12.04.2008
Non sempre ciò che viene dopo è progresso
Alessandro Manzoni di certo non si riferiva alla politica ticinese quando faceva questa constatazione, ma dopo le parole di Gendotti al congresso PLRT di sabato scorso in fondo questa constatazione è molto attuale.
Oggi lo sport più diffuso in politica è il diffamare ed è uno sport praticato non solo dalla Lega, che storicamente detiene il primato assoluto, ma anche dagli altri partiti. Diffamare non importa per cosa, accusando l’avversario una volta di pendere troppo a destra, l’altra di pendere a sinistra; accusando chi c’era prima di aver fatto male il proprio lavoro e a chi c'è ma non la pensa come te di non permettere al Paese di evolvere
L’importante è diffamare, perché per male che vada nella testa della gente rimane almeno il dubbio; oltre a ciò ha il vantaggio di distogliere l’attenzione dai problemi reali, quelli per i quali magari davvero siamo responsabili, quelli che per essere risolti devono essere valutati e analizzati attorno ad un tavolo nel quale trovano posto - guarda a caso - proprio coloro che abbiamo diffamato e che - ci piaccia o meno - hanno delle opinioni diverse dalle nostre.
E ci ritroviamo sempre ancora con un sistema scolastico dell’obbligo in crescente difficoltà, ad alto grado d’inclusione, che provoca di converso l’aumento costante del ricorso al servizio di sostegno pedagogico ed una media dei risultati ottenuti tra le più basse della Svizzera. Ci ritroviamo con la consapevolezza che questo stato di cose dovrebbe invitare a una riflessione più approfondita circa le difficoltà che questo sistema scolastico sta attraversando e invitare ad un ripensamento dei processi formativi e del modo di porre rimedio ai problemi, chiedendosi in particolare se e come gli obiettivi vengono effettivamente raggiunti.
Nel giro di pochi mesi, da una politica che aveva promosso una serie di sgravi fiscali, ci ritroviamo con un piano finanziario che prospetta aumenti di imposta, con pendente però un’iniziativa popolare che chiede nuovi sgravi.
Ci ritroviamo con una nuova politica regionale, con dei problemi strutturali della nostra economia, con una crescente deindustrializzazione alla quale si aggiunge una crisi del settore bancario e l’esigenza di adeguare e migliorare ulteriormente gli strumenti di perequazione finanziaria, confermando la loro funzione di garanti della solidarietà fra le regioni, cercando comunque al contempo anche di premiare la responsabilità e la progettualità locali.
Abbiamo in corso da più di un decennio la ristrutturazione dei comuni nelle regioni periferiche, che va estesa al Locarnese e al Bellinzonese e il Cantone è tenuto a sviluppare nuovi strumenti coordinati fra i dipartimenti per gestire i processi di sviluppo regionali ed evitare il rischio di aggregazioni non coerenti.
Ed allora di sicuro questo clima avvelenato da esternazioni estemporanee e da ostilità aventi radici puramente ideologiche, non può di certo portare a far avanzare questo nostro Cantone.
Perché non sempre quello che viene dopo è progresso: il progresso bisogna saperlo costruire cercando il dialogo, evitando lo scontro frontale e specialmente rispettando la dignità, le idee, le aspirazioni di ogni persona e di ogni forza politica. Proprio quello che in questo Cantone sembra mancare.
Monica Duca Widmer
presidente del Gran Consiglio