| |
19.03.2009
Crisi: impariamo dagli errori
di Maurizio Agustoni, presidente di Generazione Giovani
La crisi è dunque arrivata. Alcuni indicatori economici, in primis il tasso di disoccupazione (salito del 22,1% nell'ultimo anno), mostrano come le incrinature sistemiche dell'economia globale comincino a influenzare la nostra quotidianità. Tra le vittime della recessione rischierà di essere annoverato anche il segreto bancario svizzero, sempre più indebolito dalle magagne statunitensi dell'UBS e dagli appetiti fiscali dei nostri vicini, ora più che mai bisognosi di pescare nelle tasche dei loro cittadini. Gli Stati hanno finora reagito in modo abbastanza scomposto alla crisi: in un clima da "si salvi chi può", ognuno ha proceduto a interventi colossali, comprendenti nazionalizzazioni, concessioni di prestiti, investimenti, aiuti sociali, riduzioni fiscali. Ad una crisi globale si sono date contraddittorie risposte locali, a tutto discapito delle aree (già) svantaggiate che non possono permettersi certe operazioni. L'impressione è che non sia del tutto chiaro a quale risultato si voglia approdare: un'economia liberale puntellata dallo Stato nei momenti di crisi, o un'economia «pilotata» a prova di recessione? In Svizzera mi sembra che si voglia percorrere la prima via, come dimostrano l'incondizionato «salvataggio» di UBS e una generale riluttanza a imbrigliare troppo il mercato, per timore che capitali, manager e società fuggano chissà dove. Non so quale sia la strada più adeguata, ma temo che in assenza di un cambio di mentalità e prospettiva in ciascuno di noi, continueremo a ricadere - ciclicamente - negli stessi errori e nelle stesse spirali recessive. Un esempio: la crisi nasce da crediti concessi con eccessiva leggerezza, il che mette sul banco d'accusa le banche, ma anche chi ha fatto ricorso a prestiti e leasing per vivere al di sopra delle proprie possibilità. Eppure alcuni non trovano nulla di meglio che incitare la popolazione a consumare quanto e più di prima. Bando alle rinunce, bando al senso della misura: la nostra società vede del resto con orrore la sofferenza, la povertà, la malattia, ed in genere qualsiasi cosa che cozzi con un'immagine che si vuole a tutti i costi giovane, brillante, felice. Il ruolo dello Stato in un periodo recessivo può senz'altro comprendere di sostenere e incoraggiare il sistema produttivo e gli elementi più deboli delle comunità (prima di tutto giovani e famiglie). Non può però sfociare nell'eternare stili di vita demenziali, prima ancora che economicamente insostenibili. Anche e soprattutto nella crisi, il passo va fatto secondo la gamba.
*******
Finalmente qualcosa si è mosso sul piano di Magadino; l'auspicio è che dei diversi progetti si saprà scegliere quello che possa meglio coniugare tutela dell'ambiente ed efficienza. Mi ha un po' deluso l'atteggiamento dei Verdi, che durante la campagna precedente il voto sulla Variante 95 mi sembravano avessero riconosciuto la necessità di un collegamento autostradale tra Locarno e Bellinzona. Oggi invece due dei tre granconsiglieri ecologisti fanno parte di un gruppo in internet in cui si propone di lasciare le cose come stanno. Peccato.
|