30.11.2009

Agevolare il lavoro ridotto anche nell’edilizia e nell’artigianato

Inoltrata un'interpellanza da Gianni Guidicelli

Da una verifica effettuata presso la cassa disoccupazione dell’OCST, risulta che negli ultimi mesi l’Ufficio cantonale del lavoro ha negato l’accesso al lavoro ridotto ad alcune ditte dell’edilizia e dell’artigianato dell’edilizia (posa pavimenti, impianti sanitari, impianti elettrici, studi d’architettura, ecc.).
Il rifiuto del lavoro ridotto viene motivato con la constatazione che il settore non è per il momento toccato dalla recessione. A suffragare questa argomentazione sono invocate le dichiarazioni della Società degli impresari costruttori, che si è ripetutamente dichiarata soddisfatta dell’andamento generale del settore.
Che l’edilizia sia stata finora risparmiata dalla crisi è un dato di fatto che peraltro rallegra. Che l’autorità competente ne deduca un prevalente rifiuto di accedere al lavoro ridotto è tuttavia una forzatura. Non si può infatti dedurre dalla situazione complessivamente favorevole dell’edilizia l’impossibilità, per singole imprese o settori legati all’edilizia stessa, di trovarsi in difficoltà. Né si può ricondurre ogni situazione di difficoltà ad un normale rischio aziendale (condizione che non dà diritto all’intervento dell’assicurazione disoccupazione).
Una chiusura eccessiva risulterebbe pure incongruente. È infatti tangibile il pericolo che le imprese, non potendo utilizzare il lavoro ridotto, procedano a licenziamenti con un impatto umano e sociale particolarmente acuto e con una ricaduta certamente maggiore per le casse dell’assicurazione disoccupazione.
Questa problematica è stata segnalata anche a livello nazionale e ha portato il Segretariato di stato all'economia (SECO) a trasmettere alle autorità cantonali e alle casse di disoccupazione una comunicazione nella quale sono riassunti i principi giuridici inerenti il diritto alle indennità di disoccupazione, evidenziando in particolare come questi siano validi anche per il settore terziario, per l’edilizia e l’artigianato dell’edilizia.

Alla luce di quanto indicato chiedo pertanto al Consiglio di Stato:
• Quante sono le domande di lavoro ridotto inoltrate da ditte dell’edilizia e dell'artigianato dell’edilizia (compresi studi d’ingegneria e di architettura) dall’inizio di quest’anno?
• Di queste quante sono state accolte e quante respinte?
• Quali sono i principali motivi alla base della mancata concessione del diritto all’orario ridotto?
• Come intende l’Ufficio cantonale del lavoro tenere in considerazione le citate indicazioni del SECO per superare la linea un po’ troppo rigida finora seguita?


Gianni Guidicelli
e cof.

 




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