22.12.2008
Happy, Merry Christmas
di mons. Pier Giacomo Grampa, vescovo di Lugano
Suona così l’augurio di “felice Natale” in inglese. Poiché contiene la parola Christ, alcuni cervelloni di Oxford, culla europea degli studi universitari, hanno proposto, con decisione della Municipalità, di abolire la parola Christmas per il suo riferimento esplicito a Cristo e di ribattezzare quel giorno come “Festività della luce invernale”. Nella nostra lingua il rischio di cambiare il nome non dovrebbe esserci, perché di per sé Natale dice solo giorno della Nascita, quindi ciascuno può continuare a pensare che si tratti della nascita del sole invitto, come era nella Roma pagana.
Si conserva una bella omelia di Papa Leone Magno che, indirizzandosi ai cristiani del suo tempo, i quali, uscendo dalle celebrazioni notturne del Natale cristiano, si volgevano ancora verso Oriente e si inchinavano al sole nascente, li riprendeva, ricordando loro che il vero Sole vittorioso non era l’astro celeste, ma il Signore nato per noi.
Dunque niente di nuovo nella sconsiderata proposta di sostituire la parola Christmas con una generica “Festività della luce invernale”. E’ solo un ritorno al paganesimo già superato dagli eventi della storia e della civiltà.
Se da noi non c’è motivo di cambiare la parola Natale, corriamo però il rischio certo di svuotarlo dei suoi contenuti veri, originali e autentici.
Oggi sono superati gli scontri frontali tra la Chiesa e le ideologie radicalmente atee e antireligiose, difese ormai da pochi incalliti nostalgici. Ma crescono le mentalità agnostiche, razionaliste e relativiste, soprattutto in tanti ambiti della cultura e della scienza, che cercano di svuotare con operazioni apparentemente indolori i contenuti essenziali dei valori cristiani.
Non ci si affida più alla violenza frontale e brutale, ma ad una incolore indifferenza che, per rispettare tutte le fedi, proibisce ad esempio che nelle scuole dell’infanzia si parli del Natale.
Con Biancaneve e i sette nani, con Cappuccetto rosso, come con la Principessa del pisello e con tutte le altre favole e finzioni si può distrarre e illudere la fantasia dei piccoli, ma non si parli del Natale. La giustificazione risiederebbe nel fatto che la scuola deve essere “neutrale”, che è una bugia, prima ancora che una sciocchezza. Una bugia perché intanto ogni scuola, se vuole educare, deve trasmettere un bagaglio preciso non solo di nozioni, ma pure di valori, ai quali ispirare le scelte di comportamento. Una sciocchezza perché pretende di cancellare in nome del “politicamente corretto” la nostra identità culturale. E’ una forma di ipocrisia istituzionale, che in nome del multiculturalismo si propone di non discriminare nessuno, finendo col discriminare molti, perché cerca di rimuovere i valori forti incarnati nella religione, esprimendo un pensiero unico, per il quale, scrive il direttore di Avvenire Dino Boffo, “la democrazia appare ispirata non più dalla ricchezza della varietà, bensì dalla asetticità della omologazione”.
Si tratta di una tolleranza negativa che apparentemente rispetta tutte le fedi, ma solo se annacquate e sbiadite. Si tratta di una superficialità che rischia di trasformarsi per l’Occidente in un suicidio, come ha più volte ammonito Papa Benedetto XVI.
Non lasciamoci ingannare da proposte che vogliono solo rimuovere i valori forti della nostra tradizione e civiltà cristiana.
Ricordiamo quanto già scriveva lo scrittore anglo americano Thomas Stearn Elliot: “Se lasciamo cadere le nostre caratteristiche cristiane, alla fine, noi non perdiamo soltanto noi stessi, perdiamo il nostro volto”.
Buon Natale.