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Stanziamento di un credito quadro di fr. 32'000'000.- per la concessione di aiuti cantonali ai sensi dell'art. 21 cpv. 1 della legge per l'innovazione economica
- Messaggio del 1° aprile 2008 no. 6051 - Rapporto, relatore: Christian Vitta
Intervento di Fabio Regazzi a nome del Gruppo PPD
Presidente
Consiglieri di Stato
Colleghe e colleghi
Intervengo per portare l’adesione del Gruppo PPD al messaggio che chiede lo stanziamento di un credito quadro di 32 mio di fr. di aiuti cantonali in base alla L-Inn per il quadriennio 2008-2011.
L’ottimo rapporto del collega Vitta, firmato senza riserva da tutti i membri della gestione (e già questa è una notizia!), analizza in modo dettagliato, e anche critico, i contenuti del messaggio, formulando nel contempo tutta una serie di osservazioni e suggerimenti che il nostro gruppo sostanzialmente condivide.
In questo mio breve intervento mi limiterò pertanto ad evidenziare alcuni aspetti del messaggio in discussione.
L’approvazione di un credito quadro previsto dalla legge, nel caso concreto la L-Inn del 25 giugno 1997, rappresenta un’occasione privilegiata per fare il punto della situazione quo all’efficacia dei precedenti crediti erogati e, in definitiva, della legge stessa. Oltre a alla valutazione del grado di conseguimento degli obiettivi posti, si tratta di definire i possibili correttivi per rendere più efficaci le misure di sostegno previste dalla legge.
Un primo dato interessante che emerge dall’analisi dei primi 10 anni di applicazione ci indica una certa complementarietà degli strumenti di promozione economica nel nostro Cantone: gli aiuti previsti dalla L-Inn infatti sono stati prevalentemente erogati nel sottoceneri mentre quelle della LIM e della LTur nel sopraceneri, con tutti i limiti che ovviamente questo confronto ovviamente comporta.
Altro elemento di sicura rilevanza riguarda la cosiddetta sostenibilità dei progetti, che ci indica quanti progetti hanno avuto esito positivo e quanti invece no. Ebbene, il dato dei fallimenti per rapporto agli aiuti erogati rappresenta meno dell’1.5%, una percentuale tutto sommato confortante che depone, anche se il dato non ha valenza assoluta, a favore dell’efficacia di questo strumento di promozione.
Aggiungiamo che nei 10 anni di applicazione di questa legge i posti di lavoro in Ticino sono cresciuti di oltre 18'000 unita. Ce ne rallegriamo ovviamente, ma è oggettivamente difficile stabilire una relazione diretta fra questo significativo incremento e l’applicazione della L-Inn; secondo il rapporto del DFE “Dieci anni di promozione economica 1996-2005” ed il successivo aggiornamento indicano alla fine del 2006 i nuovi posti di lavoro creati sarebbero quasi 3000. Un dato sicuramente incoraggiante, anche se va riconosciuto che non sempre si tratta di posti di lavoro con degli standard di formativi e salariali adeguati; al riguardo richiamo l’iniziativa presentata a nome del Gruppo PPD dal collega Guidicelli, il quale svilupperà in seguito questo aspetto nel suo intervento.
Scarso, anzi scarsissimo, l’utilizzo dei mezzi finanziari a sostegno della autoimprenditorialità. Il messaggio non analizza i motivi di questo insuccesso, ma sappiamo che uno studio in tal senso dovrebbe essere presentato a breve. Se del caso, andranno quindi adottate delle modifiche per rendere attrattiva questa misura.
Il Gruppo PPD condivide l’osservazione del rapporto della gestione che suggerisce l’attivazione del criterio dell’impegno nella formazione, sia di base che continua, nella commisurazione degli aiuti erogati in base alla L-Inn. Si tratta di un fattore estremamente importante e ci sembra del tutto corretto che le aziende che, ad esempio, formano apprendisti vengano premiate per rapporto a quelle che invece non lo fanno.
Un’esigenza imprescindibile, anche questa correttamente evidenziata nel rapporto, sarà comunque quella di introdurre un processo costante di monitoraggio e di controllo nella concessione dei contributi (e non solo quelli previsti dalla L-Inn!), che consenta all’amministrazione in primis e ovviamente anche al CdS e al GC di valutare l’efficacia della legge e gli eventuali correttivi da adottare. Non si tratta, a scanso di equivoci, di un nuovo compito che lo Stato deve accollarsi: il controllo infatti è parte integrante di ogni attività che prevede l’erogazione di soldi pubblici. Di esempi non propriamente edificanti di come i fondi messi a disposizione dai contribuenti siano stati utilizzati in modo allegro e poco trasparente (eufemismo) o comunque non consono alle finalità previste dalle rispettive leggi ne abbiamo visti fin troppi per cui gli sforzi di miglioramento in tal senso sono assolutamente necessari se non addirittura dovuti.
Prima di concludere vorrei formulare un paio di riflessioni a margine di questo messaggio che vanno al di là della richiesta di credito del messaggio in oggetto.
Il primo riguarda le finalità di fondo della L’Inn. In effetti cosa si intenda per iniziativa economica innovativa non è ancora del tutto chiaro. Il messaggio sostiene di voler “applicare una prassi più mirata nella scelta degli investimenti da sussidiare con la L-Inn”. Intento di per sé lodevole e addirittura ineccepibile. Peccato però che il CdS non fornisca indicazioni su come e in base a quali criteri questo obiettivo debba essere perseguito. Ritengo che su questo aspetto occorra definire una linea guida più precisa, facendo comunque attenzione a non trascurare le realtà industriali già consolidate a vantaggio di iniziative magari innovative ma maggiormente soggette al rischio imprenditoriale.
Da ultimo vorrei esprimere un auspicio che si fonda sulle esperienze vissute negli ultimi anni nei vari ambiti in cui ci occupa di promozione economica.
Il quadro che ne è venuto fuori ha indicato chiaramente che uno dei problemi è la mancanza di coordinamento fra i vari enti ed istituti, e sono molti, che si occupano di incentivare l’innovazione e lo sviluppo economico. Penso che il CdS dovrebbe fare una riflessione al riguardo per trovare una soluzione adeguata.
Per il resto il gruppo PPD si associa alle conclusioni e alle proposte del rapporto della Commissione della gestione, che vi invito ad approvare.
Fabio Regazzi, per il Gruppo PPD
Gordola, settembre 2008
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Stanziamento di un credito quadro di fr. 32'000'000- per la concessione di aiuti cantonali ai sensi dell'art. 21 cpv. 1 della legge per l'innovazione economica
- Messaggio del 1° aprile 2008 no. 6051 - Rapporto, relatore: Christian Vitta
Intervento di Gianni Guidicelli
Credito quadro aiuti cantonali L-Inn
Intervengo brevemente su questa trattanda per rilevare come, a dieci anni di distanza dall’entrata in vigore delle Legge per l’innovazione economica, sia quanto mai opportuno una verifica approfondita degli effetti che la stessa ha generato nel tessuto economico del nostro cantone e, soprattutto, orientare gli aiuti tenendo in considerazione l’evoluzione intervenuta nella realtà economica e le modifiche legislative a livello federale.
In questo senso condivido gli interrogativi e le indicazioni contenute nel rapporto della commissione della gestione.
Sottolineo in particolare la necessità di coordinare la Legge sull’innovazione con la Nuova politica regionale e la richiesta di un monitoraggio tecnico-scientifico sull’efficacia delle misure previste dalla legge.
Ritengo inoltre indispensabile valutare gli effetti dei contributi concessi tramite la Legge sull’innovazione anche dal profilo qualitativo e non solo quantitativo.
Dalla pubblicazione “Dieci anni di promozione economica Bilancio 1996-2005” edito dal DFE rilevo che nel periodo 1998-2005 sono state sostenute 225 aziende che hanno ricevuto contributi a fondo perso per 68.6 milioni di franchi; a 72 aziende sono pure state concesse delle agevolazioni fiscali e i nuovi posti di lavoro creati sono stati 2276; questi dati sono stati aggiornati nel messaggio e, a fine 2007 i contributi versati hanno raggiunto 82 milioni, i nuovi posti di lavoro creati a fine 2006 erano 2970.
Sono risultati importanti ma che non danno la misura del reale beneficio che questi nuovi posti di lavoro hanno portato al nostro tessuto socio-economico. Ed è per questa ragione che ritengo importante una valutazione anche qualitativa dei posti di lavoro creati.
Credo che, come nell’ambito dei sussidi alle persone per quanto riguarda le prestazioni sociali, anche nell’ambito dell’applicazione della L-Inn, bisogna fare in modo che gli aiuti concessi siano veramente mirati affinché possano portare i benefici auspicati. È quindi importante aiutare prioritariamente le aziende che, nell’ambito di processi produttivi innovativi, creano posti di lavoro interessanti anche dal profilo della formazione e della retribuzione. Questi posti di lavoro, nel limite della disponibilità del mercato del lavoro interno, dovrebbero poi venir occupati da lavoratori residenti in Ticino.
A mio modo di vedere i sussidi e gli aiuti previsti dalla L-Inn non sono mirati quando vanno a finanziare aziende che versano dei bassi salari che non garantiscono un reddito minimo che permetta al lavoratore il sostentamento suo e della sua famiglia. Anche perché poi lo Stato stesso sarà chiamato ad intervenire versando dei sussidi integrativi del reddito, attraverso gli assegni integrativi e di prima infanzia e i sussidi al pagamento dei premi della cassa malati. Lo Stato deve quindi intervenire con le prestazioni sociali per integrare il salario versato per dei posti di lavoro che ha contribuito a creare tramite sussidi alle aziende.
Ho avuto modo di confrontarmi recentemente con la situazione di un lavoratore dipendente di una ditta che ha ricevuto degli aiuti tramite della L-Inn, che percepisce un salario mensile di fr. 3'000.- e ha due figli a carico. Questo posto di lavoro alla collettività, tramite gli assegni integrativi e il sussidio al pagamento dei premi dell’assicurazione malattia costa 17'000.- franchi l’anno.
Anche diverse ditte del gruppo Swatch che si sono insediate nel mendrisiotto e che occupano circa 800 lavoratori, praticamente tutti frontalieri con salari mensili di 2400.- franchi, hanno ricevuto finanziamenti tramite la L-Inn. Gruppo Swatch che nel 2007 ha registrato un utile netto che ha superato il miliardo di franchi e che ha premiato gli azionisti per questo risultato aumentando il dividendo del 21.4%. La stessa attenzione purtroppo non è stata riservata nei confronti dei lavoratori che hanno concretamente contribuito al risultato aziendale.
Credo sinceramente che non siano stati gli incentivi previsti dalla L-Inn a far decidere a queste aziende di insediarsi in Ticino ma sicuramente altri elementi, quali la possibilità di far capo a personale a basso costo. Ci si può quindi legittimamente chiedere se sia opportuno sostenere con dei contributi pubblici queste attività. La mia risposta è evidentemente scontata.
È quindi pure importante che le aziende che ricevono questi finanziamenti si impegnino ad assumere personale indigeno, che abbia chiaramente la formazione professionale richiesta. Sussidiare con soldi pubblici aziende che assumono personale proveniente dall’estero lasciando a carico della disoccupazione, e quindi della collettività, lavoratori residenti che hanno le stesse qualifiche professionali, non mi sembra molto sensato.
Per le ragioni che ho esposto avevo inoltrato il mese di settembre dello scorso anno un’iniziativa parlamentare generica, a nome del gruppo PPD, che chiede proprio di vincolare la concessione di aiuti alle aziende che sottostanno a Contratti collettivi di lavoro o che rispettano standard salariali minimi, come pure graduare gli aiuti a dipendenza del contributo che le aziende danno alla creazione dei posti di lavoro per i residenti in Ticino. A queste richieste di modifica legislativa può esser aggiunta quella formulata dal relatore nel rapporto quando chiede di premiare le aziende che si impegnano nella formazione di apprendisti, anche tramite la graduazione dei contributi.
Auspico quindi che l’iniziativa parlamentare possa approdare in tempi brevi in questo parlamento.
Il mio sì al credito quadro è quindi condizionato dalla reale volontà di mirare maggiormente gli aiuti nell’ottica che ho esposto in questo mio intervento.
Gianni Guidicelli
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Aggregazione dei Comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Mendrisio, Rancate e Tremona in un unico Comune denominato COMUNE DI MENDRISIO
- Messaggio 16 aprile 2008 no. 6059 - Rapporto, relatrice: Milena Garobbio
Intervento a nome del Gruppo PPD di Luca Beretta Piccoli
Intervengo per portare l'adesione del Gruppo PPD al Messagio 6059 che propone di ratificare l'aggregazione nel nuovo comune di Mendrisio dei sei comuni che nel mese scorso hanno deciso di mettere in atto la prima tappa del più ampio progetto che interessa l’intero Alto Mendrisiotto.
Con particolare piacere come cittadino, consigliere comunale e già municipale di Mendrisio mi sento, comprensibilmente, particolarmente coinvolto in questo progetto.
Al di là dell’enfasi che può derivare da tale situazione, e senza voler qui fare confronti con altri processi aggregativi già votati o in fase di studio, ritengo che veramente poco di sovente si possano riscontrare in un progetto così grandi opportunità e potenzialità, in rapporto al territorio interessato, da un lato, e un così alto grado di consenso, a livello sia di istituzioni che di popolazione, da un altro lato.
Sulle opportunità e potenzialità di questo nuovo Comune che:
- permetterà combinare i vantaggi della forza economica di Mendrisio alle risorse territoriali degli altri Comuni;
- permetterà di gestire già in questa prima fase un territorio che si estende dal Monte Generoso al Monte S. Giorgio, passando per la Piana di San Martino e con sbocco sul Ceresio;
- consentirà di estendere all’intero comprensorio i servizi, ulteriormente ottimizzati, già erogati a Mendrisio
- permetterà di affrontare nell’arco di un paio di legislature gli investimenti per oltre 30 milioni di franchi derivanti dagli accordi sottoscritti con i Comuni aggregati;
- manterrà una pressione fiscale assai attrattiva, anche senza beneficiare di alcun aiuto cantonale all’aggregazione.
A me preme sottolineare solo un paio aspetti, che distinguono questo progetto da altri, riferiti a comprensori anche più ampi oppure anche vicini nel territorio
1 .Questa aggregazione deriva da un progetto strategico, pensato, sviluppato e poi condotto alla fase finale da tutti i Comuni interessati, e non in via bilaterale: ha quindi una visione d’assieme, condivisa da tutti partecipanti.
2 .Il progetto è stato portato avanti garantendo sin dall’inizio la più estesa informazione e partecipazione possibile, non solo dei Municipi interessati, ma anche dei Consigli comunali e della popolazione; e qui va sottolineato lo sforzo, veramente notevole, fornito dagli amministratori, in particolare quelli di Mendrisio. Questo ha portato all'approvazione del progetto con una media attorno all' 80% - con punte fino oltre 90% - e con un tasso di partecipazione al voto che ha superato 50%.
3. Il progetto presentato è attento e considera le esigenze e le peculiarità delle comunità locali, che - come esplicito obiettivo politico – dovranno essere mantenute vive, mantenendo la presenza di strutture amministrative in tutti i Comuni aggregati (scuole, sportelli), presso le quali sarà possibile usufruire di tutti i servizi dell’amministrazione, decentralizzando addirittura alcuni servizi, garantendo sin d’ora il sostegno ad associazioni e organizzazioni locali per le attività svolte.
A maggior ragione con questi presupposti, sia questo progetto, tanto più quello allargato alla II.a fase - che sarà concretizzato ancora entro il 2012 - si integra pertanto perfettamente anche nel modello di sviluppo del Cantone, che anche nell’ambito della revisione del Piano Direttore in corso, che prevede la formazione e consolidamento nel Mendrisiotto di un polo regionale forte, in grado di dialogare e supportare quello di Lugano, in una zona, quella posta al centro della direttrice Lugano - Como/Varese - Milano, del tutto strategica. Talmente strategica che Cantone e Confederazione vi stanno dedicando sforzi e investimenti importanti per dotarla anche delle necessarie infrastrutture di mobilità: mi riferisco al collegamento ferroviario Mendrisio-Varese-Malpensa, per il quale anche questo Gran Consiglio ha recentemente votato un credito di oltre 70 milioni di franchi, e alla riorganizzazione dello svincolo autostradale ed opere connesse del Piano dei Trasporti del Mendrisiotto, i cui progetti sono stati pubblicati proprio fino alla scorsa settimana.
Come noto, questo progetto aggregativo non è che una tappa di un più ampio progetto che interessa anche gli altri Comuni dell’alto Mendrisiotto; sta infatti per partire, non appena tutti gli ultimi Comuni interessati si saranno espressi, anche lo studio di dettaglio della II.a fase.
Per concretizzare gli indirizzi di sviluppo di cui ho detto prima - e sperando che il TF si pronunci a breve sul ricorso contro l’aggregazione dei Comuni della sponda sinistra della Valle di Muggio - ritengo non di meno che anche negli altri Comuni della regione si debba ora riprendere concretamente il filo del dialogo e della collaborazione, traendo i dovuti insegnamenti dal recente fallimento degli altri due progetti aggregativi che hanno interessato le zone a sud e ovest del Mendrisiotto; solo così sarà infatti possibile mantenere l’equilibrio ma anche la competitività di una regione che deve convivere quotidianamente con i problemi strutturali che conosciamo nel nostro Cantone e con la pressione determinata dalla sua situazione di regione di frontiera.
Luca Beretta Piccoli
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Circonvallazione Agno-Bioggio
- Messaggio del 9 aprile 2008 no. 6054 - Rapporto, relatori: Tullio Righinetti e Attilio Bignasca
Intervento di Luigi Canepa a nome del Gruppo PPD
Presidente, consigliere di Stato, colleghe e colleghi,
con il presente intervento porto l’adesione del gruppo PPD al Messaggio in oggetto.
La circonvallazione Agno-Bioggio è uno dei tasselli del PTL e come tale risulta indispensabile per la completazione di un progetto globale che vuole dare una struttura organica ed efficace ai diversi tipi di trasporto del luganese in grado, a sua volta, di armonizzarsi in un contesto più ampio che raggiunge anche i confini nazionali.
Non è mia intenzione riprendere nozioni e concetti che si possono trovare sia nel messaggio che nel rapporto commissionale: documenti ben redatti ed esaustivi.
Il traffico stradale nel luganese, e più in generale nel nostro canton Ticino, sta raggiungendo dei limiti che devono far riflettere.
I piani dei trasporti sono nati proprio per questo e probabilmente sono nati tardi; infatti l’aumento esponenziale dei volumi di veicoli sulle nostre strade ha avuto il sopravvento sulle strategie messe in atto per prevenirne i disagi. Così è, e senza puntare il dito contro nessuno, bisogna trovare soluzioni percorribili e concrete.
Sostanzialmente ne vedo due che vanno portate avanti in parallelo, proprio perché complementari, senza preferenza per l’una o per l’altra vista l’urgenza che il problema traffico riveste alle nostre latitudini:
La prima che punta su di un miglioramento della rete stradale evitando i centri abitati, con circonvallazioni, gallerie e altre opere in grado di fluidificare e aumentare la capacità delle arterie stradali.
La seconda che punta decisamente al potenziamento del trasporto pubblico scaricando di conseguenza una parte dell’utenza privata stradale; ma qui si pone, e questa è una mia suggestione del tutto personale, un quesito di base, di impostazione, di strategia: e allora mi chiedo se non potrebbe essere che la svolta decisiva per l’utilizzo massiccio e per l’attrattività dei mezzi pubblici passi attraverso la semplificazione o addirittura l’eliminazione di tutti quegli ostacoli burocratici, e anche finanziari, che sono si nati con il lodevole intento di incentivare, di attirare utenti e di proporre agevolazioni sui costi, ma che alla fin fine creano anche oggettive difficoltà (pensando anche ai più giovani ed ai più anziani).
Mi riferisco evidentemente alle innumerevoli possibilità esistenti di abbonamento, siano essi abbonamenti Arcobaleno e non, 1 o più zone (se non erro fino a 6), possibilità di sconti vari, di abbinamenti, corsa semplice, andata e ritorno, mensile, annuale e...quantaltro!
Ieri ad esempio c’era la possibilità di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici ma non so quanti ne erano al corrente e quanti ne hanno usufruito, probabilmente non molti o comunque troppo pochi in quanto un’azione troppo isolata e forse ancora troppo macchinosa. E allora mi chiedo se prendere il treno o l’auto postale non debba diventare veramente più automatico ed accessibile a tutti, quasi come prendere l’ascensore: in modo semplice e gratuito. Utopia?
La circonvallazione Agno-Bioggio evidenzia anche un altro problema caratteristico del luganese in particolare, ma più in generale del nostro cantone, e ben lo si comprende leggendo sia il messaggio del governo sia il rapporto della Commissione gestione finanze, ma soprattutto per chi conosce la zona d’intervento. Cito, dal rapporto commissionale, parte della descrizione relativa al tracciato della circonvallazione:
……sul tracciato si troveranno diverse rotonde, di cui alcune completamente nuove. In zona Mulini di Bioggio passerà in due gallerie artificiali contro montagna per poi giungere alla nuova grande rotonda della Piodella. Da lì verrà soppresso un tratto significativo della strada cantonale tra l’attuale rotonda all’altezza della Migros e la zona dei Vivai Stierlin. Questo anche per permettere l’allungamento della pista dell’aeroporto, una rivendicazione vecchia di decenni e che finalmente troverà soluzione permettendo di introdurre nuove tecnologie di atterraggio e migliorando la sicurezza. All’altezza dei già citati Vivai Stierlin la strada andrà sottoterra attraversando il fiume Vedeggio, riaffiorerà subito prima della nuova rotonda di Agno che permetterà di accedere appunto al Borgo di Agno tramite il collegamento con l’attuale rotonda Migros. Poco dopo la nuova rotonda di Agno la nuova bretella ritornerà sotto terra per riaffiorare definitivamente in zona Tropical.
Fine della citazione.
Tutto questo su e giù, dentro e fuori, per un tratto di 4500 m. Le difficoltà in cui ci troviamo ad operare sono notevoli e date da spazi ristretti (essenzialmente le pianure), da vincoli esistenti, da zone edificate, da altre vie di comunicazione e da corsi d’acqua che rendono oltre che complicate anche costose le opere da eseguire.
Un altro aspetto che voglio ricordare è rivolto ai noti problemi del basso Malcantone ed alle possibili soluzioni. Se la circonvallazione Agno-Bioggio è importante e va sostenuta non ci si può dimenticare di cosa succede dalla zona Tropical verso Ponte Tresa e di seguito verso l’Italia.
Fino a Ponte Tresa un problema se si vuole “interno” e risolvibile tra enti locali e cantone anche se l’annoso problema della circonvallazione di Magliaso e di Caslano che ha fatto parlare e scrivere molto anche in termini di ricorsi non può lasciare indifferenti e quanto prima si dovranno trovare soluzioni definitive.
La continuazione oltre confine, non meno importante, concerne una partita che va giocata ad un altro livello istituzionale tra il canton Ticino, la confederazione e le autorità italiane.
La speciale Commissione italo-svizzera costituita oramai diversi anni or sono e incaricata di trovare una soluzione transfrontaliera globale, ha rassegnato un suo corposo rapporto ma nulla è ancora stato deciso. Oltre ad enunciazioni di intenti italo-svizzere, più declamatorie che veri e propri accordi internazionali, di concreto c’è poco, e le cose oltre confine sono tutt’altro che chiare e definite. Anche se i tempi sono ancora piuttosto lunghi, un approfondimento e una definizione anche per la parte italiana sarebbe un ulteriore tassello per la soluzione del problema viario del basso Malcantone.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi invito, care colleghe e cari colleghi, a sostenere il messaggio in oggetto e le relative richieste di credito.
Luigi Canepa
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Incontro informativo sull’integrazione degli stranieri ”Giovani e ricerca d’appartenenza”
intervento di Luigi Pedrazzini, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Il Ticino è stato nel passato (per tutto l’Ottocento e sino almeno ai primi decenni del Novecento, ma anche nei secoli precedenti) una terra di forte e obbligata emigrazione, determinata soprattutto da necessità economiche. Proprio anche per questo il nostro Paese è sempre stato sensibile alle problematiche legate alla realtà dei flussi migratori, è sempre stato sostanzialmente ospitale nei confronti di chi poi ha varcato a sua volta la frontiera per cercare qui dapprima protezione e rifugio (pensiamo agli esuli politici italiani del periodo risorgimentale e di quello fascista), poi per cercarvi il lavoro che a partire dagli anni Cinquanta - Sessanta era stato man mano creato.
Certo il quadro di riferimento oggi è assai mutato rispetto alla situazione degli scorsi decenni: la società negli ultimi anni, globalizzandosi, si è fatta sempre più multiculturale, un fenomeno al quale dobbiamo prestare la massima attenzione.
Si tratta infatti di una tendenza piena di interessanti potenzialità e di stimoli positivi per tutti, ma che nel suo rapido divenire racchiude in sé anche delle insidie, molti pericoli che non devono essere ignorati.
Riuscire infatti a far convivere intelligentemente etnie diverse dentro una piccola comunità come è la nostra non è un’impresa sempre facile, non è cosa scontata e data una volta per tutte, specialmente se si tiene conto delle inquietudini, dello smarrimento che purtroppo si manifestano ovunque in Europa attorno al tema dei movimenti migratori in atto.
Occorre dunque che questa strada venga percorsa con la necessaria prudenza: prudenza che non significa lentezza o paura, bensì desiderio vero di creare un dialogo duraturo, sincero fra le parti coinvolte, capace insomma di superare con fermezza gli eventuali pregiudizi esistenti, le opposizioni preconcette.
E’ un impegno, questo, che ovviamente deve vedere in prima linea le Autorità politiche, federali, cantonali e comunali, che sono tenute a favorire la ricerca delle soluzioni più armoniose e coinvolgenti possibili, in stretta collaborazione con tutte le associazioni e i singoli cui sta a cuore la costruzione di un autentico “processo virtuoso” che conduca a risultati concreti.
Credo di poter dire che il Consiglio di Stato si è sempre mosso in questa direzione con grande sensibilità, mettendo in atto a tal fine tutta una serie di strumenti che sinora hanno dato buoni frutti.
D’altra parte va detto che anche la promozione di ricorrenti giornate di riflessione come quella odierna ne è una testimonianza viva.
Quando si parla dell’argomento, il concetto di riferimento obbligato è ovviamente quello dell’integrazione, termine che sta ad indicare, etimologicamente, l’intento di creare un insieme armonioso, facendo in modo che tutti ne possano far parte condividendo determinati valori culturali.
E’ questa infatti la via che occorre seguire, è questa la risposta politica che siamo chiamati a dare.
Il fatto di trovarci sempre di più a stretto contatto quotidiano con persone che provengono da altri “mondi”, da altre culture, che non conoscono le nostre consuetudini, le basi stesse del nostro convivere civile, costituisce una sfida non indifferente, il cui superamento presuppone la capacità di pensare in primo luogo alla nostra identità.
Per confrontarci con gli altri dobbiamo infatti conoscere meglio noi stessi, perché chi vive la forza positiva della propria cultura e della propria identità, non ha paura di aprirsi e di confrontarsi con persone di altri mondi e culture, non si sente costantemente minacciato.
Ma come è possibile insegnare a coloro che vengono da fuori la bontà del nostro modello di vita, delle sue basi, se neppure noi le conosciamo e siamo pronti e preparati a discuterle?
Come è possibile convincerli ad aderirvi?
Come è possibile pretendere conoscenza e rispetto dei nostri valori identitari, quando noi per primi tendiamo a disattenderli, a misconoscerli o a banalizzarli?
Diventa purtroppo facile, in queste condizioni, scadere nella tendenza di chiuderci a riccio, di diventare xenofobi, cioè di rigettare semplicemente tutto quel che ci fa paura. Innalzare una simile “parete” vuol dire peggiorare la situazione, vuol dire impedire di fatto quel dialogo che invece è necessario e urgente, vuol dire entrare in un vicolo cieco nefasto creando tutte le premesse per danneggiarci irrimediabilmente.
Nella mia qualità di direttore del Dipartimento delle Istituzioni, non posso poi non sottolineare che l’effettiva trasmissione dei concetti sui quali abbiamo costruito la nostra società fa parte pienamente della nostra politica di sicurezza e ne costituisce anzi uno dei pilastri.
E’ l’integrazione spesso la miglior arma da usare per combattere alla radice determinati fenomeni delinquenziali, e in modo particolare quelli che toccano la sfera dei giovani.
Mi rendo ben conto, ad esempio, che l’uso della violenza è una realtà che non conosce le barriere etniche, e che i fattori che la scatenano sono molteplici e complessi, ma insomma mi pare difficile negare che questo fenomeno socio-culturale sia legato da noi pure (e questo “pure” lo sottolineo a scanso di equivoci) al tema delle migrazioni: taluni episodi che abbiamo tragicamente vissuto di recente stanno ad indicarlo, provocando fra l’altro reazioni emotive forti, troppo spesso ingiuste, rozze e pericolose per la stabilità della comunità.
Studiare con serietà queste cose, approfondirle culturalmente in tutti i loro aspetti, è una premessa indispensabile per fare in modo che possano essere decise (in termini di ampia condivisione) le opportune misure di intervento concreto.
In tal senso il convegno odierno ci aiuterà senz’altro a conoscere e capire meglio l’universo giovanile con il quale siamo confrontati.
Pensare non è mai un esercizio sterile: è la base più solida sulla quale si può immaginare di costruire un futuro migliore.
Vi ringrazio per l’attenzione.
Luigi Pedrazzini
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
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Inaugurazione "Vel Expo" Ticino
Inaugurazione "Vel Expo" Ticino, Lugano, 11 settembre 2008
intervento del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, avv. Luigi Pedrazzini
Inaugurazione "Vel Expo" Ticino
Lugano, Centro Esposizioni, 11 settembre 2008
intervento del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, avv. Luigi Pedrazzini
E' inutile nasconderci dietro un dito: esistono oggi ben più di ieri e dell'altro ieri problemi ambientali che non possono essere ignorati dall'Autorità politica come se nulla fosse.
E non occorre richiamare qui, per averne la prova, eventi epocali e d'interesse mondiale come i rapidi mutamenti climatici cui assistiamo: basta guardare in casa nostra per renderci conto che la qualità dell'aria ormai non è più "quella di una volta", basta osservare i continui allarmi cui siamo confrontati per cause meteorologiche, agli effetti negativi che ne derivano, danneggiando in un modo o nell'altro l'intera comunità.
Sul fronte specifico che qui stasera ci interessa e ci coinvolge, quello dei traffico, non sfugge a nessuno che la situazione venutasi a creare obbliga ad adottare misure concrete. I veicoli a motore (di cui in ogni caso non si può certo fare drasticamente a meno in un contesto sociale, economico e geografico come è quello ticinese) sono indubbiamente fra i fattori inquinanti che contribuiscono a peggiorare la qualità della vita, soprattutto entro un quadro di mobilità privata e individuale per molti versi molto elevato come è il nostro. Non bisogna demonizzare, non si deve esasperare la portata delle cose, ma neppure si può far finta di niente.
In quest'ottica di responsabilità concreta, nel segno di un equilibrio intelligente e lungimirante, al Cantone è data la possibilità d'agire sul fronte della promozione dell'uso dei mezzi pubblici di trasporto, e non solo: ora è data pure la possibilità di muoversi sul versante di una diversa imposizione e tassazione dei veicoli a motore, con l'intento di favorire intendimenti ecologici.
Questo con l'ovvia volontà di ridurre la quantità delle loro attuali emissioni nocive.
Come si ricorderà, qualche mese fa il Gran Consiglio ha approvato l'idea di modificare la legge vigente in materia, con appunto il desiderio di incentivare l'acquisto di mezzi meno inquinanti.
Si è così aperta la possibilità di adattare le norme attuali, facendo in modo ‑ in termini effettivi ‑ che esse favoriscano una scelta più responsabile dei cittadini in quest'ambito, così da orientarli verso l'acquisto di modelli d'auto nuovi il più possibile rispettosi dell'ambiente.
La scelta di tale "etichetta energetica" per determinare il valore dei coefficiente è da ricercare in particolare nella constatazione che d'abitudine l'acquirente di un veicolo sceglie prima la categoria del veicolo, e solo in un secondo tempo passa ad analizzare altri criteri d'opportunità.
Ne deriva l'idea di privilegiare un sistema che sia relativo, non assoluto.
Che consenta cioè di premiare i migliori veicoli all'interno delle rispettive categorie piuttosto che i migliori veicoli in assoluto (inevitabilmente appartenenti alla categoria delle vetture più piccole).
Ma non è mio compito, e nemmeno rientra nelle mie competenze, addentrarmi qui in ulteriori dettagli di natura tecnica.
Voglio solo ricordare che le nuove norme si applicheranno solo alle auto la cui immatricolazione è successiva al 1 ‑ gennaio 2009, data d'entrata in vigore della modifica in parola, e che tali "ecoincentivi" devono essere finanziariamente neutri (bonus e malus devono insomma compensarsi). E parimenti tengo a sottolineare che la nascita dei nuovo sistema sarà accompagnata da adeguate misure di promozione e d'informazione.
Dal profilo politico si sta quindi compiendo un primo passo significativo in quest'ambito specifico della protezione ambientale.
Ci sono molti modi per muoversi responsabilmente: definire determinati criteri che favoriscono la consapevolezza di questa semplice verità mi pare non solo cosa saggia, bensì doverosa.
L'esposizione che stasera inauguriamo è la prova tangibile di quanto di positivo e di arricchente è stato compiuto sinora, in modo anche pionieristico e creativo, sotto l'etichetta che chiamiamo "Vel": la manifestazione è lo specchio di ciò che è stato fatto sin qui, e parimenti lancia segnali affascinanti per definire la via che ancora dovremo seguire tutti assieme in questo campo, senza pregiudizi, senza ghiribizzi, con i piedi puntati ben in terra, nel segno della ricerca delle soluzioni più opportune e, soprattutto, facilmente praticabili e accettabili da ognuno degli attori chiamati in causa.
In tal senso, mi auguro sinceramente che le imminenti proposte che verranno avanzate a sostegno dei cosiddetti "ecoincentivi" possano raccogliere, nel contesto della loro applicazione, l'adesione corale dei cittadini, accomunando attorno ad esse anche quei settori che sin qui si sono dichiarati scettici.
Sia quel che sia, penso sia una questione di sensibilità: un'opportunità, insomma, che sarebbe peccato gettar via.
Luigi Pedrazzini
Consigliere di Stato e Direttore dei Dipartimento delle istituzioni
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