29.09.2009

Piano direttore, un self service per lobbisti influenti?

Interrogazione presentata da Fiorenzo Dadò

Con decisione del maggio scorso il Consiglio di Stato ha adottato 29 schede del nuovo Piano direttore cantonale tra cui anche la scheda V3 sull’energia. Nel capitolo 3.1 di detta scheda, il Consiglio di Stato ha inserito la seguente misura (lettera d) con statuto pianificatorio di dato acquisito:
“realizzare il potenziamento degli impianti idroelettrici AET della Val d’Ambra mediante l’allestimento e l’adozione di un Piano d’utilizzazione cantonale”
Questa decisione solleva numerosi interrogativi di ordine istituzionale come pure di adeguatezza. Anzitutto va rilevato che nella consultazione anteposta all’adozione della scheda non vi fu alcun riferimento a tale misura, che peraltro non ha nemmeno attraversato le fasi pianificatorie di informazione preliminare o di risultato  intermedio previste dall’Ordinanza federale sulla pianificazione del territorio (art. 5 OPT).  Essa è semplicemente stata catapultata dal nulla a dato acquisito, in barba a tutti  i principi della pianificazione e della ponderazione degli interessi divergenti che ne stanno alla base. Perfino i principi di informazione e partecipazione, sanciti, oltre che dal diritto federale, anche dalla Legge di applicazione della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LALPT, art. 5), sono stati messi in disparte. La scheda inoltre, nella misura in cui non vi siano ricorsi di comuni o enti pubblici (lo si saprà dopo la scadenza del 21 ottobre), è perfino sottratta alla decisione del Gran Consiglio che su di essa è chiamato a pronunciarsi, appunto, solo su ricorso (art. 18 LALPT).


Ci si trova così di fronte ad una decisione di dato acquisito (!), vincolante per tutte le autorità,  senza che vi sia stata la benché minima coordinazione, che il diritto federale invece presuppone sia già conclusa per tale tipo di dati (art. 5 OPT). Ma peggio. Non c’è stato nemmeno un dibattito pubblico e pertanto la possibilità di dar voce agli interessi contrari al progetto. La scelta appare quindi lesiva dei principali fondamenti formali della pianificazione, ossia della partecipazione democratica e della ponderazione degli interessi. Una palese mancanza e un modo di agire che alla lunga non può che rendere ingovernabile il Paese e scoraggiare, per non dire altro, i cittadini!


Detta carenza è aggravata ulteriormente, da un punto di vista istituzionale, dal fatto che ancor prima che al Consiglio di Stato spetta al Gran Consiglio pronunciarsi politicamente sul contestato progetto, in quanto esso presuppone l’adozione di un Piano di utilizzazione cantonale - PUC (come la scheda V3 ha pur sempre opportunamente menzionato) e l’evasione della petizione di 5000 cittadini che chiedono la protezione della Val d’Ambra.
Che la Valle abbia un valore naturalistico (anche se il Consiglio di Stato reputa oggi secondario, rispettivamente sacrificabile a fronte del progetto dell’AET) fu appurato dal Piano direttore precedente, che l’aveva inserita in una vasta zona protetta con lo statuto pianificatorio di informazione preliminare. Il processo di ponderazione degli interessi, ossia di consolidamento di quello statuto provvisorio di protezione (o, se del caso, di rigetto giustificato), non è stato tuttavia portato a termine. Bruscamente interrotto, si è invece rivelato una farsa.


Se ogni qualvolta dovesse spuntare un progetto (per giunta devastante per il paesaggio, come lo è quello in Val d’Ambra) basterebbe cavalcare, attraverso chissà quali relazioni politiche, l’adozione di una scheda di piano direttore di dato acquisito per aggirare ogni pubblico dibattito, la pianificazione si degraderebbe ad una pura farsa. Così facendo, oltre non ossequiare i minimi criteri vigenti in una democrazia, ci si preclude ogni possibilità di operare scelte migliori come lo sarebbe, stando alle conoscenze attuali, il pompaggio alla Verzasca. Esso non sommergerebbe difatti un solo metro quadrato in più di territorio, anzi (come del resto già rilevato dal collega Badasci in una recente mozione) potrebbe addirittura migliorare la situazione paesaggistica attuale, permettendo di mantenere l’invaso ad una quota più elevata.


Una tale ipotesi di progetto fu vagliata dalla Confederazione già all’inizio degli anni Settanta, rivelandosi, da un punto di vista economico, come una delle più promettenti a livello federale. Vi sono già piani e valutazioni tecniche, oggi più attuali che mai, visto che la concorrenza tra i vari  progetti di pompaggio è divenuta estremamente serrata. Recentemente ad esempio (18 settembre), il Consiglio di amministrazione dell’AXPO ha deciso di investire 2,1 miliardi in un nuovo grande impianto di pompaggio nel Canton Glarona. Altri  grandi progetti sono alle porte, ad esempio per conto della Rätia Energie nell’Alta Val Poschiavo.


Nel settore del pompaggio quindi l’enorme concorrenza gonfia a dismisura ogni rischio legato a investimenti economicamente non ottimali, come tendenzialmente lo sono tutti quelli che presuppongono la costruzione di nuovi onerosi impianti (dighe, gallerie ecc) rispetto a quelli che possono invece innestarsi su opere esistenti (attuali bacini, laghi, condotte ecc).


Oltre alle conseguenze economiche di un investimento rischioso (che finirebbe per ricadere sulla collettività visto che lo sopporta l’AET) la sommersione di una valle intatta come la Val d’Ambra, senza dapprima aver esaminato alternative meno incisive, configura anche una chiara violazione del principio materiale fondamentale della pianificazione: l’uso parsimonioso del suolo (Costituzione federale, art. 75; LPT, art. 1).


In base a quanto riferito chiedo pertanto al lodevole Consiglio di Stato:


1.    Perché non ha voluto aspettare il dibattito pubblico sul PUC e sulla petizione per la salvaguardia della Val d’Ambra prima di pronunciarsi su un oggetto così controverso che peraltro compete palesemente al Gran Consiglio?
2.    Cosa ha indotto il Consiglio di Stato a iscrivere a PD un progetto che risponde a un interesse (peraltro discutibile) di parte invece di statuire i principi della pianificazione, ossia i criteri di  scelta relativi a  eventuali impianti di pompaggio in Ticino?
3.    Cosa mai ha indotto il Consiglio di Stato a privilegiare il progetto in Val d’Ambra rispetto ad altri (alcuni clamorosamente accantonati), come ad esempio quello della Verzasca reputato in base al citato studio della Confederazione come uno tra i  più economici ed  eco- compatibili  di tutta la Svizzera?
4.    Chiedo infine che il Consiglio di Stato pubblichi il rapporto di consultazione sul PD, e dica  esplicitamente al Paese e al Gran Consiglio (almeno attraverso la risposta alla presente interrogazione)  chi e con quale legittimazione, ha chiesto, in consultazione, che l’impianto in Val d’Ambra venisse elevato a dato acquisito nel PD.




Fiorenzo Dadò

deputato in Gran Consiglio




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