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15.07.2010
Un successo da consolidare
Il delegato al plurilinguismo dovrà sensibilizzare i Dipartimenti
e verificare l’applicazione delle quote stabilite dal Governo
La battaglia per la Legge sulle lingue e la relativa ordinanza è stata combattuta per anni dalla Deputazione ticinese alle Camere federali. Il suo presidente, il senatore Filippo Lombardi, ci spiega le principali novità e come si muoveranno in futuro i parlamentari ticinesi.
La Berna federale conosce molte lingue, ma ne parla solo due. A livello di plurilinguismo istituzionale quali sono le principali novità portate dall'ordinanza?
Il vero problema rilevato dal Programma nazionale di ricerca 56 è che addirittura l'amministrazione federale tende a limitarsi a una sola lingua nel proprio lavoro: già il francese fatica a trovare il proprio spazio. Per questo motivo la nostra battaglia non si è svolta solo in favore dell'italianità, bensì del plurilinguismo nell'amministrazione federale in genere. Abbiamo così potuto contare sul supporto di associazioni romande e romancie, come pure di Helvetia Latina che per vocazione si batte per le lingue latine nell'amministrazione. Era molto importante, e per niente assicurato, che l'ordinanza si occupasse concretamente anche della problematica all'interno dell'amministrazione, anziché limitarsi ad attribuire qualche sussidio a Cantoni e associazioni latine. Ci siamo riusciti e la prima affermazione importante sono le percentuali di riferimento per l'assunzione dei collaboratori federali. L'italiano per la prima volta si vede gratificato con un 7% che rappresenta non solo la popolazione della Svizzera italiana, ma anche gli italofoni dell'intero Paese. Queste quote di riferimento saranno importanti per il lavoro del nuovo addetto alle lingue, il famoso “ombudsman” presso l'Ufficio federale del personale. Toccherà a lui vegliare e sensibilizzare i Dipartimenti e gli Uffici affinché tanto al momento delle assunzioni, quanto al momento delle promozioni ci si ricordi di applicare queste proporzioni. Da ultimo, ma non per ultimo. L'aumento del numero di traduttori nei Dipartimenti permetterà di aggiornare in tempo reale in tutte le lingue la numerosa presenza online dell'amministrazione federale, come pure di tradurre altri documenti utili a una migliore comprensione fra le comunità linguistiche.
In alcuni Dipartimenti esistono oggi ancora degli squilibri. Come potrà intervenire il delegato per una maggiore rappresentanza delle lingue?
Per ora il delegato può e deve raccomandare, sensibilizzare e verificare. Non può invece imporre assunzioni e non è autorità di ricorso per chi si sentisse discriminato. La Deputazione ticinese, in particolare, sarà vigile e qualora questo non bastasse, chiederà nei prossimi anni l'aumento delle competenze decisionali del delegato per il plurilinguismo.
Più difficile invece valutare e promuovere il plurilinguismo individuale dei collaboratori all'interno dell'amministrazione. Quali strategie verranno promosse?
Un altro punto qualificante dell'ordinanza è la riaffermazione del finanziamento dei corsi di lingue per i funzionari già assunti, affinché possano migliorare le loro conoscenze delle altre lingue e interagire con i colleghi e i cittadini.
La Legge e l'ordinanza sono ora una realtà. Per la Deputazione ticinese alle Camere si apre un nuovo periodo...
Per la Deputazione ticinese alle Camere la battaglia non è finita. Abbiamo fatto un'importante passo avanti. Ora si tratta di verificare che l'applicazione corrisponda tanto allo spirito della legge, quanto alla lettera dell'ordinanza. Sarà nostra premura segnalare tempestivamente al Consiglio federale tramite atti parlamentari o interventi verbali eventuali discrepanze.
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