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25.02.2010
Gli elettori ticinesi rimangono sotto tutela
Ancora una volta una maggioranza risicata del Gran Consiglio (42 voti contro 38) ha respinto l’iniziativa parlamentare sul voto per corrispondenza generalizzato. Scopo dell’iniziativa era quello di favorire e facilitare l’esercizio del diritto di voto, che è un diritto fondamentale di ogni cittadino, il quale - a parere del nostro Gruppo e di molti giovani parlamentari - ha pure il diritto di essere messo in condizione di poter votare, senza la necessità e, talvolta, l’ostacolo di doversi recare al seggio. Del resto, già oggi, la maggior parte degli elettori ticinesi non si reca più al seggio per le votazioni preferendo esprimere la propria opinione e compilare la scheda da casa, a conferma che il voto per corrispondenza è uno strumento utilizzato e piuttosto gradito. Inoltre, si può e si deve ritenere che nel 2010 anche l’elettore del Cantone Ticino abbia ormai raggiunto la maturità, l’indipendenza e la capacità di decidere se esprimere il suo voto per posta o recandosi al seggio elettorale. Non sono dello stesso avviso sono i socialisti, i radicali e gran parte dei leghisti, che nel caso concreto hanno sostituito la “casacca” progressista con quella più conservatrice. Hanno respinto l’iniziativa, ritenendo che l’elettore ticinese per le elezioni debba ancora recarsi di persona al seggio. Il Ticino rimane quindi ancora oggi l’unico Cantone in Svizzera a non consentire il voto per corrispondenza nell’ambito delle elezioni. In tutti i Cantoni le limitazioni per l’esercizio del voto per corrispondenza sono state eliminate da tempo. In alcuni Cantoni si sta addirittura pensando di introdurre il voto elettronico o altre forme di voto che seguono i tempi e gli sviluppi della comunicazione e dell’informatica e che saranno sempre più utilizzate. Questo con buona pace dei nostalgici della penna e del calamaio e dell’introduzione artigianale della scheda nell’urna elettorale. L’iniziativa parlamentare - avversata come detto dalla solita alleanza radico-socialista, coadiuvata per l’occasione da una parte della Lega - intendeva semplicemente adattare la procedura di voto ai mutamenti sociali, alla prassi in vigore in tutti i Cantoni svizzeri e alle nuove necessità degli elettori, che non sempre hanno la possibilità o la facilità o anche più semplicemente la voglia di recarsi al seggio elettorale per esprimere il proprio voto. Il Parlamento ticinese ha perso un’altra occasione per fare un passo avanti, per togliere finalmente quella sorta di tutela nei confronti dell’elettore ticinese, che è perfettamente in grado di esprimere le proprie preferenze in modo libero, autonomo e indipendente, seguendo le proprie convinzioni e senza farsi condizionare. La proposta del voto per corrispondenza sarà comunque ripresentata e verosimilmente verrà approvata non appena il numero dei parlamentari ticinesi che guardano in avanti avrà superato il numero dei deputati che vivono del passato.
Giovani Jelmini, presidente cantonale
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