18.02.2010
Le regole del gioco ancora in discussione
In occasione della prossima domenica di votazioni, il 7 marzo, il popolo ticinese sarà nuovamente chiamato ad esprimersi su di un oggetto riguardante le regole del gioco del nostro sistema politico e istituzionale. Dopo la proposta di estensione delle legislature da 4 a 5 anni (nettamente respinta), si tratta ora di decidere se inserire nella Costituzione cantonale la facoltà di revocare il Municipio nel corso della legislatura, dopo la raccolta delle firme necessarie e il voto popolare.
Non mi soffermo in questa sede sugli argomenti di favorevoli e contrari alla creazione di questo nuovo strumento istituzionale - in parte già presentati nella cronaca a pagina 5 di questo numero di Popolo e Libertà - che troveranno spazio nelle prossime edizioni del nostro settimanale.
Il Comitato cantonale PPD - con una buona e motivata partecipazione - si è espresso lo scorso 10 febbraio (dopo un interessante dibattito tra i granconsiglieri Alex Pedrazzini e Luca Beretta Piccoli) in maniera chiara ed inequivocabile contro questa proposta. È lecito chiedersi se questa modifica risponda a una necessità importante, effettiva e sentita dalla popolazione. Ma soprattutto è necessario capire quanto tale bisogno sia condiviso e ritenuto urgente dalle centinaia di persone che con impegno e passione si dedicano alla gestione e alla crescita dei Comuni ticinesi. Personalmente ritengo che si tratti di un proposta poco condivisa. Temo che lo strumento possa creare reali difficoltà a chi si impegna per la cosa pubblica in forma volontaria e senza secondi fini, offrendo invece spazi e occasioni a chi agisce spinto da interessi personali. L’istituto della revoca dell’esecutivo - presente a livello cantonale mai utilizzato negli ultimi 120 anni - è uno strumento drastico per esprimere l’insoddisfazione della cittadinanza nei confronti del proprio esecutivo. Una misura tanto forte, quanto destabilizzante per il funzionamento dell’ente locale.
Esulando dagli argomenti specifici inerenti l’oggetto in votazione è possibile riscontrare nuovamente un dibattito sulle regole del gioco del nostro sistema politico. L’iniziativa si inserisce in un contesto di segnali preoccupanti. La disaffezione nei confronti dei Partiti, le liste civiche, la “lista delle liste civiche”, i movimenti politici “a tema”(aggregazioni, rifiuti, ecc.), il calo della partecipazione alle urne, la paralisi politica in alcuni Municipi a causa di scontri personali (vedi Bissone, Stabio, ecc.) sono sintomi di una situazione che richiede una presa di coscienza e responsabilità da parte di tutti. Cosa si cela dietro a questi fenomeni? Di certo non la volontà di chi si impegna a gestire e far crescere il nostro Paese. Piuttosto il perseguimento di altri interessi non meglio specificati, non sempre volti a risolvere i problemi.
Insicurezza, instabilità, volatilità e litigiosità, stanno pericolosamente sostituendosi a quei fondamenti e quei valori che sono stati e devono essere i principi cardine del nostro sistema politico: la responsabilità, la concordanza, la rappresentatività, il rispetto per le minoranze, la capacità di costruire e realizzare. Questa involuzione va fermata.
Riprendendo il messaggio lanciato in occasione del Comitato cantonale dal presidente Giovanni Jelmini:“ogni tanto dobbiamo anche però ricordarci della qualità di vita che offre il nostro Paese. E a chi fa finta di non accorgersene, a chi dipinge di solo nero il Ticino e la Svizzera, proponiamo volentieri un soggiorno prolungato all’estero”. Quale elemento della qualità di vita va considerato anche il funzionamento del nostro sistema democratico e politico. I problemi reali cui sono confrontati i cittadini, sono lontani e diversi dai conflitti che sorgono nei Municipi, o all’interno e tra i Partiti. Va ricordato a chi opera in politica e, a volte purtroppo, se ne dimentica.
Marco Romano
Segretario cantonale e direttore Popolo e Libertà