08.07.2010
Per un Consiglio federale forte
Sulle colonne de La Regione, sempre meno disponibile a presentare l’operato reale, serio e attento del nostro Partito, negli scorsi giorni è stato pubblicato un maligno commento dell’UDC in merito al dibattito in corso sulla riforma del Consiglio federale.
Questa settimana, una delegazione del Gruppo PPD alle Camere federali ha presentato alcune proposte per migliorare l’agire del Governo federale, che ultimamente ha evidenziato forti carenze di strategia ed efficacia. Le proposte del PPD - ancora tutte da discutere soprattutto al nostro interno - prevedono un rafforzamento a breve termine della Presidenza del Consiglio federale (la Presidenza di Doris Leuthard docet!), con maggiori poteri organizzativi e decisionali. A lunga scadenza si potrebbe poi valutare una riduzione a cinque del numero dei membri con l’obiettivo di migliorare l’azione strategica.
Questo passo dovrà per forza essere accompagnato da un aumento del numero di segretari di Stato, che sostituirebbero i consiglieri federali nella gestione corrente dei Dipartimenti, nelle sedute delle commissioni e in Parlamento. Con questa nuova struttura, i consiglieri federali non sarebbero più a capo dei Dipartimenti e il Consiglio federale potrebbe quindi in prima linea, e senza impegni amministrativi di gestione dipartimentale, occuparsi della guida strategica e delle decisioni di Stato. I segretari di Stato dovranno essere direttamente subordinati all'Esecutivo e democraticamente confermati dal Parlamento.
A detta dell’UDC ticinese, con il pieno e fazioso supporto del foglio radico-socialista e con il chiaro intento di discreditarci (che novità!), il PPD nazionale non terrebbe conto della proposta dei ticinesi e del PPD ticinese di portare a nove il numero di consiglieri federali. Proposta presentata - va ricordato - con l’obiettivo di avere una continua rappresentanza della Svizzera italiana nel Governo federale. La discussione sul numero di ministri non è tuttavia centrale per la risoluzione del vero “handicap” del nostro Governo. Per poter essere strategici e efficaci, i consiglieri federali devono essere sgravati degli impegni amministrativi e gestionali interni ai Dipartimenti.
Spero che gli attenti lettori abbiano compreso come le due tematiche siano tanto diverse quanto facilmente unibili da quanti vogliono screditare chi lavora e propone progetti di riforma, piuttosto che continuare a criticare, promettere e banalizzare. La risoluzione del PPD ticinese per un Consiglio federale a nove, sostenuta coralmente da tutte le forze politiche cantonali, esula dalle proposte dell’altro ieri, resta sul tavolo e sarà oggetto di discussione nell’ambito del progetto di rafforzamento del Consiglio federale che proprio il Governo presenterà in autunno.
Il PPD propone misure realizzabili per un Governo federale forte e in grado di rispondere ai propri impegni, magari con un valido ticinese al suo interno. All’UDC e a La Regione interessa mostrare nuovamente un Ticino disunito che si perde in diatribe di politichetta. Se queste sono le discussioni politiche cantonali, resteremo ancora per decenni a guardare! Ritenendo quale obiettivo prioritario la presenza costante di un ticinese nel Governo federale, bisognerà impegnarsi tutti insieme, senza sterili divisioni cantonali. Poco importa se il collegio sarà composto da sette, cinque o nove membri. E se anche il Consiglio federale dovesse in futuro essere a cinque, spero che il Ticino sappia cogliere la sfida, proponendo candidati vincenti, che possano beneficiare sia del sostegno, sia dell’autorevolezza necessari per riuscire ad essere eletti.
Marco Romano, segretario cantonale e direttore Popolo e Libertà