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Intervento per il Gruppo PPD in GC sulla mozione 20 marzo 2007 presentata da Sergio Savoia, Giorgio Canonica e Francesco Maggi (per i Verdi) “Avvicinare i giovani alla politica comunale”
Intervento di Nadia Ghisolfi
La mozione per un avvicinamento dei giovani alla politica comunale solleva un problema molto importante per le giovani generazioni ma non solo. Essa mira a incrementare gli interventi a livello locale che permettano di avvicinare i giovani alla vita politica. Come? prevedendo che il Cantone sovvenzioni dette azioni, il che dovrebbe stimolare l’ente locale a farsi parte attiva. Come viene giustamente citato sia nel messaggio del Consiglio di Stato sia nel rapporto della Commissione della legislazione, il Cantone compie già diversi sforzi in questo settore, così come fanno alcuni Comuni. Questo tuttavia non è un valido motivo per adagiarsi e lasciare le cose come stanno, anzi quanto ci si augura è che quei Comuni che sino ad oggi sono stati dormienti grazie a questo nuovo stimolo seguano l’esempio di chi invece ha imboccato la giusta strada. Ancora troppi giovani infatti non si interessano alla politica e non partecipano agli incontri organizzati a livello comunale e/o cantonale.
Ho avuto ed ho tutt’ora ben presenti le reazioni e le riflessioni di molti miei coetanei:
“non voto perché tanto non cambia nulla; i politici decidono sempre quello che vogliono, quello che trattano non mi riguarda, la politica è troppo complicata” oppure “è inutile che mi metto in lista per le elezioni, tanto non ce la farò mai, non voteranno mai un giovane” e ancora: “non ascoltano le nostre idee, le nostre proposte; veniamo liquidati sempre con la scusa che siamo giovani, ingenui e non abbiamo esperienza” e così via.
Queste sensazioni sono in parte probabilmente dovute al fatto che non vi sono molti rappresentanti “giovani” nei legislativi ed esecutivi a livello Comunale (e Cantonale!!) che si fanno portavoce delle problematiche giovanili e rappresentano il mondo dei giovani.
Io credo che un modo per superare almeno parzialmente questi ostacoli sia quello di anticipare i tempi e sensibilizzare i giovani alla politica locale prima che raggiungano la maggior età. Si tratta in fondo di spiegare come “funzioni” la politica e di farlo con esempi concreti ed a loro vicini, quelli proprio del Comune, la loro realtà quotidiana. Questo problema è maggiormente sentito nei Centri o comunque nei Comuni con un certo numero di abitanti, in quanto il confronto e la discussione politica sono “delimitati” a determinati gremi, non sempre accessibili ai giovani. Nei piccoli paesi il problema è forse meno sentito in quanto i giovani sono in un certo senso facilitati e maggiormente coinvolti, proprio per il numero “limitato” di abitanti: basti pensare ad esempio alla reale possibilità di venire eletti nel Consiglio Comunale in un Comune con 500 - 1’000 abitanti e comparare quest’ultima con quella di entrare nel legislativo di un Comune come Lugano o Bellinzona. Si può poi anche pensare alle discussioni in piazza che possono coinvolgere anche chi ancora non è maggiorenne e che probabilmente sono più frequenti in un paesino di valle che in piazza Riforma o in piazza Magoria.
È evidente che la questione va vista su due scale diverse. Tuttavia il problema che sta alla base della mozione, e cioè quello di avvicinare i giovani alla vita politica comunale, e più in generale al mondo della politica, è un problema che riguarda tutti, il Cantone ed i Comuni, sia grandi che piccoli, in quanto una popolazione contenuta non costituisce di per sé garanzia di maggior interesse e coinvolgimento. Naturalmente anche un “non giovane” può portare avanti delle problematiche giovanili ed occuparsi della politica giovanile, nessuno lo mette in dubbio! Ma quando è un giovane a farlo, l’effetto è molto più forte e la potenzialità di identificazione, così come quella di destare interesse, che esiste con la sua stessa generazione è certamente maggiore. Se veramente si vogliono coinvolgere i giovani, questi devono poter essere presenti e dire la loro direttamente, senza dover ogni volta esprimere i loro problemi e le loro preoccupazioni a qualcun’altro che le riporti al loro posto. A mio modo di vedere questo significa trovare altri metodi, altre strategie e altri incentivi oltre a quelli attualmente esistenti per appassionare quella parte di popolazione che si ritiene ancora estranea ai processi politici e che costituisce, lo so voglia o meno, il futuro del nostro Cantone. Per questi motivi, il Gruppo popolare democratico sostiene il rapporto della commissione della legislazione e quindi, la mozione per un avvicinamento dei giovani alla politica comunale.
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Mozione 20 marzo 2007 presentata da Sergio Savoia, Giorgio Canonica e Francesco Maggi (per i Verdi) “Avvicinare i giovani alla politica comunale”
Intervento di Alex Pedrazzini
Giovani e politica, intervento in Gran Consiglio
di Alex Pedrazzini
Quando e come giovani e politica devono entrare in contatto ? le risposte possono essere più d’una.
Renate Schmid, ex ministra tedesca della famiglia, ha , qualche tempo fa, formulato ad esempio un’insolita proposta, quella di riconoscere il diritto di voto fin dalla nascita.
Perchè ? per evitare che si sviluppi una democrazia di anziani. È una risposta – ha detto – all’invecchiamento politico della popolazione. Il suo obiettivo è quello di giungere ad un’equità generazionale. Non è importante – ha detto – il fatto che per lo meno nei primi anni di età a votare per delega saranno i loro genitori, quello che conta è che non siano ignorati come invece lo sono oggi.
Sorprendente se non addirittura “fuori di testa”. Anche se occorrerebbe spiegarmi perchè nella votazione comunale per l’edificazione di una nuova scuola materna il “peso” di una coppia di ultrottantenni senza figli debba essere del doppio rispetto a quello di una madre vedova con cinque figli minorenni.
Andate tranq cari colleghi- come direbbero i giovani - la proposta di Savoia e cofirmatari non va così in là e nemmeno chiede la costituzione di un parlamento dei bambini come esiste in Francia!
La mozione se la prende – se mi è permesso il termine improprio – con ragazzini diciamo - tra i dodici ed i diciotto anni (o anche lievemente oltre) e ritiene che si debbano offrire loro opportunità per “imparare a nuotare” nel mondo della cosa pubblica, opportunità maggiori di quelle odierne.
A che livello? se restiamo nel paragone acquatico, a nuotare nella piscina comunale prima di tuffarsi nel lago cantonale e poi nel mare politico federale.
E gli enti locali dovrebbero essere stimolati ad andare in questo senso non solo a parole ma anche con un impegno concreto del Cantone che si prenderebbe a carico la metà delle spese che queste azioni di sensibilizzazione occasionerebbero.
Ma chi sono questi giovani?
come giustamente rilevava Ruth Dreifuss qualche anno fa politicamente i giovani non sono “un gruppo problematico” ma un’opportunità ed un potenziale straordinari”.
e spetta all’ente locale (o agli enti locali raggruppati) creare luoghi d’incontro e di scambio tra le istituzioni e le giovani generazioni.
in questo senso occorre prevedere non soltanto una politica per la gioventù o una politica della gioventù ma anche una politica con la gioventù e la proposta Savoia va in questo senso.
è nell’interesse della nostra società avere a che fare con giovani che non siamo apatici, che abbiamo centri d’interesse che raggiungano anche la politica e che utilizzino le nuove tecnologie non solo per convocare i bouteillon ma anche per fare democrazia nuova (raccolta firme, creazione di comitati, ritrovi in piazza)
Per far questo devono imparare la democrazia e per imparala devono viverle e non subirla
Con loro si dovranno realizzare progetti che si concretizzino a breve termine perchè giovani non lo si resta per sempre (come possono testimoniare parecchi tra coloro che mi ascoltano)
Sarete d’acc con me, ne sono certo, anche su un secondo punto : è illusorio immaginare che al compimento del diciottesimo anno all’improvviso scatti l’infatuazione per la politica, tutti illuminati d’immenso dall’oggi al domani..
Occorre scaldare i muscoli prima di scendere in campo, come sanno fare i granata e non sa invece più fare purtroppo la nazionale svizzera, il Lussemburgo ce lo insegna. Vero Edo?
certo mi si dirà che per scaldare i muscoli c’è l’istruzione civica nella scuola. Questo – non me ne voglia Gabriele Gendotti – pare però essere un tasto piuttosto dolente.
La delegazione di giovani che ho avuto l’occasione di incontrare per redigere il rapporto che avete sotto gli occhi mi ha cortesemente rinviato alla Risoluzione dell’8° Consiglio Cantonale dei Giovani sul tema “Scuola e formazione”.
È stata votata lo scorso 16 maggio e poi trasmessa al nostro Governo. Vi si legge tra l’altro : “sussistono lacune piuttosto gravi concernenti la conoscenza della civica”.
Un sondaggio da loro promosso ha condotto al risultato seguente : oltre i due terzi degli intervistati non è a conoscenza delle nozioni di base di civica.
Propongono l’introduzione di un’ora settimanale di civica anche a livello di scuole medie superiori e di scuole professionali.
Inoltre si sono lamentati del fatto che i docenti non stimolino assolutamente i giovani a prender parte ai lavori del Consiglio cantonale dei Giovani.
Ma per farlo – hanno aggiunto – occorrerebbe che i docenti fossero a conoscenza della sua esistenza !
Il Governo ha preso posizione sulla Risoluzione lo scorso 9 settembre ed ha tra l’altro segnalato che prossimamente avrà luogo un’indagine internazionale che coinvolgerà pure un campione rappresentativo di allievi di scuola media sul tema dell’educazione alla cittadinanza.
Inoltre – si legge - l’autorità cantonale , ad alcuni anni dall’adozione della nuova impostazione dell’educazione civica, sta valutando la possibilità di avviare una ricerca per raccogliere elementi utili sugli obiettivi finora conseguiti e sui possibili miglioramenti da adottare.
On Gendotti non so esattamente quali siano stati nel dettaglio i risultati dell’incontro che Lei ha avuto con il Consiglio dei giovani venerdì 26 settembre in questa stessa sala.
Sono certo comunque che il dibattito odierno e la decisione che il Parlamento si appresta a prendere sarà da Lei letto come stimolo per passare “dai preliminari all’atto completo” e che la ricerca preannunciata verrà concretizzata.
E veniamo allo scetticismo espresso dal nostro Governo sulla proposta Savoia:
“CdST non intende – e cito - “sostituirsi ai compiti e ai doveri delle realtà locali” : In realtà dicendo di si alla mozione all’esame non si fa si che il Cantone organizzi “cose non sue” ma semplicemente si istiga il Comune a fare quanto di sua competenza coprendo parte delle spese. Anche perchè il Comune che forma un suo futuro elettore forma anche un futuro elettore cantonale (e federale)
L’aspetto finanziario : scusatemi se riprendo una citazione già riportata nel Rapporto : risottolineo – con il giovani stessi – come questi investimenti portino a medio lungo termine a dei vantaggi economici e sociali
il CdSt sottolinea in fine come già oggi in Ticino si faccia parecchio : giusto! Lo riconoscono gli stessi mozionanti ed anche la comm legislazione nel rapp che ho avuto il piacere di stendere. Bene, bravi !
Però caro Governo si può fare di più se davvero lo vuoi, si può fare di più senza essere eroi.
Lo so, sono le parole di Gianni Morandi e la citazione non merita d’essere iscritta in grassetto negli annali del Parlamento.
Sta di fatto che quello che afferma non è sbagliato e spero che il Parlamento sposi questa tesi approvando il Rapp della Comm della legislazione e con esso la mozione Savoia e cofirmatari.
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intervento di Giovanni Jelmini a nome del Gruppo Parlamentare PPD
Care colleghe, Cari colleghi, il gruppo popolare democratico voterà l’urgenza e – vi anticipo - voterà pure il credito ponte che consentirà l’apertura delle stazioni sciistiche di Bosco Gurin e di Carì. ...
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Garanzia di un credito ponte di 970'000 fr.per l’apertura degli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì durante la stagione invernale 2008-2009. Messaggio no. 6129
intervento personale di Fiorenzo Dadò
Onorevole Presidente
Onorevole Consigliere di Stato
Gentili colleghe e colleghi
Amici delle valli che ci seguite dalle tribune
Dopo il tira e molla dell’autunno scorso, in cui il Governo dichiarava che la questione degli impianti di risalita sarebbe stata presa seriamente in considerazione ed immediatamente studiata, eccoci di nuovo qui, con una soluzione criticatissima, risultato dei pesanti e incomprensibili ritardi oltre che della totale mancanza di una consultazione allargata e condivisa.
Mentre si trovano giustamente, e sottolineo, giustamente, 13 milioni per soli dieci giorni di festival del film, molti altri milioni per campi da calcio e da tennis, piscine, centri balneari, rifugiati, iniziative per il terzo mondo, sanità e assistenza vera e presunta, campagne pubblicitarie di tutti i generi, svincoli stradali fatti e rifatti, rotonde, radar, musei, statistica, università, studi sul sistema nervoso delle formiche e chi più ne ha più ne metta, c’è chi vorrebbe negare alle zone periferiche un modesto ma importantissimo e immediato aiuto in un momento molto delicato e di transizione come questo.
Di fatto in questo Cantone è in atto una chiara e inequivocabile politica di accentramento verso le zone urbane, che ha come conseguenza il disimpegno e il sistematico affossamento delle iniziative promosse e sostenute nelle valli. Oggi con una scusa, domani con un’altra, questa tristissima realtà è li da vedere e ampiamente documentabile. I sindaci della Valle Maggia, tanto per fare un esempio che credo possa valere sia per gli amici leventinesi che bleniesi, aspettano dal mese di giugno! Che questo Governo si degni di ascoltarli e accoglierli per un’oretta! Una soluzione migliore forse poteva essere trovata. Anzi, veniamo a sapere ieri sera di essere convocati per domani mattina alle 9! Un giorno prima! Ma cosa sono i sindaci delle Valli? Dei giopponi che son li ad aspettare l’avemaria?
Anche loro hanno i loro impegni, non sono politici professionisti come il caso dei C D Stato! Un minimo di deceza.
Ma quasi nessuno, credo, di questo Parlamento e tanto meno del Governo ha avuto il buon senso di andare a sentire il parere degli abitanti delle valli e di chi queste iniziative le ha promosse, dimostrando un grande attaccamento alle sorti del Paese e delle periferie in particolare. Penso ad esempio ai benemeriti pionieri Milton Sartori, già sindaco di Maggia e Gran Consigliere, l’ingegner Leopoldo Martinelli, fratello del già Consigliere di Stato Pietro, Flavio Riva, già presidente del Gran Consiglio e capogruppo liberale.
Mentre non si sprecano parole e iniziative per denigrare e affossare quanto è stato fatto ai margini del Ticino, nessuno ha l’onestà, nessuno sente il dovere civile e morale di ammettere e di dire cosa il centro del Ticino riceve in cambio? Lo scandaloso saccheggio delle risorse idriche delle valli ha fruttato a questo Cantone centinaia e centinaia di milioni. Lo sconsiderato utilizzo dei fondovalle, infognati di elettrodotti, ferrovie e autostrade, ha permesso lo sviluppo e il prosperare di tutta la parte ricca del Cantone! Sottoceneri e Luganese in primis.
Ora si parla anche di altre grandi iniziative, per attirare più turisti e dare una boccata d’ossigeno all’industria del turismo ticinese, ubicata al 99% in città, dove lascia i veri e cospicui guadagni. Si chiede un nuovo tributo alle valli per la prosperità del Cantone. Ma con che coraggio! se poi la considerazione e il ringraziamento sono li da vedere.
Ancora una volta si perpetua la stessa solfa. Danni, rinunce e sacrifici agli abitanti delle valli. I lauti benefici a tutti gli altri!
A tutto questo si aggiunge la situazione difficile della gioventù ticinese.
Guardiamo cosa capita nelle scuole, nelle piazze, i sabato sera.
Una gioventù disorientata, che più di grandi dibattiti o speciali commissioni, ha bisogno di sfoghi all’aria aperta, di strade semplici ma sicure e l’attività sportiva è una tra le più valide proposte che abbiamo.
Permettere ai giovani di stare a contatto con la natura, divertirsi in modo sano, e quindi stare distanti da droghe e porcherie varie, è un dovere al quale non possiamo in nessun modo sottrarci. Le infrastrutture sportive presenti nelle valli sono importantissime, a portata di qualunque portamonete e adempiono pienamente a questo fondamentale scopo sociale.
Colleghe e colleghi. Qual’ora oggi il Gran Consiglio volesse affossare questo modesto ma fondamentale aiuto alle zone periferiche e ai giovani ticinesi, e non venisse dichiarata ampia disponibilità ad aiutare anche la Valle di Blenio, la giornata sarà iscritta a caratteri cubitali tra quelle più nere e scandalose nella storia di questo Cantone! Un alone buio le cui ombre non si fermeranno qui!
F. Dadò
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Garanzia di un credito ponte di fr. 970'000 per l’apertura degli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì durante la stagione invernale 2008-2009. Messaggio no. 6129
intervento personale di Nadia Ghisolfi
Intervento personale
messaggio no. 6129: Garanzia di un credito ponte di fr. 970'000 per l’apertura degli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì durante la stagione invernale 2008-2009
Caro Presidente,
Consiglieri di Stato,
colleghe e colleghi,
L'obiettivo principale che sostengo votando questo credito è quello di garantire l'apertura delle strutture sciistiche ticinesi per la stagione invernale alle porte. Non solo Carì e Bosco Gurin quindi, ma anche il Nara, Campo Blenio e altre strutture più piccole come Prato Leventina, che non dobbiamo dimenticare.
Ribadisco che voto unicamente il credito ponte e non condivido assolutamente la linea del Governo sugli impianti di risalita, in quanto basata sullo studio della Grishconsulta, che reputo incompleto e pieno di contraddizioni. Il mandato iniziale comprendeva infatti, tra le altre cose, di “radiografare l'attuale situazione e individuare una strategia di rilancio, riposizionamento e ristrutturazione".
La radiografia è stata fatta ma è incompleta: non sono stati calcolati tutti gli effetti indiretti che le stazioni generano sull’economia regionale, e che costituiscono invece uno dei fattori più importanti da considerare. Nonostante questo, lo studio si permette comunque di trarre delle conclusioni in merito, e senza nessun dato oggettivo, affermando ad esempio che ad Airolo, Hotel e negozi traggono vantaggi solo in scarsa misura dalla stazione, o che le possibilità di pernottare o fare shopping al Nara sono praticamente nulle… probabilmente i signori della Grishconsulta non han mai sentito parlare della Blenio Tour Rustici!
Mi chiedo inoltre che fine ha fatto l'"individuare la strategia di rilancio”. È forse quella proposta nei vari scenari, e cioè chiudere tutte le stazioni, o salvarne una o al massimo due? Più che una strategia di rilancio mi sembra una strategia di smantellamento, con tanto di fondo di 8 milioni a disposizione per incentivarla!!
Nel messaggio si dice che qualora non si intervenisse con scelte selettive si "aprirebbe una voragine finanziaria" che finirebbe per "sottrarre preziose risorse pubbliche da destinare a iniziative di sviluppo sostenibili e durevoli, con un reale indotto a favore della crescita socio-economica delle zone periferiche".
Quali sono queste iniziative di sviluppo da sostenere? Quali sono le alternative agli impianti di risalita invernali? Di certo non si tratta di convertirle a “stazioni estive”, visto già oggi in questo settore il volume di mercato è ripartito su molte singole aziende con offerte troppo simili!
Già queste premesse non sono quindi delle più soddisfacenti. In più, quando ci si china su sullo scenario che prevede il solo mantenimento di Airolo, si apprende che la stazione avrà maggiori entrate in quanto l’utenza aumenterà grazie alla chiusura generalizzata di tutte le altre stazioni.
Anche in questo caso, questa ipotesi non è sostenuta da nessun dato oggettivo. Parliamoci chiaro: c’è qualcuno che ha veramente il coraggio di affermare che gli sciatori che fino a ieri andavano al Nara o a Bosco, decidano domani di andare ai Airolo? Per quale motivo, la solidarietà ticinese forse? Non credo proprio, basta vedere le prese di posizione su questo messaggio oggi in aula per capire dove andrà a finire la solidarietà ticinese!
Ma dove andranno a sciare i nostri figli? Dove faranno la “settimana bianca”? Nei Grigioni forse? È veramente questo quello che vogliamo? Perché è questo che ci aggiungiamo a fare, se votiamo NO a questo credito!
È ora di smetterla di far sentire i Comuni delle periferie un peso, o per usare un espressione che ho sentito non molto tempo fa, “la zavorra inutile sulla nave”. Le stazioni sciistiche non servono soltanto le regioni periferiche, sono un servizio per tutto il Cantone!
Prima di votare e di votare magari NO ricordiamoci di chi siamo qui a rappresentare, soprattutto noi, Deputati delle Valli : ricordiamoci che rappresentiamo le nostre regioni sull'arco dell'intero quadriennio della nostra carica e non soltanto nell'imminenza delle elezioni cantonali ,quando si elemosinano voti.
Possiamo oggi sostenere questo credito e l’apertura degli impianti di risalita e dire comunque NO alla strategia presentata, chiedendo di considerare anche le esigenze della Valle di Blenio e di altre stazioni più piccole. Oppure diciamo di NO a tutto. Rendiamoci conto però che votare NO significa condannare gli impianti e la pratica dello sci in Ticino.
Grazie per la vostra attenzione
Nadia Ghisolfi
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intervento a titolo personale di Gianni Guidicelli
Credo che nessuno all’interno di questo parlamento ritenga che, nell’ambito della politica a sostegno degli impianti di risalita, si debba continuare seguendo quanto fatto nel recente passato. Il dibattito svolto nel mese di giugno ha permesso di evidenziare chiaramente errori, ...
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Una fondazione per la salvaguardia dei beni culturali e per un turismo di qualità. Messaggio no. 5620
intervento di Ignazio Bonoli
Come molti altri paesi, anche il Canton Ticino si trova confrontato con il problema del ricupero e restauro di importanti beni culturali. Quasi sempre questa operazione è molto costosa e talvolta viene ritenuta fine a se stessa.
Anche nel recente dibattito in questa sala sui crediti per la Madonna del Sasso e la Chiesa di San Francesco a Locarno, abbiamo sentito dire che il cantone non deve impegnare fondi in queste operazioni. Caso mai toccherebbe alle parrocchie o alla Diocesi di procedervi. Magari si è perfino dimenticato che alcuni di questi beni sono frutto dello “storico” incameramento di beni ecclesiastici e sono quindi di proprietà del cantone.
Senta affrontare qui il tema importante della salvaguardia di beni culturali per la cultura, la storia e la stessa immagine del paese, va forse sottolineato che il doveroso ricupero di alcuni di essi ha una sicura importanza anche da un punto di vista economico, in particolare turistico.
La mozione Ferrari-Brenni-Gemnetti lo mette bene in evidenza e chiede che si trovino altre vie di finanziamento, per sopperire alla scarsa dotazione di fondi da parte del Cantone.
Il Consiglio di Stato prevede che nel periodo 2008-2011 si possano investire 12,6 milioni di franchi nel settore dei beni culturali, per un totale di investimenti lordi di 1'473 milioni.
Il rapporto del collega Raoul Ghisletta per la Commissione della Gestione mette bene in evidenza gli scopi di questa operazione, che però appare nuova per il nostro cantone, ma che parecchi altri Stati e regioni hanno già creato e stanno facendo funzionare con successo.
La novità essenziale consiste nell’inserire (cito il rapporto) “l’iniziativa privata nella gestione dei beni monumentali affinché all’azione di ricupero si possano accostare forme di imprenditoria che possano contribuire allo sviluppo turistico e alla creazione di posti di lavoro”, nonché “creare cantieri che si trasformino in scuole all’aperto dove si possano intrecciare competenze delle scuole professionali, SUPSI e USI congiunte con quelle delle associazioni professionali”.
Quindi un’ampia collaborazione fra vari ambienti e un ricorso al settore privato non soltanto per eventualmente eseguire i lavori, ma partecipare dall’inizio alla parte più importante dell’operazione, cioè il ricupero e l’utilizzazione di questi beni culturali.
Da qui la necessità di stimolare anche iniziative private per reperire i fondi necessari. La Fondazione dovrebbe però permettere di superare due ostacoli: quello finanziario e quello di una certa diffidenza del privato verso operazioni finora condotte dallo Stato, salvo qualche caso di finanziamento diretto da parte di aziende.
Altro punto importante è però l’abbinamento ricupero-utilizzazione turistica, a sua volta fonte di redditi più che benvenuti in questo contesto.
Resta comunque aperto il problema del come attirare investimenti privati verso queste operazioni. Ed è in questo campo non certo facile che la Fondazione potrà mostrare tutta la sua attività. Essa dovrà godere di una grande indipendenza, ma anche ridurre al minimo il contributo dello Stato. Quest’ultimo, oltre al capitale iniziale, potrebbe favorire l’operazione attraverso agevolazioni di vario tipo, tra cui quelle fiscali, applicando per esempio l’esenzione per i capitali versati con questi scopi e portandola magari al 20%, come permesso dalla legge federale, invece del pendente 10% deciso nella passata legislatura.
Con alcune delle molte considerazioni che si potrebbero fare su questo tema porto l’adesione del gruppo PPD al messaggio 5620 e ne raccomando l’approvazione.
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Utilizzo preventivo degli impianti radar sulle strade. Messaggio no. 5953
intervento di Alex Pedrazzini a nome del Gruppo PPD
Cari colleghi titolari du un permesso di c0ndurre,
Caro Nicola Brivio relatore a nome della Commissione legislazione e carissimi rappresentanti dei media (vi dirò in chiusura il perché),
dò quella che ritengo essere l’interpretazione autentica del Rapporto che stiamo per votare e che deve servire come indirizzo per il Consiglio di Stato che dovrà mettere in pratica quanto da noi deciso a seguito della mozione di Alessandro Del Bufalo.
Interpretazione autentica – caro Nicola – che ti prego di convalidare quando prenderai la parola.
Qualora la tua chiave di lettura fosse altra (ed in particolare prevedesse la segnalazione sistematica e di principio di tutti i radar mobili ) il gruppo PPD voterà di no.
Voterà invece di si se questo significa (come penso fosse la volontà della Commissione legislazione) quanto segue.
• Per i radar fissi :
o Che tutte le postazioni (“cassoni” o “scatole”) che possono contenere un radar fisso devono essere segnalate (non individualmente ma all’inizio della tratta).
o Che nessun elemento sarà fornito all’automobilista per sapere se all’interno di queste postazioni vi sia in quel momento un radar attivo o meno
• Per quanto concerne i radar mobili il PPD voterà di si se ciò significa unicamente che è consigliato all’autorità di segnalare in anticipo che nei giorni seguenti su una determinata tratta vi saranno dei controlli radar grazie a radar mobili (d’altronde già oggi nulla lo impedisce).
Il rapporto in questo senso potrebbe essere considerato “eccessivo” laddove afferma che occorre “introdurre il principio che le postazioni radar mobili vanno segnalate, riservate eccezioni giustificate da un interesse pubblico superiore”.
La nostra lettura si riassume in un consiglio dato al Governo ed ai Comuni affinche si ispirino a quanto viene fatto altrove.
Vi invito in questo senso a visionare il sito www.pully.ch.
Poi cliccate al centro della pagina su “prochains contrôles de vitesse” e scoprirete che nei giorni dal 21 al 23 ottobre vi saranno controlli all’av des alpes et avenue Général Guisan.
Questo non significa né che non vi saranno controlli altrove in quei giorni né che non ci saranno più controlli su quelle tratte all’infuori dei giorni che vanno dal 21 al 23 ottobre
Aggiungo (e ciò è valido sia per i radar fissi che per quelli mobili) ed è un punto importante ! che in nessun caso chi supera la velocità prescritta e viene colto in fallo potrà sfuggire alla sanzione perché quel radar fisso o mobile non era segnalato.
A far stato sono i cartelli col limite di velocità (o le norme generali sulla circolazione stradale).
In altre parole a partire dall’entrata in vigore delle norma che il Governo ci sottoporrà dopo che avremo approvato il rapp Brivio io quale automobilista saprò che:
• Se vedo un ‘indicazione attenti radar fissi questo significa che su quella tratta potrebbero esserci dei radar fissi attivi; potrebbero ma no necessariamente lo sono;
• posso, consultando il sito della polizia cantonale o del singolo comune, venire a sapere che tra giovedì e sabato vi saranno controlli radar (mobili) tra Cadenazzo e Giubiasco ad esempio o su via Clemente Maraini a Lugano.
Questo non significa però assolutamente che non verranno messi in funzione radar mobili in altre zone del cantone o del Comune.
In pratica quanto ho appena detto traduce la filosofia seguente : utente delle nostre strade, tu devi sapere che se non rispetti i limiti di velocità sarai punito tanto penalmente (multa) che amministrativamente (ammonimento o revoca) sull’intero territorio del nostro cantone. In questo senso il pericolo è il tuo mestiere.
Sappi anche che quel rischio è accresciuto laddove ti si segnala che vi sono istallazioni per radar fissi o su quelle tratte per le quali i responsabili hanno previsto dei controlli.
Ciò non significa assolutamente che altrove tu sia al riparo da ogni sanzione.
Quindi rispetta i limiti :
o Sempre
o Ancora più di sempre dove ti si segnalano istallazioni fisse e sui tratti previsti per controlli mobili in un dato periodo
Solo così l’effetto dissuasivo rimarrà totale sull’intero cantone e diverrà iperdissuasivo in certe località o su certe tratte.
Concepire le cose differentemente e quindi fornire all’automobilista la certezza che in alcuni luoghi malgrado il cartello v’è rischio zero equivarrebbe a segnare un’autorete non solo per l’autorità ma per le potenziali vittime dei criminali della strada.
Nicola confermaci pf quanto ho detto.
E vengo a voi cari giornalisti, sentito Brivio prendete accuratamente nota e titolate e sottotitolate giusto.
Un esempio di un errore da non commettere perché penalizzante per i vostri lettori :
“Tutti i radar vanno segnalati”, come indicava il 2 ottobre un nostro quotidiano di cui non citerò il nome.
È vero nell’articolo si facevano poi dei distinguo ma in molti – me lo insegnate - leggono solo il titolo in grassetto corposo.
Tra costoro v’è mia mamma e se si fa beccare da un radar prossimamente manderò la multa a te da pagare, caro Giovanni Galli!
Invito quindi a nome del PPD i colleghi ad appoggiare il rapporto Brivio dopo che egli ci avrà confermato che la chiave di lettura che ho appena esposto è quella corretta.
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Richiesta di un credito di fr. 750'000- a copertura dei costi a carico del Cantone per la causa civile che intende intraprendere nei confronti delle ditte di pavimentazione ticinesi
- Messaggio del 13 maggio 2008 no. 6072 - Rapporto, relatore: Giovanni Jelmini
Intervento a nome della Commissione della Gestione e delle finanze
Nel periodo compreso tra il mese di gennaio del 1999 e il mese di dicembre del 2004, diciassette ditte di pavimentazione stradale hanno creato un cartello:
1.si sono ripartiti il territorio del Cantone per i lavori pavimentazione e manutenzione stradale;
2.hanno concordato una rotazione nell’aggiudicazione delle offerte pubbliche;
3.hanno stipulato un accordo sui prezzi dell’asfalto e dei trasporti.
La cronologia degli eventi è contenuta al punto 2 del rapporto commissionale.
La ripropongo in sintesi.
Nell’autunno del 2004 il Dipartimento del territorio si rivolge alla Commissione della concorrenza per valutare la situazione del mercato ticinese delle pavimentazioni stradali, in particolare per quanto concerne i prezzi.
Il 2 dicembre 2004 la COMCO conferma l’apertura di un’inchiesta preliminare.
L’8 aprile 2005 la COMCO comunica che dall’inchiesta emergono indizi di una ripartizione del territorio ticinese per i lavori di manutenzione dei tratti stradali cantonali nel periodo 1995-2004, di una rotazione nell’aggiudicazione delle offerte pubbliche per lavori di pavimentazione di strade nazionali e cantonali nel periodo 1999-2004 e, infine, di un accordo sui prezzi dell’asfalto e dei trasporti.
La COMCO, riferendosi all’art. 27 della Legge federale sui cartelli decide quindi di aprire un’inchiesta nei confronti delle ditte che producono asfalto e di quelle che sono attive nella pavimentazione stradale.
Il 9 gennaio 2007 la COMCO trasmette alle parti interessate, compreso il Cantone in qualità di committente, una proposta di decisione con possibilità di presentare eventuali osservazioni.
Nella proposta di decisione la COMCO evidenzia come l’applicazione della convenzione del 19 dicembre 1998 tra le imprese di pavimentazione stradale nel Cantone Ticino abbia costituito sia un accordo finalizzato a realizzare una rotazione delle offerte, sia un accordo orizzontale in materia di prezzi e, di conseguenza, una limitazione illecita della concorrenza ai sensi dell’art. 5 cpv 3 LCart.
La convenzione sottoscritta e applicata dalle ditte interessate stabiliva infatti il seguente modus operandi – cito dall’art. 3 della convenzione stessa
Le ditte devono partecipare alle riunioni.
Salvo decisione contraria dell’assemblea, le riunioni hanno luogo settimanalmente. In queste ultime si trattano i lavori in scadenza sino alla fine della settimana successiva.
La presenza alla riunione obbligatoria. In caso di mancata partecipazione, le Ditte assenti sono tenute ad informarsi su quanto è stato trattato e a tenersi rigorosamente alle decisioni prese.
Le offerte devono essere calcolate integralmente da ogni partecipante al concorso. Saranno discusse in comune al fine di determinare il giusto prezzo della minore offerta, tenendo conto degli interessi del committente e delle imprese.
Le offerte d’appoggio dovranno essere compilate secondo le basi di calcolo giustificabili per ogni singola posizione. Si dovrà evitare che le offerte d’appoggio abbiano tutte il medesimo importo.
Per i lavori dello Stato alcune offerte dovranno essere inoltrate in modo che possano entrare in considerazione per la delibera, affinché il committente abbia un’effettiva possibilità di scelta fra le Ditte concorrenti. Se una Ditta rinuncia al suo turno di lavoro senza valido motivo, anche se non è presente alla riunione dovrà di seguito attendere 4 settimane prima di poter di nuovo pretendere a lavori secondo contingente.
Art 4
Oggetto della convenzione sono i seguenti lavori di pavimentazione:
a.Tutti i lavori per enti pubblici (compresi Aziende elettriche, di trasporto, ecc.) assegnati per concorso pubblico o licitazione privata.
b.Tutti gli altri lavori che superano 20'000.-- Fr.
c.Altre prestazioni per terzi inerenti lavori di pavimentazione.
Seguono quindi le disposizioni concernenti gli obblighi, i criteri per l’assegnazione dei lavori, i criteri di conteggio nel contingente di rotazione dei lavori, le modalità concernenti le offerte di studio e dei prezzi per le imprese ed altre disposizioni concernenti la corretta applicazione della convenzione.
Il 19 novembre 2007 la COMCO presenta la propria decisione, tramite la quale – cito -:
a) constata che l’applicazione della convenzione del 15 dicembre 1998 nel Cantone Ticino costituiva sia un accordo che serviva a realizzare una ripartizione delle commesse, sia un accordo orizzontale in materia di prezzi e, di conseguenza, una limitazione illecita della concorrenza secondo l’articolo 5 capoverso 3 lettera a e c LCart;
Questa limitazione illecita della concorrenza ha causato un importante danno economico allo Stato del Canton Ticino, costretto a pagare un prezzo superiore a quello di mercato per le prestazioni necessarie al mantenimento e al miglioramento del patrimonio stradale.
Secondo le rilevazioni dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) e dell’Ufficio federale di statistica (UST), i prezzi per la posa di pavimentazioni stradali del Cantone Ticino durante il periodo tra 1999 - 2004 erano più elevati rispetto a quelli praticati negli altri Cantoni. “Nel 2003 per la posa dell’asfalto del tipo HMT 22 S i prezzi erano dell’85% più cari che nel Cantone di Zurigo, dell’80% più cari che nel Cantone di Berna, del 106% più cari che nel Cantone del Vallese e del 20% più cari che nel Cantone dei Grigioni.” (decisione del 19 novembre 2007 della Comco), nota 32, pag. 45).
È per questi motivi che il Consiglio di Stato intende ora avviare una causa civile, allo scopo di ottenere un risarcimento dei danni finanziari subiti.
Il Consiglio di Stato chiede un credito di CHF 750'000.00 a copertura dei costi a carico del Cantone per la causa civile che vuole promuovere nei confronti delle ditte di pavimentazione ticinesi.
La causa è finalizzata a ottenere un giusto risarcimento per i danni causati dall’esistenza di un cartello, quindi dalle limitazioni della concorrenza e dalle violazioni alla legge federale sui cartelli.
Dal profilo legale è utile sapere che attualmente sono ancora pendenti una vertenza penale e una amministrativa
Quella penale è stata provocata dal Comune di Lugano quando l’8 agosto 2007 si è rivolto al Ministero Pubblico, chiedendo l’apertura di un procedimento penale nei confronti degli organi societari delle ditte coinvolte nell’affaire asfaltopoli.
Il 12 novembre 2007 è stato decretato il non luogo a procedere, in quanto non sarebbero stati ravvisati gli elementi costitutivi i reati di truffa e di falsità in documenti.
Il 23 novembre 2007 l’esecutivo del Comune di Lugano ha presentato un’istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi penali del Cantone Ticino.
La CRP, che non ha ancora evaso l’istanza, potrà:
confermare il decreto di non luogo a procedere;
accogliere l’istanza, con contestuale promozione dell’accusa; in questo caso la pratica penale verrebbe trasmessa a un nuovo magistrato inquirente con l’incarico di procedere nella prosecuzione dell’inchiesta.
Il Ministero pubblico ha decretato il non luogo a procedere sia nei confronti delle ditte in merito al presunto reato di truffa ai sensi dell’art. 145 CP, sia nei confronti di autorità e funzionari dell’amministrazione cantonale in merito al presunto reato di infedeltà nella gestione pubblica ai sensi dell’art. 314 del CP.
Dal profilo del diritto amministrativo, il 13 febbraio 2008 il Tribunale amministrativo federale ha comunicato che la decisione del 19 novembre 2007 della COMCO è stata impugnata da otto ditte interessate.
Contro la decisione del Tribunale amministrativo federale è possibile presentare ricorso al Tribunale federale quale ultima istanza giurisdizionale svizzera.
Il Consiglio di Stato e la Commissione della gestione non ritengono necessario attendere l’esito della procedura penale e di quella amministrativa, in quanto i tempi di evasione delle stess possono rivelarsi molto lunghi.
Le decisioni amministrative possono inoltre essere impugnate presso il Tribunale federale, allungando ulteriormente i tempi di una decisione definitiva.
In merito alle possibilità e alle modalità per ottenere un risarcimento, è utile fare qualche considerazione.
Le decisioni di principio sono infatti una gran bella cosa. Occorre poi però capire nella realizzazione concreta se ci sono reali possibilità di ottenere un risultato favorevole.
Per valutare quello che tecnicamente viene definito il rischio processuale di una causa civile, ossia le reali possibilità di ottenere ragione in via giudiziale, è stato chiesto un parere legale allo studio Mattei di Bellinzona, lo stsso Studio che aveva assistito il Dipartimento del territorio nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla COMCO.
Secondo le conclusioni del parere legale, non si esclude l’esistenza di un rischio processuale – peraltro presente in qualsiasi causa giudiziaria - ma neppure si esclude l’esistenza di concrete possibilità di procedere giudizialmente con una causa civile.
Cito dal rapporto:
“pur con le incertezze derivanti anche dall’assenza di giurisprudenza in merito (è una prima sul piano svizzero) esistono concrete possibilità di procedere giudizialmente con una causa civile contro una, alcune o tutte le imprese (di principio tutte), chiedendo il risarcimento dell’intero danno subito dal Cantone, sulla base del principio della solidarietà. Particolare attenzione dovrà inoltre essere dedicata alla calcolazione del pregiudizio subito.”
Non solo vi sarebbero possibilità concrete di ottenere il risarcimento dei danni subiti, ma tali possibilità sono state valutate positivamente anche da altre parti interessate.
E qui penso in particolare alla Confederazione che per il tramite l’Ufficio federale delle strade intende sostenere la causa e partecipare ai costi della stessa.
Penso inoltre al Comune di Lugano che ha votato recentemente un credito di 300'000.00 CHF, autorizzando il Municipio a promuovere una causa giudiziaria nell’ambito della vertenza che concerne le ditte di asfalto.
Al di là del rischio processuale di una causa civile, tanto il Municipio di Lugano, quanto il Consiglio di Stato, quanto ancora la Confederazione Svizzera ritengono che convenire in giudizio le imprese di pavimentazione stradale che hanno imposto all’ente pubblico prezzi del 30–40% superiore rispetto a quelli di mercato, rappresenti un dovere morale, oltre che istituzionale.
La Commissione condivide le intenzioni del CdS e chiede a questo parlamento di voler approvare le richieste contenute nel messaggio governativo.
La commissione ritiene di rivolgere al CdS qualche considerazione.
Intanto, chiede particolare attenzione in merito alla calcolazione del danno subito; danno che, a mente della Commissione, dovrà essere stimato con molta cura e in modo prudenziale onde contenere gli anticipi, rispettivamente le tasse e le spese di giustizia.
Chiede inoltre - sempre nell’ottica di contenere le spese e raggiungere un risultato favorevole in tempi non troppo lunghi - che lo Stato abbia a verificare l’opportunità di trovare un accordo extragiudiziale con le parti convenute e questo sia prima che durante la causa giudiziaria.
La Commissione ritiene infine opportuno che lo Stato continui ad agire di concerto con il Comune di Lugano per i passi giuridici da intraprendere, sulla scia di quanto sta già avvenendo.
In conclusione la Commissione della gestione invita il Gran Consiglio a voler approvare il decreto legislativo contenuto nel messaggio no. 6072 del 13 maggio 2008, mediante il quale si chiede lo stanziamento di un credito di CHF 750'000.00 a copertura dei costi a carico del Cantone per la causa civile che l’ente pubblico intende promuovere nei confronti delle ditte di pavimentazione ticinesi.
Giovanni Jelmini
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Richiesta di un credito di fr. 750'000.- a copertura dei costi a carico del Cantone per la causa civile che intende intraprendere nei confronti delle ditte di pavimentazione ticinesi
- Messaggio del 13 maggio 2008 no. 6072
- Rapporto, relatore: Giovanni Jelmini
Intervento di Carlo Luigi Caimi a nome del Gruppo PPD
Signor Presidente,
Signor Consigliere di Stato,
Gentili Colleghi e Colleghe,
porto a nome del Gruppo popolare democratico l’adesione al messaggio governativo e alle conclusioni del rapporto del collega Giovanni Jelmini, con i quali si chiede un credito di CHF 750'000.— per la copertura dei costi a carico del Cantone per la causa civile da introdurre contro le ditte facenti parte del cartello ticinese dell’asfalto.
Bisogna ricordare preliminarmente come l’applicazione della convenzione cartellare del 19 dicembre 1998 abbia rappresentato una doppia violazione della normativa sui cartelli: da una parte configurava un accordo vietato finalizzato a realizzare una rotazione delle offerte, dall’altra parte un accordo orizzontale in materia di prezzi, e di conseguenza una limitazione illecita della concorrenza ai sensi dell’art. 5 cvp. 3 LCart. Questa norma stabilisce:
Art. 5
3 È data presunzione della soppressione della concorrenza efficace quando tali
accordi, che riuniscono imprese effettivamente o potenzialmente concorrenti:
a. fissano direttamente o indirettamente i prezzi;
b. limitano i quantitativi di beni o servizi da produrre, acquistare o consegnare;
c. operano una ripartizione dei mercati per zone o partner commerciali.
A nome del mio Gruppo devo stigmatizzare nel modo più fermo quanto avvenuto negli scorsi anni (in particolare dal 1999 al 2004) ad opera del cartello formato da 17 ditte del settore della pavimentazione stradale con asfalto. Il loro comportamento cartellare estremo e irresponsabile ha provocato ingenti danni economici al Cantone Ticino e ad ogni singolo contribuente, dell’ordine di decine di milioni di franchi.
Se è vero che non si è potuta concretare l’ipotesi di reati penali (il messaggio governativo ne indica le motivazioni di dettaglio) è altrettanto certo che dal punto di vista civilistico l’ingente danno provocato può e deve essere fatto oggetto di un’azione di risarcimento.
Lo dobbiamo ai cittadini di questo Cantone, ai quali si chiedono o prospettano attualmente importanti sacrifici fiannziari.
Dobbiamo farlo nonostante i rischi processuali, che esistono. Fino ad oggi non vi è una giurisprudenza consolidata in materia, che permetta di ridurre o calcolare il rischio oltre una certa misura.
Dobbiamo agire, infine, anche se il rischio che nelle more del giudizio una o più delle parti convenute ancora attive fallisca non è lontano da una valutazione realistica della situazione.
Il messaggio governativo ha lasciato in sospeso un punto importante (lo stesso vale per il rapporto commissionale): il valore di causa dell’azione risarcitoria, che deve essere ancora stabilito. Chiedo al Consigliere di Stato di fornire al Parlamento le necessarie indicazioni su questo aspetto – quelle possibili oggi - prima del voto. Il credito richiesto potrebbe, infatti, non essere adeguato, proprio a dipendenza del valore della causa che verrà introdotta. Nulla cambia il fatto – tutt’altro che improbabile e anzi da persguire con convinzione – che possa essere trovata una rapida soluzione bonale prima dell’avvio della causa civile.
Riguardo all’intervento a nome del gruppo PLR del collega Galusero, che mi ha preceduto, auspico che la discussione odierna non si limiti alla scelta del patrocinatore legale, diventando una diatriba tra partiti (nel messaggio si fa riferimento ad un parere preliminare dell’avv. Luigi Mattei, notoriamente di area PPD). Senza nulla togliere, inoltre, ai “meriti” del Municipio di Giubiasco, che avrebbe per primo segnalato alla ComCo la fattispecie cartellare, desidero ricordare che non fu né il primo né l’unico a sollevare il problema, già noto.
Detto questo, ribadisco l’adesione convinta del mio Gruppo alla proposta governativa.
Carlo Luigi Caimi
Bellinzona, 23 settembre 2008
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