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03.03.2010
Preservativi ai 12enni
Non è ora di cambiare strategia nell’ambito della prevenzione contro l’Aids?
Preservativi ai 12enni - Non è ora di cambiare strategia nell’ambito della prevenzione contro l’Aids? Basta spendere i soldi del contribuente in campagne squalificanti e degradanti.
Aiuto AIDS Svizzero, che per giustificare la sua esistenza propone annualmente alla popolazione campagne becere e volgari, ha tolto dal suo cilindro una nuova proposta di cosiddetta “lotta” all’AIDS.
Aiuto AIDS Svizzero, con la collaborazione di alcune aziende attive nel settore, ha lanciato un preservativo per giovanissimi (12-14 anni) dall’evocativo nome “hotshot” (sparo caldo) nell’ambito della sua campagna “Piacere su misura”, che fa riferimento alle ridotte dimensioni
del nuovo preservativo. Nelle intenzioni di Aiuto AIDS Svizzero “hotshot” dovrebbe essere distribuito nelle scuole assieme ad un sacchetto di lubrificante e sarebbe un utile spunto per affrontare con i giovanissimi il tema dell’educazione sessuale
Aiuto AIDS Svizzero, i cui messaggi sono “una sveltina veloce?”, “a casa o subito?”, “venni, vidi e venni” è probabilmente l’istituzione meno indicata per affrontare qualsivoglia tema di carattere educativo.
È perlomeno preoccupante che i responsabili di questi messaggi, al limite della depravazione, abbiano la possibilità di entrare nelle scuole medie e pubblicizzare i propri prodotti, su cui peraltro lucrano delle società private, senza la benché minima mediazione.
I genitori devono quantomeno essere avvisati di queste “visite” e, se lo ritengono opportuno, devono avere la possibilità di chiedere che i figli vengano dispensati dalla frequentazione. L’educazione sessuale è un tema che riguarda le sfera più intima della personalità e deve pertanto essere lasciato nella piena disponibilità dei genitori. La maggior parte di essi, ma pure dei giovanissimi, ritiene peraltro che un’attività sessuale nella pre-adolescenza sia ampiamente prematura e dannosa per l’armonioso sviluppo della personalità: Del resto, da uno studio commissionato nel 2008 dalla Commissione federale per l’infanzia e la gioventù all’Università di Basilea è emerso che solo il 6% di giovanissimi – scelti tra un campione molto sensibile al tema – ha un’attività sessuale tra i 12-14 anni. Chiediamo pertanto che i dipartimenti responsabili, in particolare il DECS e il DSS, prendano adeguate misure affinché gli eventuali momenti di incontro con i rappresentanti di Aiuto AIDS svizzero o organizzazioni analoghe avvengano nel pieno rispetto delle convenzioni e scelte educative dei genitori e dei figli.
Più in generale non deve sfuggire un fatto: le campagne di Aiuto AIDS Svizzero, oltre che di pessimo gusto, sono inutili o controproducenti: negli ultimi anni la quota di contagi è aumentata, in controtendenza con gli altri Paesi europei; i gruppi interessati dall’AIDS sono
soprattutto gli omosessuali di sesso maschile. Forse anche Aiuto AIDS Svizzero dovrebbe rivalutare il proprio approccio aggressivo e deresponsabilizzante e calibrare i propri messaggi su una vero messaggio educativo che metta al centro la persona e una vita affettiva consapevole e rispettosa del proprio partner.
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