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20.07.2009
Al giro di boa del primo semestre
Uno sguardo sull'evoluzione della crisi economica
Il giro di boa che coincide con la fine del primo semestre consente di gettare uno sguardo indubbiamente indicativo sull’evoluzione della crisi, il cui impatto sull’economia coincide grosso modo con questo stesso segmento temporale. La scadenza di fine semestre diventa anche una occasione favorevole per delineare ulteriori mosse volte ad attenuare le ricadute della crisi.
La preoccupazione occupazionale
La preoccupazione maggiore riguarda l’incidenza della crisi sull’occupazione. Il pedaggio più oneroso è stato finora pagato dal settore industriale. Il crollo delle ordinazioni che ha colpito buona parte dell’industria votata all’esportazione si è tradotto in perdita del posto di lavoro (disoccupazione totale) soprattutto per i collaboratori che vi operavano a carattere interinale. Per la maggior parte dei dipendenti in pianta stabile è invece confluita nel lavoro ridotto (disoccupazione parziale). Qualora - come è prevedibile - le difficoltà economiche si protraggano nel tempo, sono difficilmente evitabili effetti più ampi rispetto a quanto avvenuto finora anche su altri settori oltre a quello finanziario che ha del resto innescato la crisi odierna. È impensabile che un regresso prolungato dell’attività nell’industria non eserciti ripercussioni sui rami dell’indotto (trasporti, logistica, finanza, edilizia).
All’orizzonte si stagliano poi due ulteriori motivi di inquietudine. Nel breve termine si assisterà ad un incremento rilevante della disoccupazione giovanile. La crisi penalizza con evidenza chi è in entrata nel mercato del lavoro poiché si imbatte in imprese che si attengono ad una politica del personale difensiva. Un po’ più a lunga scadenza si intravede poi il pericolo -che va scongiurato con ogni mezzo - della metamorfosi del lavoro ridotto in licenziamenti qualora le imprese continuino a non intravedere una concreta prospettiva di ripresa.
Provvedimenti congiunturali e strutturali
È perciò indispensabile che alle minacce gravanti sull’occupazione vengano contrapposte misure di sostegno all’economia ed all’impiego. Il nostro Cantone si è opportunamente dotato di un piano di provvedimenti anticrisi, che completa quanto adottato su piano federale. Si tratta di misure congiunturali, che dovrebbero, pur con alcune debolezze di impostazione evidenziate dall’OCST, contribuire ad alleviare i contraccolpi immediati della crisi. Diversamente da quanto rispostogli dal Consiglio di Stato, rimane poi valida la sollecitazione dell’OCST stessa a completare queste misure con un piano di interventi a carattere maggiormente strutturale. Nell’immediato è pure necessario rinvigorire il sostegno e l’accompagnamento dei giovani che si affacciano sul mondo del lavoro affinché gli ostacoli che incontreranno vengano affrontati nel segno di un ulteriore rafforzamento delle loro conoscenze e competenze professionali.
Per un cambiamento di rotta
Le risposte agli effetti della crisi ed in primo luogo alle minacce occupazionali non devono nemmeno fare perdere di vista le cause profonde del sisma che ha sconvolto il sistema finanziario e che ha trascinato nel suo vortice anche l’economia reale. Occorre una netta inversione di direzione che riporti la finanza al servizio dell’economia e quest’ultima al servizio del benessere di tutta la popolazione. Urge un ricupero di fondamenti etici e sociali dell’intera attività economica. L’enciclica di Papa Benedetto XVI appena pubblicata costituisce un tempestivo e impareggiabile punto di riferimento per un effettivo cambiamento di rotta, alla cui realizzazione non possono certo mancare di contribuire le forze che si ispirano all’insegnamento sociale della Chiesa.
Meinrado Robbiani
segretario cantonale OCST
consigliere nazionale
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