21.08.2008

I comuni hanno detto: «così NO!»

di Matteo Baggi, vice presidente CoReTi

Co.Re.Ti e ACUTI hanno criticato decisamente il metodo e i contenuti delle proposte del Consiglio di Stato.
No al trasferimento di una quarantina di milioni a favore del cantone e no al metodo scelto per chiamare alla cassa gli enti locali.
Ma non si tratta di una chiusura totale. Se il pacchetto proposto venisse “congelato”, i comuni saranno disposti a riprendere il discorso per cercare altre soluzioni.

E’ utile ricordare che a fine 2005 avevamo già vissuto una situazione analoga. I comuni avevano allora “digerito” la sospensione del riversamento della loro quota su alcune entrate per circa 22 mio l’anno, in cambio dell’avvio del progetto “Cantone- comuni: flussi e competenze”.
Questo importante progetto si è tuttavia ben presto arenato, e questo anche per la mancanza delle risorse (alcune decine di migliaia di franchi) necessarie per approfondimenti tecnici e giuridici utili, ad esempio per verificare l’ipotesi di una migliore integrazione fra case per anziani e servizi di assistenza e cura a domicilio. Il gruppo di lavoro aveva comunque consegnato un rapporto (autunno 2006), rapporto che Co.Re.Ti e ACUTI aspettano ancora dal Consiglio di Stato.

Questo progetto aveva avuto il pregio di dimostrare che cantone e comuni non possono più considerarsi “partiti contrapposti”, ma devono sentirsi veri e propri “partner” che uniscono i loro sforzi per meglio rispondere alle attese dei cittadini. Una convinzione che è stata condivisa a più riprese a parole anche dal Consiglio di Stato. Ma nei fatti?

Il pacchetto di proposte è stato elaborato senza alcun coinvolgimento dei comuni, i quali per conoscere i dettagli delle diverse misure hanno dovuto aspettare la conferenza stampa di presentazione.
Le critiche sono altrettanto forti sui contenuti, anche se è corretto riconoscere lo sforzo di trovare una soluzione equilibrata (per i comuni non solo nuovi oneri, ma anche nuove entrate) e attenta alla diversa forza finanziaria dei comuni.
Le principali critiche mosse al pacchetto da parte di Co.Re.Ti. e ACUTI sono:
- l’approccio è stato essenzialmente contabile: il Governo vuole dai comuni 40 milioni di franchi. Il come sembra essere un aspetto secondario;
- si spostano gli oneri, ma non ci sono misure che permettano di ridurre o almeno controllare  l’evoluzione della spesa, ad esempio applicando il principio del “chi decide,  paga”.  In  nessuno  degli ambiti toccati dalle misure proposte i comuni hanno la possibilità di incidere direttamente sui costi;
- le proposte di nuove entrate non sono coerenti con la promessa di non aumentare la pressione fiscale sui cittadini e le imprese; particolarmente antipatico è il fatto che la maggior parte di questi aumenti figurerebbero sulla bolletta delle “imposte comunali” anche se il beneficiario dei maggiori incassi sarà il cantone.

Il risanamento delle finanze cantonali è certamente nell’interesse di tutti: dei cittadini ed anche dei comuni, in particolare di quelli periferici. Ma questo non basta per giustificare semplici travasi di soldi dalle tasche dei cittadini alle casse del cantone (passando da quelle dei comuni).
Bisogna invece cercare modalità per ridurre le spese senza incidere (troppo) sulla quantità e qualità dei servizi ai cittadini. Come? Ad esempio rendendo più trasparenti competenze e responsabilità e ridando vigore e contenuti all’autonomia comunale. Si devono trasferire non solo gli oneri, ma anche la possibilità di determinare direttamente la spesa.

I comuni non hanno quindi deciso di ritirarsi dal tavolo delle trattative; chiedono semplicemente il rispetto di ben determinate regole, ripetutamente accettate a parole, ma disattese nei fatti dal Consiglio di Stato.

Il Governo dovrebbe pertanto congelare il pacchetto delle misure proposte e riprendere il dialogo con i comuni allargandolo a temi più generali per rispetto a quelli fiscali come ad esempio lo sviluppo regionale e la nuova politica regionale. Il cantone (Governo e, soprattutto, amministrazione) deve dimostrare con i fatti di riconoscere nei comuni un vero partner: con responsabilità e competenze diverse, certo, ma con una pari dignità. Entrambi i livelli istituzionali perseguono in  effetti l'identico obiettivo: servire al meglio il cittadino!

Matteo Baggi
vicepresidente CoReTi




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