01.02.2008
Accoglienza: rispondere al caso concreto
Luigi Pedrazzini si esprime sulla vicenda della famiglia ucraina che ha tentato, nella scorse settimane, di entrare in Svizzera attraverso i sentieri montani del Malcantone.
Continua a essere al centro dell'attenzione la vicenda della famiglia ucraina che ha tentato di entrare in Svizzera attraverso i sentieri montani del Malcantone. Forze della società civile si stanno mobilitando per indurre l'autorità cantonale a farsi promotrice di un'azione politica presso la Confederazione affinchè valuti con disponibilità una domanda d'accoglienza. Il Consiglio di Stato ha scritto alla neo Consigliera Federale Wydmer – Schlumpf per chiedere di essere coinvolto nella procedura in modo da poter presentare le sue valutazioni e rappresentare le aspettative dell’opinione pubblica cantonale.
Ancora non disponiamo di elementi sufficienti per proporre a Berna una reazione precisa. Nel corso dei prossimi giorni ne sapremo sicuramente di più. Nel frattempo è importante che alla madre e ai suoi figli siano state assicurate le prime cure.
Certo è che è stata sfiorata una tragedia che poteva assumere proporzioni enormi qualora uno o più membri di questa famiglia avesse pagato con la vita il tentativo di entrare nel nostro Paese. Si provi a immaginare quale sarebbe oggi lo scenario se un radioamatore non avesse captato l'allarme della famiglia e allertato i competenti servizi ! Ci troveremo sicuramente al centro di una bufera internazionale. Saremmo sicuramente in molti - almeno spero ! - a porci angosciose domande su un dramma che, a quel punto, non poteva più permetterci di "chiamarci fuori" perchè quella famiglia non aveva semplicemente il diritto di entrare nel nostro Paese.
Già per questa ragione io penso che sia oggi doveroso approfondire, capire e aiutare. Non ha avuto fortuna soltanto la famiglia ucraina. Fortunati siamo stati anche noi Svizzeri !
Non si tratta di rimettere in discussione, secondo me, la politica d'asilo e d'accoglienza. Penso che tutti sono d'accordo che il nostro paese non può prendersi sulle spalle il compito di accogliere tutte le famiglie disperate che bussano ai nostri confini. Sono necessarie regole e limiti. Ma questo può dispensarci dall'approfondire le situazioni come concretamente si presentano ai nostri confini ? Può evitarci il dovere non solo morale ma anche politico di capire meglio i drammi e trovare delle risposte che considerino l'immigrazione non soltanto come un fenomeno sociale ma anche come un puntuale e specifico bisogno di persone e di famiglie in grave angustia ?
Credo di no e è partendo da questa prospettiva che dobbiamo oggi valutare il caso della famiglia ucraina: non un caso generico come possono esservene purtroppo milioni nel mondo, ma un caso concreto che è entrato nella nostra realtà e che ci richiama a una risposta ben precisa, perchè a questo punto interpella fortemente anche la nostra coscienza.
Luigi Pedrazzini
Consigliere di Stato, Direttore del Dipartimento delle istituzioni