il numero dei membri del Consiglio Federale da sette a nove. Nel 1900 i conservatori cattolici - insieme ai socialdemocratici - presentarono un'iniziativa popolare, ripresa nuovamente nel 1942 dai soli socialdemocratici. Entrambi i tentativi, che auspicavano però anche l'elezione popolare del Consiglio Federale, vennero respinti.
Numerosi esperti si sono chinati negli anni seguenti sulla tematica. Dai rapporti sono emersi sempre pareri contrastanti e ad oggi nulla è cambiato. Anche nel progetto di riorganizzazione del Governo elaborato dal Consiglio Federale, che dovrebbe giungere in Parlamento la prossima primavera, non è previsto l’aumento del numero dei ministri. Non c'è da stupirsi che il Consiglio Federale non promuova al suo interno una simile iniziativa; la situazione attuale garantisce infatti al gremio una forte esclusività. Dovesse negli anni confermarsi una necessità di rafforzamento operativo, il Governo preferirebbe certamente optare per un rafforzamento delle Segreterie di Stato. Quest'ultima opzione è tuttavia già stata respinta pochi anni or sono dal popolo.
Il più alto gremio esecutivo nazionale dovrebbe essere senza dubbio rappresentativo dell'intero Paese e delle sue diverse componenti. Dovrebbe creare unità di consensi e coesione nazionale sui diversi dossier della politica federale, tra cui, non va dimenticata, la promozione e il rispetto della pluralità linguistica. La tematica può essere estesa anche alla necessità d'integrare e fare interagire altri temi sensibili della politica federale, come per esempio la discussione tra la Svizzera urbana e quella rurale, oppure tra la Svizzera che tende ad aprirsi e quella che tende alla chiusura.
Con 7 membri in Consiglio Federale è assai difficile trovare questi equilibri. Il Paese necessita di stabilità, di un contrappeso alle molte forze centrifughe che agiscono all'interno del nostro sistema politico. Ritengo che il popolo voglia un Governo che si impegni concretamente dopo le numerose, talvolta dure, votazioni popolari affinché i vincitori non chiedano troppo e i perdenti non si rassegnino. Di queste problematiche si occupano i consigleri federali che hanno legami radicati nelle diverse regioni del Paese.
Le possibilità che il numero dei membri dell’esecutivo federale sia aumentato sono concrete. Per essere approvata la proposta necessita di un'ampia coalizione che coinvolga tutte le forze politiche, anche quelle che nel sistema odierno sono poco rappresentate. Forze minoritarie inclini a parlare di minoranze linguistiche e culturali, partecipazione delle regioni periferiche e realtà politiche nascenti in Svizzera.
Iwan Rickenbacher
politologo