21.01.2010
Riversioni: è tempo di decidere!
Da oramai quasi 7 anni il Gran Consiglio è confrontato con il problema della riversione degli impianti della Calcaccia e della Morobbia.
Di cosa di tratta? Il tema è indubbiamente complesso ma tenterò di spiegare in modo semplice i termini della questione. Nel 1974 e rispettivamente nel 1967 il Consiglio di Stato aveva rinnovato ai Comuni di Airolo e di Bellinzona la concessione per lo sfruttamento delle acque tramite le centrali idroelettriche della Calcaccia e della Morobbia. Tali concessioni sono nel frattempo giunte a scadenza (per la Calcaccia nel 2003, mentre per la Morobbia ciò avverrà alla fine del 2010). Facendo uso della facoltà prevista dalla Legge cantonale sull’utilizzazione delle acque (LUA), i due Comuni interessati hanno tempestivamente inoltrato la domanda di rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque tramite le suddette centrali. Da parte sua il Consiglio di Stato, con due messaggi che risalgono al 2003, rispettivamente 2004, propone di non rinnovare le concessioni e quindi di attuare la riversione di entrambe gli impianti, che verrebbero quindi consegnati all’AET per gestirli in proprio. Il Comune di Airolo si è da subito opposto con fermezza e determinazione a questa soluzione, mentre Bellinzona, dopo aver intavolato delle trattative con Cantone e AET, ha recentemente rifiutato la proposta di accordo, confermando quindi la domanda di rinnovo della concessione.
A questo punto, non vi dovrebbero essere più ostacoli affinché la Commissione energia affronti finalmente questo delicato e spinoso tema.
A prescindere dalla questione sulla proprietà delle acque (sulla quale si esprimerà, se del caso, il Tribunale federale), la posizione al riguardo del Gruppo PPD è sempre stata chiara. Siamo favorevoli al principio della riversione al Cantone degli impianti che sfruttano le acque ticinesi, facendo tuttavia un distinguo ben preciso: se una concessione è detenuta da un Comune (come nel caso appunto della Calcaccia e della Morobbia) che la utilizza da quasi un secolo per turbinare le proprie acque, occorre procedere ad una ponderazione degli interessi pubblici in gioco, come del resto prevede la LUA. Ponderazione che nel caso concreto riveste un ruolo fondamentale e che dapprima il Governo cantonale ha maldestramente cercato di aggirare inserendo, senza alcuna base tecnica o giuridica (e quindi in modo arbitrario), la soglia dei 3 megawatt nel messaggio sulla centrale di Ponte Brolla, al quale ha fatto seguito l’iniziativa Carobbio e confirmatari che postula di fatto la riversione automatica di tutti gli impianti tramite una modifica legislativa. Orbene, sia nel caso della Calcaccia che della Morobbia, questa procedura ponderativa è stata manifestamente disattesa, dimenticando che siamo di fronte a due enti pubblici, che sfruttano in proprio e in modo razionale ed economico le acque del loro comprensiorio, coprendo per altro solo una parte del fabbisogno della popolazione ivi residente. V’è allora da chiedersi che senso abbia sottrarre a questi Comuni lo sfruttamento delle proprie acque, che rappresenta per i medesimi una imprescindibile risorsa finanziaria, per trasferirlo all’AET? A mio avviso nessuno! La politica energetica cantonale, visto che assieme gli impianti della Calcaccia e della Morobbia costituiscono ca. l’1.26% della potenza installata in Canton Ticino, non può di certo essere pregiudicata se Airolo e Bellinzona continueranno a gestire anche in futuro i loro impianti. Non da ultimo, operando quella per molti appare una forzatura, andremmo inevitabilmente incontro ad una contrapposizione fra i Comuni interessati (che non mancheranno di trovare numerosi alleati) e il Cantone, in un momento in cui i rapporti fra questi due livelli istituzionali appaiono già abbastanza tesi. Sappiamo tutti che l’obiettivo delle politica delle riversioni potrà essere realizzato solo quando (fra 30-40 anni!) giungeranno a scadenza le concessioni dei grandi impianti di proprietà delle Partnerwerke. Cosa succederà a quel momento nessuno è in grado di dirlo: troppe le incognite che gravano su questa operazione. Rinnovare le concessioni di Calcaccia e Morobbia è quindi un atto di equità, di rispetto delle realtà locali e, non da ultimo, anche di buon senso. Il Gruppo PPD si batterà fino in fondo affinché ciò avvenga.
Fabio Regazzi, granconsigliere e membro dell'ufficio presidenziale PPD Ticino