08.02.2008

Non smettiamo di sperare nei giovani

L'appello del presidente di Generazione Giovani Maurizio Agustoni

Care amiche, cari amici, è triste questo mio compito di svolgere qualche riflessione su quanto accaduto a Locarno appena una settimana fa.
Triste, perché la morte di questo giovane mi costringe - ci costringe - a confrontarci con il mistero irrisolvibile dell’esistenza e del suo senso. Non le lontane eco dei razzi che cadono sulle teste dei popoli in guerra, non la carestia e le malattie che stremano e uccidono i figli dell’Africa, non le catastrofi naturali che devastano le nazioni. No. Quelli sono drammi che non afferro, che scivolano via, il tempo di un’immagine alla televisione o di un articolo su un giornale.
Un mio coetaneo è morto, qui, sottratto al suo futuro e ai suoi cari. E allora l’enormità coinvolgente di quella tragedia mette a nudo la nostra fragilità di essere umani, il nostro cammino effimero sulle strade della vita.
L’affronto ingiusto subito da Damiano Tamagni ci sbatte in faccia che nessuna perquisizione, nessuna cautela, nessun divieto, può fermare la mano di chi sceglie di compiere il male.
Eppure, non possiamo consegnarci a questa realtà; ci siamo indignati, abbiamo pianto, abbiamo gridato la nostra rabbia, abbiamo pregato, ci siamo chiesti se il nostro cuore potrà un giorno accettare quanto successo. Mi chiedo cosa possiamo cambiare nei nostri comportamenti, nelle nostre leggi, nella nostra quotidianità, perché questi fatti cessino di accadere.
In tanti hanno già scritto a questo proposito dei concetti condivisibili: più severità, più integrazione, più prevenzione. E poi l’elemento più importante, l’educazione: nella famiglia, nella parrocchia, nella scuola e nelle associazioni. Oggi, forse più di un tempo, abbiamo bisogno di guide, di maestri, di genitori che ci aiutino a capire la differenza tra il giusto e lo sbagliato, tra il lecito e l’illecito, tra il morale e l’immorale. Tra il Bene e il Male.
L’immensa libertà di cui disponiamo, il progressivo sbriciolamento dei vincoli che ci pone la natura, l’accresciuta conoscenza sulle cose dell’universo, ci smarriscono. Osserviamo il mondo dall’alto della torre su cui ci siamo posti e ci rendiamo conto di quanto sia facile precipitare, di quanto sia inadeguata la nostra pretesa di sostituirci a Dio.
Anche da questi eventi sconvolgenti si percepisce l’urgenza di riappropriarci della nostra identità, di riconciliarci con essa. Soprattutto, non cessiamo di sperare nella gioventù, perché questa generazione è composta da ragazze e ragazzi formidabili, che hanno tanto da dare.
Al termine di queste riflessioni, il pensiero torna a Damiano Tamagni, ai suoi genitori, a sua sorella, ai suoi parenti ed amici. Di fronte al loro dolore, non posso che tacermi.

 

Maurizio Agustoni
presidente di Generazione Giovani



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