18.12.2009
Intervento preventivo 2010
di Ignazio Bonoli
Secondo il CdS, questo preventivo ( messaggio14 ottobre) è “il risultato di una ponderazione tra volontà di non interferire in modo prociclico nella crisi economica, adottando invece misure a sostegno della congiuntura da un lato, e quello di non aggravare … la già precaria situazione delle finanze pubbliche dall’altro”.
Un preventivo – si dice anche – in linea con i valori definiti nel primo aggiornamento delle linee direttive del piano finanziario. Tuttavia con una prima correzione importante già con il messaggio aggiuntivo del 28 ottobre, che aumenta il disavanzo corrente di nove milioni di franchi.
Poi il rapporto di maggioranza (1. dicembre) corregge nuovamente – ma in meglio – il disavanzo corrente e lo riduce a 121 milioni circa. Considerando globalmente le cifre, questo preventivo è stato definito “di transizione”. Sul momento non si è però capito di transizione verso che cosa.
Poi sono arrivate (pochi giorni fa) le prime cifre e valutazioni sul secondo aggiornamento delle LD e del PF 2008-2011. Pur mancando il tempo per una corretta valutazione della situazione, abbiamo capito che la transizione avviene verso un peggioramento della situazione, con la tendenza a un disavanzo quasi raddoppiato nel 2011 (219 milioni), un ritorno all’autofinanziamento negativo [28 milioni di tendenza e 64 considerando i nuovi compiti (in questo caso già 32 milioni nel 2010)].
Ancora una volta non riusciamo ( e i rapporti commissionali lo mettono bene in evidenza) né a praticare una politica anticiclica (ma questo lo ammettiamo da qualche tempo), né ad attuare misure di risanamento quando è necessario.
Il rapporto di maggioranza descrive la situazione economica con un pessimismo forse eccessivo. Sappiamo però che i dati più recenti sulla congiuntura in Svizzera sono nettamente migliori dei precedenti. Il BAK di Basilea – per esempio – dice che nel 2010 torneremo a un tasso di crescita dello 0,7% del PIL nazionale. Senza però un pari miglioramento dell’occupazione. Il tasso di disoccupazione resterà infatti al 5% fin nel primo trimestre del 2011.
In Ticino sapevamo che di solito l’economia rallentava meno velocemente di quella svizzera, ma migliorava anche meno rapidamente al momento della svolta congiunturale. Il fenomeno sembra in parte ripetersi, ma in buona parte subisce gli effetti della globalizzazione dei mercati e le debolezze di tipo congiunturale assumono sempre più i toni di debolezze strutturali.
Anche per la nostra piccola economia, il preventivo 2010 dovrebbe cominciare a preparare quella che oggi si definisce una “exit-strategie”, cioè misure per uscire dalla crisi. Invece non siamo ancora stati in grado di applicare le misure che avrebbero potuto attenuare gli effetti della crisi, che però – a parte la disoccupazione – non sembrano essere state molto gravi.
Il nostro Stato trascina infatti con sé pesanti palle al piede, che – obiettivamente – condizionano qualsiasi tipo di politica economica. Le cause sono tanto esterne (politica della Confederazione, per esempio, nel settore della salute, ma anche scudi fiscali italiani e via dicendo), quanto interne (per esempio la Cassa pensione dei dipendenti o il costo dell’amministrazione).
Per concludere vorrei soffermarmi brevemente su quest’ultimo punto. Da anni il governo promette di ridurre il numero dei dipendenti. Oggi leggiamo nel rapporto di maggioranza che la maggior parte dell’aumento dei dipendenti è stato approvato dal Gran Consiglio e che i dipartimenti stanno compiendo esercizi di contenimento (pag. 12 dichiarazioni del presidente Gendotti), ma nulla più.
Penso che nessuno di noi sia disposto ormai a credere che vi sarà un giorno una misura che riduca il costo del personale, almeno alla soglia data dal gettito delle imposte delle persone fisiche, stimate a preventivo a 775 milioni (meno 40 milioni rispetto al preventivo 2009). La spesa per il personale aumenta invece di 16,5 milioni (+1,8 % con rincaro a 0 %!) e sale a 915,1 milioni di franchi.
L’Irlanda – che potrebbe essere il Ticino dell’Europa – di fronte a una situazione analoga, in termini assoluti anche più drammatica (calo del PIL del 10,4% nel 2009, dell’1,7 nel 2010, ma ripresa del 3% nel 2011) – ha invece annunciato, per il 2010, per limitare all’11,7% il nuovo indebitamento e dopo aver previsto aumenti di imposte nel 2009, una riduzione di tutti gli stipendi tra il 5 e il 15%, dopo una riduzione lo scorso aprile del 7% per finanziare le pensioni. Riduce inoltre di 1 miliardo di Euro gli investimenti e in parallelo le spese dei dipartimenti.
Noi invece stiamo varando una revisione della Lord che provocherà un aumento degli stipendi e soltanto in questa sessione del Gran Consiglio voteremo una decina di milioni di spese in più. Come al solito.
Ignazio Bonoli, granconsigliere