24.10.2008
Garanzia di un credito ponte di 970'000 franchi per l’apertura degli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì durante la stagione invernale 2008-2009. Messaggio no. 6129
intervento di Giovanni Jelmini a nome del Gruppo Parlamentare PPD
Care colleghe,
Cari colleghi,
il gruppo popolare democratico voterà l’urgenza e – vi anticipo - voterà pure il credito ponte che consentirà l’apertura delle stazioni sciistiche di Bosco Gurin e di Carì.
Perché votiamo l’urgenza:
perché oggi è già il 21 ottobre, la stagione invernale è alle porte e fra un mese pianificheremo le nostre vacanze estive al mare,
perché ci sono tutti gli elementi utili per decidere,
perché i gruppi parlamentari hanno già preso e reso pubbliche le loro decisioni,
perché le regioni interessate non possono attendere un giorno in più e
perché non votare oggi l’urgenza significa non assumere le proprie responsabilità.
Sul credito ponte ne parleremo in seguito.
Il Gruppo popolare democratico sostiene e voterà il credito ponte proposto dal Consiglio di Stato per garantire l’apertura degli impianti di risalita di Carì e di Bosco Gurin durante la stagione invernale che è ormai alle porte.
Il Gruppo popolare democratico chiede inoltre formalmente al Consiglio di Stato di volersi occupare anche delle stazioni invernali della Valle di Blenio, che pure necessitano di un sostegno per la prossima stagione invernale e per le quali, nell’ambito dei processi aggregativi, sono stati garantiti tangibili aiuti.
Si tratta quindi di mantenere e di onorare la parola data alla Valle di Blenio e noi sappiamo che nelle Valli la “parola data” vale tanto quanto - se non di più - di una convenzione o di un contratto scritto.
Il Gruppo popolare democratico esprime scetticismo in merito alla politica del Governo in materia di aiuto allo sviluppo delle Regioni e dei Comuni di Valle.
Il Gruppo esprime scetticismo sulla strategia indicata dal CdS in materia di stazioni invernali del Canton Ticino e non condivide in particolare la concentrazione delle risorse e del sostegno alla sola stazione di Airolo.
Questa strategia – che crea un’ingiusta disparità di trattamento tra le differenti regioni - non è oggetto del presente dibattito e dovrà essere discussa nel prossimo futuro con tutte le parti interessate.
Sarà quindi opportuno concordare quanto prima un incontro con le regioni, con i Comuni, con gli enti turistici e con le associazioni interessate per tracciare un progetto strategico e possibilmente condiviso sul futuro degli impianti di risalita nel Canton Ticino.
Il Gruppo popolare democratico, per contro, condivide e sostiene il decreto legislativo, mediante il quale il CdS garantisce l’apertura degli impianti della stazione turistica di Bosco Gurin e di quella di Carì durante la stagione invernale 2008/2009.
Dalle discussioni avvenute – non solo nell’ambito della Commissione della Gestione - le ragioni di chi si oppone al credito ponte sono sostanzialmente due.
L’opposizione di chi ritiene che gli sport invernali nel Canton Ticino non hanno più alcun futuro e che quindi è giunto il momento di chiudere le stazioni invernali senza ulteriori perdite di tempo.
L’opposizione di chi pensa che il futuro delle stazioni invernali debba passare attraverso il fallimento delle attuali società di gestione al fine di ripartire su basi completamente rinnovate.
Alla prima obiezione - a chi ritiene che gli sport di neve non hanno più futuro - c’è poco da replicare. L’obiezione, che personalmente meriterebbe qualche approfondimento, è un punto di vista quanto meno difendibile.
Dovesse valere questa obiezione – quindi nessun futuro possibile per gli sport e gli svaghi invernali- ciò nondimeno chiudere di punto in bianco le stazioni sarebbe un disastro per le Valli oltre che un controsenso economico.
Non bisogna avere conoscenze specifiche di economia aziendale per capire che rottamare impianti praticamente nuovi significa una perdita secca anche per il contribuente che è stato chiamato a pagarli.
Chiudere di punto in bianco le stazioni sciistiche significa inoltre costringere i Comuni periferici e i loro cittadini a dover rinunciare a un indotto non marginale che comunque viene oggi garantito dalle attività invernali.
Un nuovo orientamento delle prestazioni invernali delle valli e un eventuale passaggio al cosiddetto mercato estivo può essere senz’altro un’ipotesi di lavoro.
Questo passaggio – o anche completamento - dovrà comunque essere approfondito e soprattutto dovrà avvenire in modo graduale, per evitare di mettere ulteriormente in difficoltà le regioni periferiche.
In questo preciso momento, il credito ponte proposto dal Governo deve pertanto essere approvato per evitare disagi che possono poi rilevarsi irrimediabili.
In merito alla seconda obiezione - a chi ritiene che l’eventuale futuro delle stazioni invernali debba passare attraverso il fallimento delle società che gestiscono attualmente gli impianti e che rende quindi inevitabile la rinuncia alla prossima stagione invernale – ecco a questa obiezione la risposta arriva dai Gruppi di sostegno nati spontaneamente nelle ultime settimane.
Significativa è la lettera aperta indirizzata al Gran Consiglio da parte del Gruppo di sostegno alla stazione turistica di Carì dal titolo: “Chi beneficerà del credito ponte per l’apertura degli impianti di risalita? Quale sarà il concetto di futura gestione degli impianti di risalita?”.
Questo Gruppo di sostegno intende organizzare una società a maggioranza pubblica che gestirà, previo accordo di tutti gli enti preposti, la stazione della media leventina.
Gli scopi dichiarati dalla futura società sono: cito
- garantire un interlocutore, a maggioranza pubblica, con lo Stato e con i relativi organi di controllo;
- raccogliere fondi che permettano l’apertura della stagione 2008/2009 con contributi di privati e pubblici;
- evitare l’inasprirsi di un dibattito ormai troppo personalizzato e il rischio di perdere un possibile vitale sostegno economico per la fase di transizione verso l’acquisizione del pacchetto di maggioranza degli impianti da parte dell’ente pubblico (comuni);
- ridurre il rischio di chiusura di fallimento non pianificato degli impianti che potrebbe portare, nella peggiore delle ipotesi, allo smantellamento degli stessi;
- esser l’ente che imposterà il rilevamento della proprietà/gestione della stazione consolidando le basi economiche che permettano di garantire la copertura dei costi a lungo termine.
Il concetto gestionale della nuova società per la stagione 2008/2009 – continuano i membri del Gruppo di sostegno – sarebbe quindi quello di far confluire su un conto, controllato da una maggioranza di rappresentanti dei comuni della media leventina e da un rappresentante del cantone, i soldi raccolti in questo breve periodo prenatalizio e l’auspicato credito ponte.
Un Gruppo analogo sta nascendo anche in Valle Maggia, mentre nella Valle di Blenio società con simili intenzioni e caratteristiche esistono già da tempo.
Si tratta ora, per utilizzare un termine molto utilizzato nelle ultime settimane, di spersonalizzare il dibattito e di capire precisamente che al centro della questione vi è l’interesse preponderante di regioni periferiche in difficoltà.
Oltre ai Gruppi di sostegno che si stanno creando spontaneamente e che hanno come obiettivo la gestione corretta e trasparente degli impianti di risalita delle loro regioni, occorre osservare come il credito ponte proposto dal Consigli di Stato venga accordato a precise condizioni a tutela del carattere pubblico dell’aiuto, che è concesso nell’ambito di un rigoroso controllo sulla gestione delle società e che è finalizzato ad evitare la chiusura degli impianti di risalita in questa stagione.
Negare il credito ponte significa rinunciare all’apertura della prossima stagione invernale e quindi all’avvio di imprevedibili contenziosi giuridici e finanziari con il rischio di non riaprire più i battenti, neppure per le prossime stagioni.
In più verrà persa la clientela, spingendola verso altre stazioni invernali, segnatamente del vicino Canton Grigioni.
E qui nessun riferimento al collega Nicola Brivio, le cui giustificazioni sono chiare a la cui buona fede in merito alle stazioni invernali del S. Bernardino non è messa da noi in discussione.
Anche nel recente passato questo parlamento ha discusso e approvato crediti a beneficio di progetti e realtà importanti per lo sviluppo del nostro Cantone.
Decisioni di carattere politico dettate non solo e non esclusivamente da fattori economici e con importanti implicazioni di politica regionale, turistica, culturale e sociale.
Pensiamo alle recenti decisioni di sostenere il parco acquatico nel Locarnese (oltre 3 mio.), pensiamo all’importante sostegno al festival del film di Locarno (2.5 mio.), all’acquisto del Palabasket a Bellinzona (1 mio. e 650 mila CHF.) o alla prossima ristrutturazione del centro gioventù e sport (oltre 10 mio.).
Pensiamo anche ai sostegni pubblici che arrivano dai Comuni a copertura delle spese correnti delle loro strutture sportive (campi di calcio, lidi, piscine, piste di Hochey, e via di seguito).
Colleghe e colleghi, siamo chiamati a concedere un sostegno - proporzionato e contenuto - per garantire alle famiglie ticinesi, agli istituti scolastici e agli sci club presenti nel Cantone la possibilità di disporre delle stazioni invernali locali, senza necessità di andare fuori dal Cantone.
Siamo chiamati a dare un sostegno alle nostre regioni periferiche per evitare la chiusura di un’attività che negli ultimi anni ha garantito la sopravvivenza delle loro economie locali; un sostegno alle nostre valli già duramente toccate dalla crescente urbanizzazione del nostro territorio.
La Val Maggia, la Leventina e la Valle di Blenio meritano in questo momento un sostegno e un segnale forte che risponda alle voci e alle aspettative evidenziate nelle ultime settimane.
La problematica è di rilevanza cantonale ed esula dal mero sostegno finanziario da parte dello Stato agli impianti di risalita: si tratta di comprendere su quali equilibri e su quali meccanismi il nostro Cantone vuole costruire il rapporto centro-periferie.
Il Gruppo popolare democratico sosterrà quindi il credito ponte, chiede un sostegno anche alla Valle di Blenio e invita questo parlamento a fare la stessa cosa.