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19.01.2012
Popolo e Libertà: quanti anni ancora?
“Popolo e Libertà: quanti anni ancora?” Questa domanda schietta e provocatoria, ma molto attuale, è stata posta all’attenzione del forum di discussione organizzato dal centro culturale L’Incontro settimana scorsa a Vacallo. Moderati da Ettore Cavadini sono intervenuti, nell’ordine, Alberto Lepori, Aurelio Bernasconi, Claudio Franscella e il sottoscritto.
Il già direttore e consigliere di Stato Alberto Lepori - supportato dalle ricerche effettuate da Enrico Morresi e dalla propria personale profonda conoscenza sociopolitica del Ticino - ha ripercorso l’evoluzione della stampa, in particolare di Partito, nella seconda metà del Novecento. Un sunto riuscito che ha messo in evidenza l’evoluzione delle singole testate in rapporto all’evoluzione della società ticinese e alle decisioni strategiche e commerciali dei responsabili dell’editoria. Con il passare degli anni il mondo editoriale ticinese è stato contraddistinto da una crescente necessità di agire secondo criteri commerciali da coniugare con lungimiranza alle scelte editoriali e redazionali. In seguito il già redattore Aurelio Bernasconi si è soffermato sul periodo vissuto nella redazione dell’allora quotidiano. Eravamo a inizio anni Sessanta. Una vita molto intensa, contraddistinta da tante avventure, poche certezze finanziarie, ma ricchi dibattiti e scontri politici. Un’epoca aurea da un punto di vista giornalistico, con una struttura partitica che dietro le quinte garantiva finanziariamente per l’organo di stampa dell’allora partito conservatore. Claudio Franscella, anch’egli già direttore, ha poi illustrato i primi anni del nuovo millennio. Popolo e Libertà, divenuto nel frattempo settimanale, ha cercato di rivolgersi a nuovi lettori, confermandosi organo di stampa del Partito, capace di comunicare agli abbonati fedeli, ma anche a cerchie più vaste di cittadini ticinesi interessati alla cosa pubblica. Una linea che si è cercato di mantenere anche in questi anni e un problematica sempre attuale sulla quale sia relatori, sia il pubblico presente a Vacallo ha discusso in maniera costruttiva.
Popolo e Libertà è oggi un elemento essenziale del PPD ticinese, della sua organizzazione e della sua capacità di curare una rete privilegiata di contatti. Per questo motivo, la vita del nostro settimanale dovrà essere lunga almeno tanto quanto quella del PPD. Abbiamo una storia secolare grazie all’impegno disinteressato di centinaia di persone. Godiamo del sostegno fondamentale e costante di un buon numero di inserzionisti, ma viviamo una pericolosa evoluzione negativa del numero di abbonati.
Per il futuro del PPD ticinese, Popolo e Libertà è un tassello importante. Questo rapporto è biunivoco. Il presente e il domani vogliono essere contraddistinti dalla volontà di fare del PPD una forza che comunica con il proprio elettorato in maniera diretta, alla ricerca di approfondimento e conoscenza dei fatti. Ma occorre riuscire a proiettare Popolo e Libertà verso una cerchia più ampia di lettori. Questo organo di stampa saprà tuttavia migliorare la propria diffusione e penetrazione nella società ticinese - verso nuovi potenziali elettori e persone disinteressate alla politica - solo con il sostegno degli abbonati, degli elettori PPD ticinesi, di coloro i quali stanno leggendo queste righe. Se la base ci abbandona, non sarà possibile fare il necessario salto “quantitativo” nel futuro prossimo. Occorre quindi comprendere questa necessità reclutando a corto termine nuovi abbonati e nel contempo sviluppando un concetto chiaro di diffusione “esterna” e complementare alle iniziative di comunicazione del PPD nei nuovi media elettronici.
Marco Romano, segretario cantonale e direttore Popolo e Libertà
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