25.02.2010

L’animale non è una persona

Invece di sprecare risorse, meglio investire nella formazione e nella prevenzione

L’iniziativa che chiede l’introduzione dell’avvocato degli animali persegue uno scopo senz’altro lodevole, da cui ben difficilmente si può dissentire senza essere tacciati di insensibilità e crudeltà. Eppure non si può non avvertire che c’è qualcosa che cozza e stride con il buon senso. Se è vero che dal 1. aprile 2003 il codice civile svizzero ha cessato di considerare gli animali “cose”, essi non possono comunque essere posti sullo stesso piano delle persone. È un’evidenza: al contrario di una persona, un animale, a certe condizioni, può essere venduto, acquistato, donato, ucciso e mangiato. Ciò non giustifica evidentemente comportamenti brutali e degradanti, che vanno sanzionati, anche penalmente. L’uomo, come recita il preambolo della nostra Costituzione, è responsabile di fronte al creato: deve perciò impegnarsi per rispettare ed amare ogni creatura. In Svizzera questo avviene grazie alla recentissima legge sulla protezione degli animali (LPAn), senz’altro all’avanguardia in Europa e il cui campo di applicazione abbraccia tutti i vertebrati e persino alcuni invertebrati. Oggi chi maltratta un animale può essere oggetto di un procedimento penale che può sfociare in una condanna a una pena detentiva. A tutelare i “diritti” dell’animale c’è un procuratore pubblico che promuove l’accusa e un giudice che ne verifica la correttezza e decide come sanzionare l’accusato. Sostenere che oltre a ciò lo Stato debba mettere a disposizione dell’animale un ulteriore funzionario, chiamato (ad-vocare) a corroborare le tesi del ministero pubblico, va ben oltre ogni legittima tutela.


Si tratterebbe di una garanzia statale di “severità” che non viene accordata neppure alle persone, le quali, se vogliono farsi assistere in un processo in cui sono parte lesa, devono nominare (e pagare) un loro avvocato. L’avvocato degli animali opererebbe inoltre anche quando il procedimento riguarda un animale ucciso. Questa tutela è sconosciuta persino agli esseri umani; sono tutt’al più i parenti della vittima a potersi far rappresentare.
Insomma, l’ansia di essere i primi della classe rischia di farci perdere di vista un dato centrale e fondamentale della nostra civiltà: l’uomo, pur con le sue pecche, è molto di più di qualsiasi animale ed è pertanto inammissibile che a quest’ultimo siano conferiti più diritti che a una persona. Se ciò non bastasse a dire no all’avvocato degli animali, vi si aggiunga la sua inutilità.


A Zurigo, l’unico Cantone in cui già esiste questa figura, il numero di procedimenti penali e l’entità delle sanzioni inflitte in applicazione della LPAn sono in effetti equiparabili al resto della Svizzera. Le risorse che si dovrebbero impiegare nella creazione di nuova, farraginosa burocrazia - che per finire, come in altri campi, non farebbe che deresponsabilizzare il cittadino - sarebbero molto più utili se investite in una seria campagna di formazione, prevenzione e sensibilizzazione al rispetto degli animali. L’interesse degli animali, oltre a quello degli uomini, richiede quindi di votare no il prossimo 7 marzo.


Maurizio Agustoni
presidente di Generazione Giovani



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