28.03.2008
Costruire il futuro correggendo gli errori
di Filippo Lombardi, Consigliere agli Stati
La battaglia determinata e solidale, forte ma estremamente corretta e dignitosa di tutto il Ticino per le Officine di Bellinzona sta cominciando a portare i suoi frutti. E' troppo presto per considerare risolto il problema, ma siamo perlomeno sulla via giusta, dopo che la politica ha fatto la sua parte e imposto al Consiglio di amministrazione delle FFS di ampliare il mandato negoziale della Direzione e autorizzarla a dare perlomeno quelle garanzie minime di cui c’è assoluto bisogno dopo la grave crisi di fiducia creata da anni di gestione confusa e contraddittoria, dalle promesse di investimenti futuri legate al taglio di 70 posti dei lavoro lo scorso anno, e dalla precipitazione ostinata con cui si voleva imporre un piano di ristrutturazione che proprio non convince e presenta evidenti lacune e controindicazioni.
C’è da augurarsi che queste garanzie siano rapidamente concordate per un ragionevole periodo di tempo, anche se chiaramente non può ancora trattarsi delle conclusioni finali, che emergeranno solo al termine della prevista “Tavola rotonda”. Su questa base potrà riprendere il lavoro e iniziare appunto il lavoro di analisi più seria e dettagliata della situazione aziendale e delle misure da prendere per risanare FFS Cargo, che indubbiamente va risanata nell’interesse delle FFS nel loro insieme, con tutti i loro collaboratori, ma anche della Svizzera e di una politica di trasferimento delle merci su rotaia che deve imporsi in Europa come la soluzione più ragionevole e sostenibile non solo sul piano energetico ed ecologico,77 ma anche su quello economico. Altrimenti resterà una visione velleitaria della Svizzera, che verrà contestata a scadenze regolari dagli altri paesi, dalle loro ferrovie o dai loro trasportatori e che alla fine non riuscirà a farsi applicare.
Sono personalmente un imprenditore e non un sindacalista, ma ho condiviso questo sciopero perché senza di esso non si sarebbe certo potuto imporre questo ripensamento e si sarebbe dovuto subire una “ristrutturazione” che avrebbe portato ancora una volta più danni che benefici. Uscendo però - almeno spero - dalla fase di lotta dei lavoratori e di esemplare solidarietà ticinese, si tratta ora di entrare con le armi giuste nella nuova fase, quella della rigorosa analisi economica aziendale che mostri dove sono le perdite e dove si possono ottenere sostanziali miglioramenti senza pagare un prezzo che li superi.
Solo alla fine, semmai, rientrerà in gioco la politica, qualora si rivelasse necessario adattare alcune delle condizioni quadro nazionali in cui opera FFS Cargo, dandole migliori chances di difendersi nella dura competizione con la strada da una parte, con gli altri operatori ferroviari dall’altra. E solo quale ultimissima carta andrebbe infine giocata quella di qualche iniezione finanziaria almeno transitoria da parte della mano pubblica a favore di un’azienda che comunque a lungo termine deve riuscire a farcela con le proprie forze. Ma che avrebbe oggi diritto ad un colpo di mano proprio per compensare gli errori del passato e avviarsi, risanata, su nuovi binari.
Filippo Lombardi
consigliere agli Stati