29.10.2009
Una realtà solida dal profilo finanziario
A colloquio con il presidente Fausto Leidi
L’Azienda Elettrica Ticinese è da alcune settimane nella bufera. Tra botta e risposta mediatici, conflitti politico-partitici incontriamo il presidente del Consiglio di amministrazione, Fausto Leidi, per conoscere lo stato di salute dell’azienda e le strategie per il futuro.
Signor Leidi, qual è la situazione finanziaria ed economica dell'Azienda elettrica ticinese?
Posso comprendere che le particolari vicissitudini in cui ci siamo trovati ultimamente sollevano dei punti interrogativi, ma confermo che l’Azienda Elettrica Ticinese è una realtà assolutamente solida dal profilo finanziario e che anche nel 2009 - dati a fine settembre - opera con buoni risultati economici, superiori alle aspettative e vicini al risultato conseguito lo scorso anno. Il 2008 si è chiuso con un utile operativo di 57 milioni di franchi. AET non è - e non è mai stata - in difficoltà nel far quadrare i propri conti e, men che meno, ha sofferto o soffre per una crisi di liquidità. Clienti, collaboratori, fornitori, finanziatori, cittadini tutti possono restare tranquilli. Non confondiamo la realtà con le irresponsabili provocazioni. La solidità economica finanziaria di AET è incontestata: ciò e documentato dai conti (dal 2008 certificati anche da revisori abilitati a livello internazionale).
Tra le scelte strategiche oggi criticate, vi è quella di investire all'estero. Come risponde a chi sostiene l'inadeguatezza di questa via intrapresa dall'azienda?
Innanzitutto bisogna precisare che gran parte degli investimenti realizzati in passato da AET sono andati a buon fine e hanno portato e porteranno risultati positivi per l’azienda. Inoltre, AET si è sempre tutelata dagli investimenti a rischio destinando circa 20 milioni di franchi tramite accantonamenti per proteggersi dalle possibili perdite. Mi limito qui a ricordare la nuova linea ad altissima tensione che collega Mendrisio a Cagno in Italia, terminata nel 2008 e messa in funzione commerciale durante il 2009. Grazie a questo investimento, da un lato è possibile assicurare la fornitura di energia per il Sottoceneri da sud, d’altro lato collegarsi alla rete lombarda e beneficiare di nuove interessanti opportunità commerciali per l’azienda.
Ritiene che siano necessari dei miglioramenti organizzativi?
AET è retta da una legge apposita, ma gli importanti sviluppi intervenuti nell’azienda negli ultimi anni non hanno corrisposto ad uno sviluppo adeguato dell’organizzazione aziendale. Per queste ragioni, a partire dal luglio 2008 con il Consiglio di Amministrazione parzialmente rinnovato, abbiamo introdotto un regolamento di gestione aziendale con lo scopo di migliorare la struttura e il controllo dei processi aziendali. Altre misure organizzative, in particolare di controllo dei rischi, sono in fase avanzata di introduzione. Attualmente, stiamo valutando l’introduzione di alcune modifiche al regolamento approvato lo scorso anno. Si tratta soprattutto di istituire le basi per avere una direzione dell'azienda che in futuro dovrà operare e prendere le proprie decisioni in modo collegiale e l’istituzione di un revisore interno che risponda al Consiglio di amministrazione.
Negli ultimi 50 anni AET ha fornito al Ticino energia prevalentemente di origine idroelettrica. Quali sono le strategie per domani?
Dal profilo della strategia è importante ricordare che non si può dipendere da un’unica fonte. Oggi più che in passato è necessaria la diversificazione delle fonti energetiche e delle zone di produzione per diminuire i rischi di approvvigionamento. Bisogna disporre di diversi tipi di energia (di banda oltre che di punta) e poter beneficiare di condizioni vantaggiose. In questo senso si giustifica la partecipazione alla centrale a carbone di Lünen. Nell'ambito delle nuove energie di tipo rinnovabile abbiamo concepito, realizzato e messo in funzione in Ticino diversi progetti. Cito per esempio gli impianti solari a Riazzino, sullo stabile UBS a Suglio-Manno, sull’A2 a Melide Bissone, su alcuni stabili di proprietà pubblica (a Bellinzona, Camorino, Lugano,…). Nel 2009 è stato realizzato un impianto sul tetto della centrale idroelettrica di Ponte Brolla, altri progetti sono allo studio. Nel settore idroelettrico sono in attività alcune nuove micro-centrali, mentre in campo eolico AET, oltre ad aver partecipato alla realizzazione di diversi parchi eolici in Germania attraverso RenInvest, partecipa al progetto del parco del San Gottardo.
Come si confronta l'azienda alla liberalizzazione del mercato energetico?
La nuova legislazione sta provocando un profondo cambiamento nel settore elettrico svizzero. AET, come tutte le aziende attive nel mercato elettrico, deve innovare per adeguarsi positivamente ai cambiamenti in atto. La liberalizzazione del mercato energetico ha portato diversi costi supplementari. Ci sono infatti nuovi costi per l’esercizio della rete e la remunerazione per le energie rinnovabili. Un altro fattore penalizzante è l’introduzione a livello nazionale di tariffe uniformi per la rete di trasmissione, i cui prezzi sono fortemente cresciuti rispetto al passato. Le nuove regolamentazioni hanno purtroppo conseguenze negative per i clienti finali. In questo difficile contesto AET opera, nel rispetto del proprio mandato, per offrire energia elettrica a prezzi convenienti alle aziende distributrici e, conseguentemente, anche alla popolazione e all’economia ticinese. Non dimentichiamo che le aziende di distribuzione ticinesi dal 2009 possono scegliere il proprio fornitore. Finora esse hanno confermato la propria fiducia ad AET in quanto la fornitura offerta dall’azienda cantonale è inferiore del 30% rispetto ai prezzi di mercato.
Come presidente del Consiglio di Amministrazione di AET cosa si attende dalla politica?
Auspico che la politica - quella seria - abbia un atteggiamento positivamente critico nei confronti dell’azienda cantonale e difenda AET dai tentativi di chi ha come unico scopo quello di distruggerla. L’azienda è un bene prezioso per il Cantone e i suoi cittadini e va sostenuta senza esitazioni.