12.03.2010
Chi mette il bavaglio al Vescovo?
di Giovanni Jelmini, presidente cantonale
Nell’ultima edizione di Opinione Liberale, un articolista anonimo si scaglia contro il Vescovo, reo di aver espresso la propria opinione - peraltro condivisa da poco meno del 50% dei deputati al Gran Consiglio e da moltissimi cittadini di questo Cantone - in merito all’esito della votazione sul voto per corrispondenza generalizzato. Il messaggio dell’articolista dell’organo di stampa del PLRT è piuttosto chiaro: monsignor Vescovo si occupi della sua Chiesa e dei suoi fedeli, ma non intervenga su questioni politiche, riserva esclusiva dei laici, segnatamente di quelli di una certa “fede” politica.
Non è la prima volta che nel nostro Cantone si tenta di mettere il bavaglio al Vescovo. Poco più di un anno fa a Mons. Grampa è stato impedito l’accesso e, quindi, la parola in una scuola della Capriasca. Dopo aver fatto parlare, nella medesima scuola, i rappresentanti di tutte le religioni e culture possibili e dopo aver fatto entrare anche gli “educatori” di Aiuto Aids -quelli, per intenderci, che vorrebbero distribuire i preservativi agli scolari di 12 anni - qualche autorità illuminata ha ritenuto di ostacolare la visita del Vescovo nel nome della cosiddetta laicità dell’istruzione. È una posizione, questa, che contrasta manifestamente anche con i principi proclamati dalla neo costituita associazione “Incontro democratico” che, a detta dei membri di Comitato, “ha la sola funzione di discutere su temi di società che interpellano tutti”.
E ancora, per citare un recente articolo di Daniele Ryser, membro della nuova associazione “in una società che si pretende democratica e liberale nel senso svizzero del termine, la libertà di pensiero e di espressione è un principio fondamentale”. E allora, caro autore anonimo di Opinione Liberale, perché mettere il bavaglio al Vescovo? Il bavaglio dovrebbe semmai portarlo chi non ha il senso dell’ascolto e della tolleranza, tranne che per se stesso e per le sue piccole e misere idee. Il Vescovo ha espresso la sua personale opinione sul voto per corrispondenza generalizzato. Così come hanno fatto in molti. Così come ha fatto anche, in modo chiaro e convincente, il relatore del rapporto di minoranza Tullio Righinetti, che in un recente articolo apparso sul Giornale del Popolo ricordava: “i primi affossatori dell’innovazione sono stati i liberali-radicali, spaccati tra chi ha una visione moderna e lungimirante, chi invece è ancora schiavo delle teorie radicali ottocentesche. Il timore, ingiustificato, di oscure trame, ordite da immaginari poteri che agirebbero dietro le quinte. Un metodo ben noto al partito di maggioranza relativa che, così agendo, riusciva a compattare le proprie fila: non per qualche cosa ma contro qualche cosa!”. Esattamente come ha fatto il “liberale” articolista anonimo, più interessato a imbavagliare e ad attaccare il Vescovo che a proporre una propria opinione - che verosimilmente non ha - sul tema del voto per corrispondenza generalizzato. Concludo facendo notare come in questa breve riflessione mi sia limitato a citare unicamente i lettori, abbonati o simpatizzanti del settimanale del PLRT, alcuni dei quali avrebbero evitato volentieri il bavaglio al Vescovo.
Giovanni Jelmini Presidente cantonale
(riportiamo il testo per gentile
concessione del Giornale del Popolo)