13.03.2008

Officine FFS: libertà, pace e lavoro

La riflessione di Filippo Gianoni, Municipale di Bellinzona e Gran Consigliere

Qualcuno l’ha definita una morte annunciata. Nulla di tutto questo. Ecco, purtroppo quanto accaduto.

Poco meno di un anno fa, il 26 aprile 2007, Daniel Nordmann, allora delegato del Consiglio di amministrazione di FFS Cargo S.A., sceso in Ticino per illustrare le future decisioni societarie, sottolineava in un documento strategico, che letto a posteriori ha il sapore della beffa, la posizione strategica sull’asse nord-sud degli stabilimenti industriali di Bellinzona e la necessità di un loro completo ammodernamento attraverso investimenti, nel periodo 2006-2011, di 30 Mio di franchi in nuovi macchinari e utensili da lavoro. Sempre secondo questo documento punto focale del programma di investimento “è una nuova sala prove locomotive” e “un nuovo centro di lavorazione dei carrelli che posiziona le Officine di Bellinzona in un contesto strutturale senza pari a livello svizzero”. Quindi, per le Officine di Bellinzona, si prospettava non soltanto a  continuazione  dell’attività centenaria, ma anche un loro ulteriore sviluppo. 

Giovedì 6 marzo 2008, a dimostrazione dell’assenza totale di una strategia aziendale responsabile, FFS Cargo S.A. comunica il trasferimento della manutenzione delle locomotive e l’esternalizzazione di diverse attività fra le quali quella di lavorazione dei carrelli.

Di fronte a questo atteggiamento, assurdo e contraddittorio, aldilà delle gravissime conseguenze economiche e sociali, indigna il modo con il quale si è giunti a tanto. Perché dimenticando che il lavoro, accanto alla terra e al capitale, è il fattore che produce ricchezza, si è trattato l’operaio né più né meno come una merce. E non è tutto, perché uguale trattamento è stato riservato al Consiglio di Stato e alla città di Bellinzona, tenuti all’oscuro di tutto, quando da almeno due mesi si trattava con il settore privato. Allora dobbiamo chiederci: chi sapeva? Da quando sapeva? Perché ha taciuto?

La nostra reazione deve essere commisurata all’affronto. Quindi, sostegno allo sciopero affinché la Confederazione, proprietaria delle FFS e della FFS Cargo S.A., riprenda il controllo della situazione e faccia in modo che i costi di scelte irresponsabili non ricadano sugli operai delle Officine FFS e più in generale su tutto il cantone Ticino, al quale è già chiesto un importante sacrificio di territorio pregiato nell’ambito dei lavori di realizzazione della Nuova linea ferroviaria transalpina (NFTA).

La bellissima bandiera del 1905 del sindacato delle Officine di Bellinzona, ora custodita dalla fondazione Canevascini, raffigura la statua della libertà e reca le parole “Libertà, Pace, Lavoro”. La speranza è che il mondo politico solidale con l’attuale movimento di protesta consentano di ridare al lavoro il suo ruolo centrale in confronto a scelte dirigenziali errate.

Filippo Gianoni

deputato al Gran Consiglio e municipale di Bellinzona




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