09.09.2010
Un Consiglio federale tra “globale” e “locale
Il Ticino situato in una posizione di “periferia glocal”
Il 22 settembre il Consiglio federale avrà due nuovi membri. Ho grande simpatia per lo slancio di Ignazio Cassis che cerca di occupare tutto lo spazio che può in un contesto in cui a una candidatura della terza svizzera non sembrano date molte probabilità. Questa volta almeno, trova il Ticino e la Svizzera italiana uniti (non capitava più dai tempi di Giuseppe Motta). Chissà?
Intanto, per Pegaso, l’evento ci invita a riflessioni di fondo e, in parte, ci riconduce al tema “Come può il Ticino contare di più a Berna?” (v. a lato gli atti del convegno del mese di gennaio).
Come messo in luce da più parti le nostre difficoltà sono, certamente, legate a tutta una serie di manchevolezze nostre e di egocentrismi degli altri, nonché ad alchimie partitiche e delle attuali regole del gioco elettorale; tuttavia, a nostro parere, esse sono anche lo specchio di mutamenti che interrogano direttamente la “Willensnation”, da sempre il frutto dei rapporti tra “dipendenze esterne” e “intraprendenze interne” e non certo di una patriottica autoreferenzialità.
A questo punto pare già di sentire l’obiezione: l’elezione in Consiglio federale può dipendere da un sorriso, non servono i discorsi di medio-lungo termine; tanto più che la recente inchiesta “Etude Sophia 2010” su “Crise économique et politique” sembra rassicurare, pur scontando le critiche all’esecutivo, sulla stabilità e la fiducia nel nostro sistema elvetico. Con una particolarità non da poco: le élites sono molto meno rassicurate e rassicuranti della popolazione svizzera in generale. Ormai sono evidenti - come per i cambiamenti climatici - onde lunghe che apparentemente convivono con la vita di tutti giorni, ma che la mutano e la stravolgono impercettibilmente. Eccone alcune, da tenere presenti nelle strategie dell’Esecutivo e delle Camere federali.
Non solo imprese transnazionali, ma anche politiche transnazionali
I processi di globalizzazione dell’economia - così evidenziati dalle grandi società transnazionali - mostrano, in parallelo, quello della transnazionalizzazione degli interessi strategici; dal quadro degli scambi internazionali - tra economie e Stati nazionali - si salta a nuove formule di potere. Per esempio i G2, G6, G7, G20: accorpamenti che non hanno nessuna legittimazione democratica, ma capaci di dettare legge, di tracciare alleanze determinanti. Ne sa qualcosa proprio la Svizzera e, in primis, il Consiglio federale, con la capitolazione di venerdì 13 marzo 2009 a proposito di segreto bancario, meglio di accettazione delle regole dell’OCSE. Così anche quest’ultima struttura - l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - da anni il nostro ambito privilegiato e rassicurante per la concertazione e la cooperazione delle politiche delle economie sviluppate a regime liberale, ha adottato atteggiamenti ambigui e procedure di “negoziazione non-cooperative”.
Di fronte a questi nuovi assemblaggi non nazionali della triade “Territorio-Autorità-Diritto” si ridimensionano o prendono un’altra natura anche le nostre viscerali opposizioni al processo di costruzione europea e a forme di potere sovrannazionale.
I Cantoni svizzeri… strategicamente confluenti in“macro-regioni metropolitane”
L’evoluzione mostra in modo sempre più evidente gli impatti destrutturanti dei processi di globalizzazione: tale è la loro natura, sovvertendo regole del gioco, confini e mediazioni tradizionali. Citiamo per esempio:
• lo scollamento e il frazionamento delle élite politiche svizzere, dapprima in senso orizzontale (competitività e personalizzazione) e soprattutto verticale (tra élite locali-nazionali e quelle orientate al globale; tra la politica dei partiti e quella espressa dalla società civile, resa suscettibile dall’incertezza e soggetta al rischio populista);
• la minore pertinenza del modello d’integrazione elvetico, per il tendenziale sopravvento di un federalismo che mette in competizione i Cantoni, spingendoli verso cooperazioni interregionali e intercantonali, sia pur a geometria variabile, dove prevale sempre più il carattere funzionale e metropolitano delle logiche del nuovo potere territoriale (Grande Zurigo; Area di sviluppo economico Ginevra-Berna; Svizzera centrale e orientale; la regione transfrontaliera di Basilea).
E la Svizzera italiana? Sempre meno integrata e sempre più esposta alle nuove sfide (e opportunità) del globale
È la nuova realtà degli ultimi anni dopo che, tra il sessanta e il novanta (è un caso che abbiamo avuto in questo periodo tre consiglieri federali?), una crescita debordante e le contingenze esterne avevano favorito il superamento della situazione periferica e una buona integrazione nel modello elvetico. Tuttavia le forze appena descritte a livello nazionale e transfrontaliero situano il Ticino in una nuova posizione di “periferia glocal”, sempre più direttamente esposta alle sfide esterne, con minore possibilità di mediazione da parte della Confederazione. A meno che quest’ultima, pena un nostro regionalismo regressivo, si accorga della necessità di meglio interagire ed agganciare a sud - facendo leva sul Ticino - quello che nella terminologia geo-politica e territoriale italiana appare come il Nord, una delle entità economiche, culturali e produttive più importanti d’Europa.
Remigio Ratti