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11.01.2010
Telecamere alle frontiere
Atteggiamento da denunciare che sfavorisce il Ticino e che incrina le relazioni tra gli Stati
Lodevole Consiglio di Stato,
alle frontiere ticinesi con l’Italia prosegue lo stazionamento di veicoli della Guardia italiana di finanza, sui quali è istallata una telecamera puntata su tutti coloro che passano la frontiera. Se è da un lato legittima e insindacabile la volontà del governo italiano di combattere l’evasione fiscale, i mezzi utilizzati vanno comunque sottoposti a criteri di proporzionalità e di adeguatezza. Questa condizione è visibilmente infranta dall’impiego indiscriminato e a carattere essenzialmente intimidatorio delle telecamere.
Questa modalità lede innanzitutto il rispetto della sfera privata, alla quale ha diritto qualsiasi individuo che non sia oggetto di motivata investigazione.
È inammissibile che tutte le persone, che oltrepassano la frontiera, debbano essere rilevate da una telecamera come fossero potenziali delinquenti o criminali
Per il Ticino l’effetto può essere particolarmente sfavorevole sia dal profilo politico, sia da quello economico. Il nostro Cantone necessita di rapporti di dialogo e di cooperazione con le zone limitrofe. Simili misure - alle quali possono essere aggiunte le note dichiarazioni sui ticinesi di un autorevole membro del governo italiano – intaccano inevitabilmente la qualità dei rapporti tra i due versanti della frontiera.
La presenza sistematica e plateale di telecamere tende anche a disincentivare le entrate di cittadini italiani, che sono sospinti loro malgrado nella posizione di cittadini sospetti e come tali sottoponibili a controlli e verifiche amministrative da parte della finanza italiana. A soffrirne, al di là del settore bancario e finanziario al quale mira più direttamente lo scudo fiscale, sarebbero certamente il turismo e il settore del commercio. In un periodo già segnato dalla crisi, le potenziali ricadute sono tanto più sfavorevoli.
La presenza di telecamere alla frontiera investe anche le relazioni tra i due Stati. Pur rientrando nella sfera di competenza dell’uno, esercita un effetto anche sull’altro. Un contesto di relazioni bilaterali amichevoli e di rispetto esigerebbe perciò che si consideri l’impatto dei provvedimenti sull’altro Stato, commisurandoli in misura più responsabile e adeguata.
È perciò un atto che la Svizzera è chiamata a valutare attentamente e senza cedimenti sia dal profilo delle relazioni bilaterali, sia dal profilo della coerenza con gli accordi Schengen.
Ciò premesso, seriamente preoccupato per la situazione, richiamato l’art. 140 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, il Gruppo PPD chiede:
• Non ritiene il Consiglio di Stato di dover intervenire con urgenza presso l’Autorità federale per chiedere sostegno e difesa?
• Non reputa il Consiglio di Stato di dover attivarsi direttamente nei confronti delle Autorità regionali italiane confinanti?
• Qual è la posizione delle Autorità transfrontaliere in merito ai mezzi in questione utilizzati?
• Sono possibili e immaginabili misure a tutela della sfera privata dei cittadini che varcano la frontiera?
Gianni Guidicelli, deputato PPD in Gran Consiglio
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