24.01.2008
Protezione dell’infanzia e disagio giovanile: a quando misure adeguate?
Presentata dal deputato Carlo Luigi Caimi a nome del Gruppo PPD in Gran Consiglio una mozione sulla tematica della protezione dell'infanzia
Non esiste un monitoraggio sistematico del disagio giovanile (termine spesso abusato, ma che tra gli addetti ai lavori e la popolazione è ormai diventato d’uso corrente). Ma se la violenza perpetrata da e su giovani costituisce un indicatore, possiamo desumere un aumento – negli ultimi anni – di forme di disagio e dunque della propensione alla violenza tra i giovani.
Gli esperti sul campo sono unanimi nel ritenere che il problema non deve essere minimizzato: il disagio giovanile ha raggiunto un livello che preoccupa gran parte della popolazione. La preoccupazione, se ci si riferisce alle statistiche, non è tanto legata al dilagare di reati gravi, quanto piuttosto all’aumento della microcriminalità giovanile e al numero di giovani totalmente in rotta con la famiglia e la società. Un mancato intervento oggi su questi giovani porterà ad ulteriori problemi, umani e sociali, per gli adulti disadattati che ritroveremo domani, costantemente a carico degli aiuti sociali o alle prese con la giustizia.
Le cause del disagio sono molteplici; numerosi fattori ne aumentano il rischio: una carente – o inesistente - presenza da parte dei genitori, uno stile educativo incoerente, difficoltà scolastiche, l’appartenenza a un gruppo di giovani propenso alla violenza, una situazione sociale svantaggiata, l’estrazione culturale o la carente integrazione di giovani svizzeri e stranieri.
Il disagio giovanile può essere affrontato in maniera efficace ed efficiente soltanto se le autorità competenti e le strutture educative presenti sul territorio adottano assieme misure appropriate. Inoltre è necessaria una combinazione tra misure preventive, di presa a carico, cura e – quando necessario - anche di repressione. Alcuni segnali concreti di “messa in rete” si sono visti con la creazione di procedure di intervento per i casi difficili a scuola, o grazie alla fattiva collaborazione tra molte Direzioni di Scuole Medie e la Polizia cantonale, la quale ha appositamente creato il nucleo “Visione giovani”.
Al di là della messa in rete – che andrebbe ulteriormente intensificata – molti operatori del settore da anni mettono in luce la strutturale e preoccupante carenza di strutture d’accoglienza per i minori: sia per minori problematici che per i minori vittime di situazioni di violenza. Per i casi di giovani problematici con comportamento a rischio di violenza manca una struttura in grado di “contenere” il potenziale pericolo; ne deriva una psichiatrizzazione del problema e spesso un ricovero – frequentemente coatto - di questi giovani presso la Clinica psichiatrica cantonale (CPC) di Mendrisio, perlopiù inadatta ad affrontare questi casi.
Nonostante la gravità del tema del disagio giovanile e gli annosi segnali di carenza di strutture d’accoglienza, spiace constatare che in Ticino si fa troppo poco per affrontare il problema, sia per quanto riguarda la rete di assistenza sia per quanto riguarda la creazione delle necessarie strutture d’accoglienza.
Si constata l’assenza di leadership del Dipartimento sanità e socialità riguardo al tema: il timone sembra essere più volentieri lasciato nelle mani della Scuola o della Polizia, evidentemente spesso prive di competenze o di mezzi adeguati per intervenire.
Per quanto riguarda le strutture d’urgenza, l’unica offerta esistente nel Cantone sembra essere il Centro pronta accoglienza e osservazione (PAO) (Istituto per minorenni P. Torriani di Mendrisio). Questa meritevole struttura – che al massimo per 3 mesi ospita oggi 8 minorenni tra i 4 e i 15 anni e potrà ospitare in futuro, nonostante l’approvazione unanime (73 voti a favore su 73 votanti) da parte del Gran Consiglio il 22 gennaio 2008 del Messaggio governativo n. 5992 del 13 novembre 2007 riguardante la “Concessione alla Fondazione Paolo Torriani per minorenni, Mendrisio, di un sussidio per la costruzione di un centro educativo di pronta accoglienza e osservazione (PAO)”, solo 9 minorenni (uno soltanto in più rispetto alla situazione attuale) ma con una estensione dell’età da 4 a 18 anni! - fa però convivere in modo estremamente problematico (per non dire altro) minori portatori di un’evidente diversità di stato e condizione, bisognosi d’interventi educativi e sociali profondamente differenziati: vittime e autori di reati, traumatizzati e disagiati psichici, asilanti e bambini vittime di abusi sessuali, con un’età che va dai 4 ai 15 anni (in futuro: fino ai 18 anni), vengono presi a carico nello stesso centro e obbligati a convivere sotto lo stesso tetto.
Non può convincere quanto indicato dalla Consigliera di Stato Pesenti durante il dibattito parlamentare, e cioè che la nuova struttura non ospiterà giovani autori di reati, anche violenti, ma soltanto vittime, bisognose di ascolto, aiuto e affetto. Non si vedrebbe perché allora il messaggio governativo sottolinea che “Il mandato svolto dall’ Istituto Torriani è infatti conforme a quanto previsto dalla Legge federale sulle prestazioni della Confederazione nel campo dell’esecuzione delle pene e delle misure, del 5 ottobre 1984”, che l’istanza riguardante il progetto è stata sottoposta “all’Ufficio federale di giustizia e polizia, Sezione per l’esecuzione delle pene e delle misure, corredata da un circostanziato rapporto e dal preavviso Cantonale favorevole” e che dopo un incontro a Berna con i funzionari federali responsabili e la procedura di audizione delle parti coinvolte, lo stesso Ufficio federale ha deciso l’assegnazione di un sussidio di costruzione provvisorio.
La problematicità di questa convivenza forzata di bambini, ragazzi e giovani alla soglia della maggiore età si è in passato manifestata drammaticamente in più occasioni: si deve ricordare che adolescenti violenti ospitati nel centro PAO avevano nel gennaio 2006 pesantemente minacciato gli educatori, danneggiato le infrastrutture e terrorizzato gli ospiti più piccoli e indifesi. Dopo l’intervento della Polizia e l’arresto di un ragazzo si era addirittura resa necessaria la chiusura temporanea della struttura. “Il centro PAO è concepito per la diagnosi su un arco di tempo limitato, ma per la completa assenza di strutture d’appoggio adeguate per il successivo collocamento dei ragazzi, in mancanza di alternative valide per dare un seguito propositivo agli interventi degli educatori di Mendrisio, è costretto a subire le costanti pressioni da parte delle autorità e delle famiglie”, dichiarava il 5 gennaio 2006 al Giornale del Popolo il direttore della struttura, Forni. Non risulta, né alla luce del messaggio governativo n. 5992 né altrimenti, che si siano nel frattempo tratte a livello dipartimentale le debite conseguenze da quanto chiaro agli addetti ai lavori già nel 2006.
La costruzione del nuovo centro PAO – auspicata e votata sia dal mozionante che dal Gruppo PPD in Gran Consiglio – non potrà rappresentare la sola soluzione ai differenziati aspetti del disagio giovanile che richiederanno sempre più interventi d’urgenza su tutto il territorio cantonale, con la necessità di garantire pronta accoglienza, adeguata osservazione e elaborazione degli opportuni interventi di medio e lungo periodo.
Facendo uso delle facoltà previste dall'art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato si chiede di:
1. fornire i dati sul numero di giovani accolti negli ultimi 10 anni presso il centro PAO, distinguendoli per fasce di età, casistica (ingestibilità educativa, maltrattamento, abusi o sospetti di abusi sessuali, misure di carattere penale, ecc.) e durata del soggiorno ;
2. allestire un bilancio critico delle attività dell’attuale centro PAO;
3. approntare al più presto soluzioni di carattere logistico opportunamente distribuite sul territorio cantonale che garantiscano una netta separazione tra i bambini e i ragazzi di età compresa tra i 4 e i 15 anni e i giovani di età compresa tra i 15 e i 18 anni;
4. approntare – al di là di quanto già realizzato - una politica globale di prevenzione e d’intervento per il disagio giovanile;
5. indicare e motivare le necessità future in termini di posti di accoglienza e di tipo di presa a carico specializzata, soprattutto tenendo conto dell’aumento prevedibile del numero di casi che richiederanno pronta accoglienza e osservazione;
6. formulare urgentemente delle proposte concrete volte a:
a. rispondere a breve all’annosa carenza di strutture d’accoglienza per bambini e giovani (soprattutto per i casi d’urgenza), anche di tipo contenitivo, al di là di quanto potrà offrire il nuovo centro PAO, separando nettamente bambini e ragazzi di età compresa tra i 4 e i 15 anni e giovani di età superiore;
b. migliorare la rete di segnalazione, di collaborazione d’intervento e di presa a carico dei minori in difficoltà;
c. integrare pediatri, insegnanti e specialisti dei vari settori nella strategia di protezione dei minore, affrontando in modo pragmatico gli eventuali problemi legati al segreto professionale.
Bellinzona, 24 gennaio 2008
Carlo Luigi Caimi
a nome del Gruppo PPD in Gran Consiglio