24.10.2008

Garanzia di un credito ponte di fr. 970000 per l’apertura degli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì durante la stagione invernale 2008-2009. Messaggio no. 6129

intervento a titolo personale di Gianni Guidicelli

Credo che nessuno all’interno di questo parlamento ritenga che, nell’ambito della politica a sostegno degli impianti di risalita, si debba continuare seguendo quanto fatto nel recente passato. Il dibattito svolto nel mese di giugno ha permesso di evidenziare chiaramente errori, responsabilità e leggerezze che non dovranno più ripetersi. Il parlamento ha quindi chiesto di guardare avanti e di ridefinire un eventuale sostegno pubblico agli impianti di risalita e, indirettamente, alle regioni di montagna.

È quanto ha fatto il Consiglio di Stato, dapprima commissionando uno studio esterno, e sulla scelta del consulente sono sorte giustificate perplessità, e poi presentando tale studio, lo scorso 26 settembre, dando chiare indicazioni su come il Governo vuole operare per il futuro in questo settore.
Ho però diverse obiezioni su come ha agito il Consiglio di Stato, e di conseguenza sulle scelte fatte, che posso riassumere in due punti:

1.    modalità di informazione e coinvolgimento degli attori direttamente coinvolti (proprietari di impianti e regioni di montagna)
I rapporti della Grischconsulta con i proprietari degli impianti di risalita si sono limitati alla richiesta di tutta una serie di dati sulla gestione degli stessi.
Il rapporto del consulente è stato consegnato al Consiglio di Stato agli inizi del mese di luglio, ma non è stato reso pubblico e nemmeno è stato trasmesso ai proprietari degli impianti.
Il Consiglio di Stato ha reso pubblico il rapporto contemporaneamente alla decisione sull’indirizzo futuro verso la fine del mese scorso che, per molte stazioni, dovrebbe significare la chiusura definitiva. In ambito giuridico questo modo di agire sarebbe sanzionato non essendo stato ottemperato il diritto di essere sentiti. La cosa poi più grave è che le decisioni governative avranno delle pesanti ripercussioni sulle regioni di montagna che, a loro volta, non sono state sentite e informate. Come minimo quindi era sicuramente più corretto dare la possibilità alle parti interessate di esprimersi sullo studio della Grischconsulta e di valutare assieme gli aspetti problematici emersi e le scelte da adottare.

2.    Valutazione dell’indotto economico e sociale.
Lo studio dell’IRE del 2003 non aveva valutato l’indotto economico generato dagli impianti di risalita. È questo un elemento che il Consiglio di Stato ha sempre ritenuto di fondamentale importanza per determinare l’impatto economico dalla presenza degli impianti nelle regioni periferiche. Ci accorgiamo però che la valutazione effettuata dalla Grischconsulta si è limitata a valutare l’indotto diretto e indiretto in modo molto restrittivo Ci si è bellamente dimenticati degli indotti indiretti che sono generati nei commerci e ristoranti delle valli. Entrate che spesso sono determinanti per poter mantenere in funzione determinati servizi. L’indotto indiretto è anche generato a favore di molti artigiani che lavorano nella ristrutturazione di rustici situati nelle zone dove ci sono impianti di risalita e, per la Valle di Blenio, dai pernottamenti generati dalla Blenio Rustici durante il periodo invernale che, se venissero a mancare, per questa società spesso citata ad esempio di iniziativa modello per le regioni di montagna, potrebbe determinarne anche il fallimento. Ben diversa è stata, ad esempio, la valutazione dell’indotto generato dal Festival del film di Locarno che ha portato il parlamento a stanziare un finanziamento annuale di 2.5 milioni, che personalmente ho condiviso.

Totalmente assente è poi stata la valutazione di quello che definisco l’indotto sociale. Gli impianti di risalita permettono a molti ticinesi, principalmente giovani, di esercitare un’attività sportiva a diretto contatto con la natura e permettono inoltre a molte persone di trascorrere delle giornate, anche solo passeggiando sulla neve, per rigenerarsi da un ritmo di vita sempre più logorante. E che dire della presenza sul nostro territorio di molti sci club che costituiscono una rete di aggregazione e socializzazione per molti giovani e della presenza delle scuole di sci con maestri e monitori che si dedicano con passione all’insegnamento di questa pratica sportiva? Sono tutti questi degli elementi e dei valori importanti i cui benefici in termini finanziari non si possono quantificare, in una società sempre più individualistica, sedentaria, che ha difficoltà a comprendere il disagio giovanile e a far capire alle persone che il benessere fisico è importante. Questi elementi sono però considerati quando si tratta di decidere i finanziamenti di altre strutture sportive quali i campi da calcio, le piscine, le palestre, i centri balneari, eccetera. Sono convinto che se dovessimo far eseguire uno studio di sostenibilità economica per queste infrastrutture i risultati sarebbero probabilmente molto simili, se non peggiori, a quello per gli impianti di risalita, ma a nessuno viene però in mente di chiudere queste infrastrutture.

Vorrei ancora dire come siamo tutti orgogliosi dei successi sportivi della nostra sciatrice Lara Gut e vorremmo che fosse da esempio per i giovani; non possiamo però pretendere ciò senza avere le infrastrutture che permettano di praticare lo sci. Sarebbe possibile avere una squadra di calcio in serie A senza avere un campo da calcio, o uno solo per tutto il Ticino? No, ci vogliono i campi locali che permettano al maggior numero possibile di giovani di praticare questo sport; la stessa considerazione vale per lo sci.

Vorrei infine manifestare l’amarezza e l’indignazione per la mancata considerazione della valle di Blenio; amarezza e indignazione che si è pure ampiamente espressa con le varie prese di posizione delle autorità, società, associazioni e singoli cittadini della valle. Valle di Blenio che ha voluto per prima dare seguito con convinzione ai processi di aggregazione proprio per poter avere maggiori possibilità di autodeterminazione, maggiori risorse finanziarie e forza politica nel progettare il proprio futuro. E tra gli obiettivi fissati nei processi di aggregazione figuravano anche il mantenimento degli impianti di risalita del Nara e di Campo Blenio. L'autorità politica cantonale, compreso questo Gran Consiglio, ha avvallato questi indirizzi. E la valle si è data da fare. Il comune di Acquarossa ha ritirato gli impianti del Nara e molte persone, tramite la sottoscrizione di azioni e molto lavoro di volontariato, hanno permesso di gestire gli impianti tramite la Amici del Nara SA. Investimenti pubblici, privati, energie e molto idealismo e ora il Consiglio di Stato ci viene a dire che è tutto sbagliato, tutto da rifare, bisogna puntare su altri progetti. Non possiamo evidentemente accettare questo verdetto. Siamo ben coscienti che dobbiamo trovare altri progetti di sviluppo, e in questa direzione si sta operando, ma non potete toglierci quel poco che abbiamo e che ci permette di mantenere una debole economia che garantisce però la presenza in valle di artigiani, servizi, negozi. Non è sufficiente affermare che Campo Blenio può essere compatibile con la visione del Consiglio di Stato ma che non deve fare affidamento su finanziamenti pubblici.

Avrei ancora molto da dire ma concludo invitando questo Gran Consiglio ad accogliere il credito ponte proposto che è unicamente finalizzato a garantire il fatto che quest’inverno si possa ancora sciare in Ticino e non si precluda a nessuna regione di montagna di ridefinire il suo futuro. Questo non significa avvallare le scelte del Consiglio di Stato in questo settore che dovranno nuovamente essere discusse e concordate soprattutto con le regioni direttamente interessate che sono sicuramente disponibili a trovare soluzioni che possano essere sostenibili, tenendo soprattutto finalmente in considerazione per le osservazioni che ho esposto in questo mio intervento.


Gianni Guidicelli
 




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