28.01.2010
Locarnese: la lezione del sondaggio
Un sondaggio ha un valore relativo. Meglio quindi prenderne i risultati “con le pinze” e mai ricavarne risposte definitive (non sono passati molti mesi dalla clamorosa sconfessione delle previsioni fatte dagli specialisti in merito alla votazione popolare sui minareti). In questo senso, non intendo enfatizzare il positivo riscontro del sondaggio che il mio dipartimento ha recentemente commissionato sull’atteggiamento dei locarnesi nei confronti dei progetti di aggregazione. Credo però che dai dati si possano trarre alcune indicazioni chiare.
In primo luogo appare evidente che la popolazione del Locarnese è pronta per confrontarsi sul tema. La stragrande maggioranza delle persone che hanno ritornato il questionario sa di cosa si sta parlando e ha idee sufficientemente chiare sugli obiettivi generali di un progetto di aggregazione.
Si tratta ora di mettere a disposizione della cittadinanza progetti concreti. Parlo di progetti al plurale, e non di uno soltanto, perché il sondaggio porta a escludere che in tempi brevi possa esserci consenso per la cosiddetta “grande Locarno”. Può essere invece senz’altro giocata la partita sulla sponda sinistra per un’aggregazione fra Locarno, Minusio, Muralto, Orselina, Brione, Mergoscia e Tenero, così come può essere sottoposta in votazione consultiva l’aggregazione del Circolo delle Isole.
Da un punto di vista strategico a dire la verità non è entusiasmante l’ipotesi di avere domani due città nel Locarnese. Piace però ancora meno lo statu quo, fonte di un costante deterioramento della regione, sia per ciò che concerne la gestione del territorio sia per quanto tocca lo sviluppo economico.
Un altro elemento che emerge dal sondaggio è un tendenziale scollamento fra il modo della gente di vivere la realtà locale e quello di una parte degli amministratori comunali. Credo di poter dire che molti cittadini si sentono ormai partecipi di una città che va oltre i confini del proprio Comune, e avvertono la necessità di una “governanza” locale coerente con questa realtà. Gli amministratori comunali, o almeno buona parte di loro, ragionano invece entro la dimensione più ristretta del proprio specifico Comune. È anche abbastanza normale, e di per sé non negativo, che ciò avvenga dal momento che hanno ricevuto un preciso mandato politico di carattere locale. Questa forte identificazione comunale (si potrebbe dire definire “municipale”) diventa però negativa quando l’amministratore locale si adopera per impedire che un progetto d’aggregazione si traduca in una votazione consultiva. Nel Locarnese è già successo e forse succederà ancora (e anche per questa ragione gli studi di aggregazione in corso hanno subito un certo rallentamento).
Dopo la pubblicazione dei dati dell’odierno sondaggio va però detto con chiarezza che un ostruzionismo di questo genere si configurerebbe come un comportamento poco democratico e poco attento all’istanza di cambiamento condivisa da una parte importante della popolazione.
Dal sondaggio - come detto - non esce un responso definitivo, ma sicuramente se ne deve ricavare l’invito a creare le premesse affinché la popolazione possa finalmente esprimersi!
Luigi Pedrazzini, consigliere di Stato