18.12.2009
Scudo fiscale e rapporti tra il Canton Ticino, la Regio Insubrica e la Lombardia
di Luigi Caimi
Carlo Luigi Caimi
Intervento a titolo personale (Cancelleria/DT/DFE)
Torno su un tema cui avevo accennato durante la discussione sulla Cancelleria, perché credo che i riguardi i due Dipartimenti dell’onorevole Borradori e dell’onorevole Sadis e che sia giunto il momento di comunicare qualche elemento aggiuntivo di riflessione. Si tratta dei rapporti tra il Ticino e la Regio Insubrica rispettivamente con la Lombardia e l’Italia.
Oggi si conclude il periodo concesso per il cosiddetto Scudo fiscale (vedremo se vi saranno delle proroghe). Quando se ne è parlato la prima volta nessuno pensava che avrebbe avuto l’ampiezza e il successo che sembra avere, visto che oggi per dichiarazione del ministro italiano Tremonti siamo arrivati al rientro in Italia di 110 miliardi di Euro. Bisogna, quindi, riconoscere che questo Scudo – a differenza di quelli precedenti – ha avuto un grosso successo.
Il 18 maggio di quest’anno avevo partecipato a un Convegno a Varese - al quale erano presenti i Consiglieri di Stato Borradori e Sadis, intitolato Riflessione comune sull’applicazione dei trattati bilaterali Unione Europea-Svizzera – durante il quale si erano dette alcune cose interessanti: quello che bisognava fare assieme, quelle che erano le intenzioni comuni, e altro. Cose che, nel frattempo, sono state evidentemente superate da decisioni prese altrove, ad altro livello, in parte precedenti a questa data: questo Scudo, infatti, è stato preparato con largo anticipo, molto bene dalle banche italiane (soprattutto) insieme al Governo italiano, ciò che spiega la riuscita di questa operazione. Il 2 settembre 2009 avevo scritto a Roberto Forte e all’onorevole Borradori una cosa che è fra quelle che ci tengo vengano verbalizzate da qualche parte. Coinvolto nella Regio Insubrica riguardo agli aspetti relativi alla creazione di un gruppo di lavoro “Sicurezza”, per il quale avevo dichiarato la mia disponibilità a partecipare, avevo letto quel giorno una prima dichiarazione del ministro Tremonti, che diceva: “Vi sembra normale che Lugano sia la terza piazza finanziaria della Svizzera?” e “Se vuoi contrastare i paradisi fiscali devi cercare di svuotarli”. Avevo quindi scritto sia al Segretario generale della Regio Insubrica che all’onorevole Borradori: “Caro Segretario Generale, la dignità e l’orgoglio residuo di essere ticinese e svizzero mi impongono di rinunciare a collaborare con i rappresentanti di uno Stato il cui ministro del tesoro fa le dichiarazioni poco amichevoli di cui all’allegato articolo. Ti prego cortesemente di stralciarmi dall’elenco delle persone interessate al Gruppo “Sicurezza” della Regio Insubrica.” Non è importante più di tanto che avessi scritto queste cose: il problema è che, a tutto questo, io non ho mai avuto nessuna reazione, né della Regio Insubrica né dell’onorevole Borradori. A quest’ultimo ne ho parlato ancora nel corso del mese di novembre, dicendogli che a prescindere da quello che succederà il 15 o il 31 dicembre di quest’anno o nel mese di giugno del prossimo anno questo discorso con la Regio dovrà essere comunque ripreso. Non si può semplicemente aspettare e rimanere a guardare.
So che il Consiglio di Stato ha rinviato più volte gli incontri previsti a breve con i rappresentanti italiani della Regio Insubrica; so anche che, attualmente, i rapporti non sono fra i più idilliaci. Credo però anche che, alla luce di quello che è successo, delle operazioni che abbiamo posto in essere a livello interno cantonale (la proposta di amnistia fiscale, la revisione dei nostri meccanismi di rappresentanza) e di quello che ci attendiamo a livello federale (vedremo se da Berna giungerà qualcosa di concreto), la Realpolitik esiga che da oggi in avanti si riprenda il filo del discorso interrotto. L’intervento odierno del nuovo ambasciatore svizzero a Roma, Bernardino Regazzoni – ticinese che, finalmente, potrà facilitare un po’ le cose nei rapporti con l’Italia – dà lo spunto per rilanciare questa necessità di dialogo e per chiedere qui al Consiglio di Stato cosa intende fare, nel limite di quello che si può dire oggi (visto e considerato che la task force Respini sta ancora lavorando rispettivamente che il Consiglio federale dovrà prendere le sue misure), che cosa ci si può aspettare nei rapporti transfrontalieri. Credo che Regazzoni abbia ragione quando dice che “Bisogna sfruttare tutte le possibilità, a tutti i livelli” - quindi c’è anche un discorso cantonale e con la Regione Lombardia - “per rilanciare il dialogo e superare le difficoltà bilaterali con una soluzione globale”. Ci siamo arrabbiati tutti, abbiamo espresso la nostra rabbia sul modo - soprattutto - come questo Scudo è stato posto in essere, sulle cose molto spiacevoli e poco amichevoli che sono state dette sulla Svizzera e sul Canton Ticino in particolare. Ne avevo parlato alla fine del mio intervento sulla nuova Legge sui fiduciari e non è oggi necessario ripetersi. Sono però convinto, lo ripeto, che la Realpolitik esiga che a un dato momento si guardi avanti: far politica significa guardare avanti.
Abbiamo la necessità di sapere cosa vogliamo fare come Cantone. Chiedo quindi al Consiglio di Stato di avere, nel limite del possibile, le prime indicazioni sui passi che ci aspettano prossimamente.