19.02.2009

Cinque Comuni in Ticino? No, grazie!

Giovanni Jelmini Presidente cantonale PPD

La scorsa settimana il Presidente del Partito socialista Manuele Bertoli ha proposto di lanciare un’iniziativa popolare costituzionale finalizzata a ridurre i Comuni ticinesi a cinque: Mendrisio, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca.


Cinque sindaci, cinque municipi e consigli comunali, cinque piani regolatori, cinque polizie e via di seguito. A mente del presidente del PS, sarebbe una «rivoluzione che i ticinesi sono pronti ad affrontare, a differenza dei politici». La proposta di Bertoli urta i sentimenti democratici e federalisti ancora presenti, grazie al cielo, nei cittadini di questo Paese.


Secondo il Presidente socialista, i cittadini del Distretto di Mendrisio dovrebbero infatti decidere il destino dei Comuni leventinesi, mentre gli oltre 130’000 abitanti del Distretto di Lugano potrebbero addiruttura decidere il destino di tutti gli attuali Comuni ticinesi.
Se poi l’iniziativa dovesse essere respinta dalla maggioranza del popolo – come auspicable e verosimile - il cantire delle aggregazioni subirebbe inevitabilmente un rallentamento, annullando completamente le buone intenzioni degli iniziativisti che avrebbero voluto accellerare i processi aggregativi. L’idea di Bertoli non mi sembra una grande idea e non credo che i ticinesi siano pronti ad affrontare questa forzata e inutile «rivoluzione».


In una realtà come la nostra le imposizioni dall’alto non sono ben accette e non hanno solitamente un gran successo. In Ticino il Comune non è semplicemente una parte di territorio del Cantone o un’agenzia che presta qualche servizio.
Il Comune è un’entità sociale, una vera e propria istituzione politica nella quale i cittadini si riconoscono e con la quale mantengono una certa relazione, partecipando alle decisioni che li concernono.


Negli ultimi anni è in corso un progetto di riforma dei Comuni, voluto in risposta alle crescenti difficoltà manifestate da molte comunità locali nell'adempiere ai propri ruoli.
Dal 1995 sono state realizzate 21 aggregazioni e attualmente ne sono in corso altre 18. Questi processi esprimono la volontà politica di riqualificare il ruolo del Comune, di rafforzarne l'autonomia e di garantire loro anche in futuro una necessaria capacità amministrativa e progettuale. Si tratta di procedimenti che, per il loro successo, richiedono il coinvolgimento paziente delle popolazioni locali interessate. Procedimenti che non possono essere imposti, ma che devono essere costruiti dagli esecutivi e dai legislativi comunli con la partecipazione e l’aiuto del Cantone e, soprattutto, la compartecipazione dei cittadini. Questa forma di procedere è meno rapida di quella proposta da Bertoli, ma certamente più democratica e rispettosa dell’autonomia comunale, del principio del federalismo e della responsabilità dei cittadini.


Evitiamo quindi di improvvisare soluzioni lontane dalle tradizioni di un Paese nato dall’alleanza di alcune comunità decise e determinate a difendere la propria autonomia, le proprie peculiarità e le proprie sovranità.




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