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Iniziativa parlamentare generica “Creazione di un fondo per il risanamento energetico”

intervento di Monica Duca Widmer

In Svizzera il 27% del consumo energetico – compresa l’energia elettrica -  é determinato dagli edifici.
Metà della stessa serve per il riscaldamento, la climatizzazione ed il riscaldamento dell’acqua, un terzo è elettricità del resto
resto serve per la produzione e la manutenzione.

L’indirizzo della politica svizzera in tema di consumo energetico è quello di arrivare alla società 2000 W.
Questo significa che l’attuale consumo energetico dovrà diminuire di un fattore 2.5, che la produzione di CO2 sarà plafonata ad 1t per persona anno.

Per il 2050  si ipotizzano immobili riscaldati senza energia fossile e una diminuzione dei consumi energetici del 50%.   

Per questi motivi nella sessione invernale 2008 (non 2009), il Parlamento – con l’approvazione del Consiglio federale - ha aumentato il preventivo 2009 per le misure d'incentivazione nel settore dell'utilizzazione energetica e del recupero del calore residuo da 14 a 100 milioni di franchi.
Il Consiglio federale si era espresso quindi a favore di un programma di risanamento degli edifici a lungo termine e su scala nazionale, elaborato dalla Confederazione, dai Cantoni e dal settore dell'economia entro la fine del 2009 e attuato a partire dal 2010.
Secondo la Costituzione federale, i Cantoni sono responsabili delle misure inerenti al consumo energetico degli edifici.
Rientrano in questa categoria la determinazione di standard di costruzione e prescrizioni nel settore degli edifici, come anche l'attuazione di programmi cantonali d'incentivazione nel settore energetico.
Dal 2000 la Confederazione sostiene con contributi globali i programmi cantonali d'incentivazione per l'impiego parsimonioso e razionale dell'energia, per il recupero del calore residuo e per l'utilizzazione di energie rinnovabili, secondo l'articolo 13 della legge sull'energia.
Nel 2008 i contributi ammontavano a 13,4 milioni di franchi.

Le premesse per lo stanziamento di contributi globali sono una base legale cantonale e un programma d'incentivazione nel quale il Cantone investa mezzi propri. Il contributo globale della Confederazione potrà raggiungere al massimo l'ammontare del credito cantonale per il programma cantonale d'incentivazione.

Nel quadro dei programmi d'incentivazione, i Cantoni pur essendo liberi, si sono orientati ad un modello elaborato congiuntamente, con l'intento di elaborare un programma d'incentivazione nazionale.
I mezzi supplementari per il 2009 saranno destinati soprattutto a strutture già esistenti e utilizzati per realizzare misure rapidamente attuabili, per espletare anche  effetti tempestivi sulla congiuntura:
80 milioni di franchi al massimo saranno versati sotto forma di contributi globali ai Cantoni.
18 milioni di franchi al massimo saranno messi a disposizione per istituire un programma di sensibilizzazione per i proprietari di edifici.

Nel nostro Cantone le Linee direttive esplicitano gli indirizzi generali della politica energetica cantonale e prevedono un uso più efficiente dell’energia, attraverso la diminuzione dei consumi, in particolare nel parco immobiliare.
Per poter promuovere ulteriormente il risparmio energetico  tramite il risanamento del parco immobiliare esistente ed accedere al finanziamento federale urgono però misure che vadano oltre la Scheda di PD V3 Energia e del Piano cantonale di risanamento dell’aria 2007-2016 (in particolare la politica costitutiva IS7 “Risparmio energetico negli edifici”) adottata il 12.6.2007 ed oltre la misura 11 di sostegno all’occupazione e all’economia presentata il 4.3.2009.

Delle possibilità offerte dalla Confederazione si sa dal gennaio 2008, per cui i tempi non possono essere brevi, devono essere brevissimi e le modalità riprese da quanto già gli altri Cantoni hanno fatto in questo periodo.
Auspicando che il tema non venga nuovamente messo in secondo piano e che si provveda finalmente a creare la base legislativa necessaria per poter usufruire del finanziamento federale, con le osservazioni formulate precedentemente, porto l’adesione del gruppo PPD al rapporto della gestione, con la convinzione che oltre che ad un incentivo per l’economia, le misure di risanamento energetico degli stabili costituiscano un tassello indispensabile per la crescita sostenibile del nostro Paese.
 

Intervento per il Gruppo PPD in GC sul messaggio 6119 per l’integrazione dell’Alta scuola pedagogica (ASP) nella Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI)

intervento di Nadia Ghisolfi

Signor Presidente del GC,
signor consigliere di stato,
Care colleghe, cari colleghi,

con il presente intervento porto il sostegno del Gruppo popolare democratico al rapporto della Commissione speciale scolastica, che - seppur con l’introduzione di qualche emendamento e la formulazione di alcune osservazioni e raccomandazioni - sostiene il messaggio presentato dal Consiglio di Stato.
Il Gruppo PPD valuta positivamente la prevista integrazione dell’Alta scuola pedagogica nella SUPSI, in quanto ritiene che questo possa permettere di colmare diverse lacune presenti nel sistema attuale, quali il livello e la qualità dell’insegnamento, nonché l’immagine e l’attrattiva della Scuola stessa e, conseguentemente, della professione di docente. 
L’integrazione dell’Alta scuola pedagogica nella SUPSI le permetterà di raggiungere un vero e proprio profilo di scuola terziaria di livello universitario.
Questo è importante in quanto consente, in primo luogo, di rispettare il piano della riforma del settore della formazione universitaria svizzera, che prevede il passaggio delle Alte scuole pedagogiche a questo livello entro il 2011.
In secondo luogo, permette di rinnovare l’immagine della scuola e della professione stessa, garantendo una certa qualità e migliorando il livello della formazione di base, pedagogica e continua. Qualità non solo per gli allievi, ma anche per i docenti.
Il ruolo del docente è cambiato nel corso degli anni ed ha assunto sempre più importanza nello sviluppo e nella formazione delle giovani generazioni. Rispetto al passato, oggigiorno capita purtroppo sempre più spesso che le famiglie abbiano meno tempo da passare insieme. Le possibili conseguenze negative che ne derivano, lo sappiamo tutti, sono molteplici. Una di queste è la minore possibilità di occuparsi dell’educazione dei propri figli. In questo contesto la scuola, e i docenti, possono e devono giocare un ruolo. Se c’è un vuoto può e deve essere colmato. Anche per questo motivo la formazione di base, pedagogica e continua dei docenti diventa un tassello sempre più fondamentale della nostra società, che non deve essere sottovalutato.
È pertanto necessario rendere la formazione di docente più attrattiva, offrendo un’istruzione di qualità, soprattutto a quegli studenti che, terminato un curricolo universitario, decidono di conseguire l’abilitazione all’insegnamento. Altrettanto importante in questo senso è l’accessibilità. Non tutti infatti hanno la possibilità, dopo un percorso universitario completo, di frequentare un’ulteriore formazione a tempo pieno, quindi senza percepire alcuno stipendio. Questo potrebbe disincentivare alcuni nella scelta della professione. È quindi fondamentale l’introduzione di una formazione “en emploi” parallela all’attività professionale.
Per raggiungere una qualità di livello terziario non è tuttavia sufficiente integrare una struttura in un'altra, seppur affermata. È necessario procedere a dei veri e propri cambiamenti, penso in particolare ad una nuova definizione delle qualifiche del corpo professorale con una differenziazione per ruoli specifici, distinguendo ad esempio fra docente-ricercatore e docente-professionista o assistente, nonché lo sviluppo della ricerca e la sua integrazione con la formazione di base e continua.
Per quel che concerne la ricerca, il Gruppo PPD condivide il trasferimento dell’attuale attività dell’Ufficio studi e ricerche all’interno della SUPSI. Si ha invece qualche dubbio in merito all’intenzione di voler far dipendere ogni iniziativa in quest’ambito ancora dal Dipartimento dell’educazione (DECS). Questo infatti, è in contrapposizione con la volontà di dare autonomia a questi Istituti universitari, per permettere loro lo sviluppo di progetti innovativi. Volontà che sta proprio alla base del messaggio governativo presentato e della scelta di integrare l’Alta scuola pedagogica nella SUPSI. Si raccomanda quindi di prevedere un credito che l’istituto possa gestire autonomamente, tenendo in adeguata considerazione i bisogni rilevati nel contesto della formazione di base e continua, nonché nelle relazioni con il territorio.
Lo stesso discorso vale per la formazione continua. Anche se è importante che il Dipartimento dell’educazione (DECS) definisca la politica dell’aggiornamento in questo settore, è necessario vigilare affinché questo non limiti l’attività dell’Istituto.
È importante lasciare sufficiente indipendenza  e progettualità alla SUPSI, per sviluppare iniziative autonome di formazione continua, che dovrebbero scaturire -tra l’altro- proprio grazie all’intensa correlazione tra formazione, contatto con il territorio e ricerca.
Per concludere, vorrei sottolineare l’importanza di un agire coordinato di tutti gli attori interessati (dalla Divisione della scuola, ai docenti ASP, agli ispettori, agli esperti del settore, ai direttori, ecc), per far convergere gli sforzi verso l’obiettivo primario di una scuola veramente di qualità. In questo senso sarà importante la nuova Convenzione tra l’Alta scuola pedagogica e la Divisione della scuola, ora in fase di rielaborazione, attraverso la quale si consolideranno e struttureranno i rapporti tra i diversi enti. Il Gruppo di lavoro che sta finalizzando la nuova Convenzione dovrà prestare particolare attenzione a questi aspetti in modo da garantire delle solide relazioni tra il dipartimento della SUPSI che integra l’Alta scuola pedagogica e gli attori presenti sul territorio.
Tutti questi cambiamenti sono fondamentali per permettere la creazione di condizioni quadro che favoriscano mentalità e modalità di lavoro tipiche di una scuola veramente terziaria.
A nome del Gruppo PPD, vi invito quindi a sostenere il rapporto della Commissione speciale scolastica. 
 

Messaggio 6147 Concessione di un credito di CHF 1'400'000.- per l’allestimento del collegamento pianificatorio del collegamento A2-A13

intervento di Fabio Regazzi

Presidente
Consiglieri di Stato
Colleghe e colleghi

Ritengo superfluo fare considerazioni sull’importanza di un collegamento veloce per tutto il locarnese, e questo nonostante l’esito della votazione sulla variante 95.
Ma veniamo al messaggio che ci occupa.
Quando tutto sembrava perduto, con un’operazione di alto equilibrismo le parti coinvolte sono infine riuscite ad estrarre dal cilindro una soluzione che sembra aver trovato, dopo numerose peripezie, un largo consenso.
Tutto bene dunque? Direi proprio di no, visto che nel caso concreto la gestione di questo spinoso e nel contempo importantissimo dossier ha suscitato parecchi dubbi e molte perplessità. Per dirla tutta a mio avviso su questo tema si è pasticciato molto e questo ha reso molto più difficile di quanto già non lo fosse.
Nell’impostazione voluta dal DT si è voluto conferire un peso importate alla cosiddetta DPP, la cui missione era quella di trovare il consenso garantendo nel contempo un’adeguata informazione. Peccato però che in questo organo non fosse presente nessun rappresentante dei comuni direttamente toccati, che si sono visti calare dall’alto corridoi che attraversavano i rispettivi territori senza saper bene chi ringraziare.
Questo è stato a mio avviso un errore, acuito dall’eccessivo peso attribuito ai referendisti sia nel gremio politico che in quello tecnico del progetto dove i loro rappresentanti hanno di fatto condotto le danze.
Anche nell’allestimento del credito si è operato con una certa approssimazione, in particolare sono state introdotte delle voci per tutta una serie di mandati già attribuiti nell’ambito delle competenze del CdS e per i quali si chiedeva di fatto solo una, non necessaria, ratifica.
In buona sostanza le commissioni della gestione e della pianificazione sono state confrontate con un’incompiuta, un messaggio scricchiolante sotto parecchi punti di vista.
A quel punto le opzioni non erano molte. O rimandare tutto al mittente, con le conseguenze del caso, oppure cercando di sbrogliare una matassa che ogni giorno appariva vieppiù ingarbugliata.
Da quel momento si sono succeduti incontri, spuntini a base di vino e salame, scambi di mail, telefonate per giungere infine al fragile compromesso riportato nel rapporto congiunto delle due commissioni, con cui è stato da un lato ridotto il credito per lo studio pianificatorio da fr. 1'400'000.- a fr. 750'000.- e dall’altro sono stati ridefiniti i corridoi che lo stesso dovrà approfondire.
Parlavo di fragile compromesso. In effetti i Verdi, non mi è ancora chiaro se con il sostegno del principe degli agricoltori del Piano di Magadino, hanno già preannunciato di voler lanciare un’iniziativa, sulla quale immagino che il collega Savoia ci dirà di più in seguito.
Per concludere il gruppo PPD non può certo dirsi soddisfatto di come questo dossier sia stato gestito. La commissione della gestione, probabilmente arrogandosi delle prerogative che non le sono proprie, (penso in particolare quelle di natura pianificatoria) ha dovuto prendere in mano il boccino per salvare il salvabile.
Da questo punto di vista l’operazione è apparentemente riuscita, per cui il mio gruppo considera l’approvazione del rapporto e del relativo decreto legislativo come un piccolo ma importnate passo in avanti verso l’agognato collegamento veloce A2-A13. Troppo presto comunque per dire se sarà decisivo. Il percorso è infatti ancora molto tortuoso e irto di difficoltà.



Con queste considerazioni porto quindi l’adesione del gruppo PPD al rapporto delle Commissione della gestione e della pianificazione sul messaggio 6147.

Per il Gruppo PPD
Fabio Regazzi

Messaggio-6119-per-l'integrazione-dell'Alta Scuola Pedagogica nella SUPSI

intervento di Luca Pagani

La riforma che ci apprestiamo a votare riveste notevole importanza per il sistema educativo del nostro cantone.

Sappiamo che la qualità della scuola dipende in buona parte dalla qualità e dalla preparazione dei propri insegnanti.

Soprattutto in un periodo di emergenza educativa come quello che stiamo vivendo, è quindi  indispensabile elevare la qualità della formazione dei formatori, affinché possano far fronte in modo adeguato alle nuove sfide educative e conferire ai nostri giovani, in collaborazione con le famiglie, un’educazione e una preparazione che permetta loro di maturare intellettualmente, moralmente e civilmente, così da poter affrontare le sfide della vita e assumere ruoli attivi nella società.

Si tratta di una strada ormai tracciata a livello federale per tutti i cantoni e che appare necessaria anche per assicurare ulteriormente agli insegnanti quel prestigio che il loro prezioso ruolo indubbiamente richiede.

Chi è intervenuto prima di me ha già messo bene in risalto importanza, obiettivi e modalità di questa riforma.

In tal senso ringrazio…. per i loro interventi; ringrazio anche …..per le loro considerazioni critiche sulle quali tornerò.

Prima vorrei però evidenziare alcuni aspetti che rivestono particolare importanza.


Con l’integrazione dell’ASP nella SUPSI s’intende innalzare al livello terziario universitario la formazione dei docenti e far quindi beneficiare l’ASP dei vantaggi derivanti dall’inserimento in una collaudata struttura universitaria professionale e dal collocamento in una dimensione universitaria.


Vale forse la pena ricordare che, a differenza di quanto previsto per USI e SUSPI, l’ASP non costituisce oggi un ente autonomo di diritto pubblico con personalità propria, ma è direttamente subordinata al Consiglio di Stato e per esso al DECS.  Si tratta di una scuola concepita su di un modello secondario-superiore e non su di uno schema veramente universitario.


La Commissione scolastica, dopo aver esaminato in modo approfondito la proposta governativa, ha valutato molto positivamente la prevista integrazione dell’Alta scuola pedagogica nella Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Non di meno essa ha sollevato alcune riserve in merito all’impostazione prevista soprattutto in ambito di formazione continua e di ricerca, proponendo i necessari correttivi, per una maggiore emancipazione dal Dipartimento e per evitare doppioni e dispersione di risorse.


Diversi sono gli elementi che hanno portato la Commissione a maturare il proprio positivo convincimento.


A /
In primo luogo è stata riconosciuta la necessità di portare al più alto livello la qualità della formazione dei formatori e di rivalutare identità e prestigio professionale del docente.

In un contesto sociale sempre più complesso, confrontato con una preoccupante crisi educativa, la condizione fondamentale affinché la scuola possa svolgere appieno la propria nobile missione di formare la persona umana, è avantutto quella di assicurare al corpo insegnante una preparazione e una professionalità all’altezza del compito affidato.


B /
A mente della stessa CDPE, l’obiettivo dell’innalzamento della qualità dei formatori va anzitutto perseguito assicurando loro una formazione di livello universitario.

Il piano della riforma del settore della formazione universitaria svizzera richiede che le Alte scuole pedagogiche  completino entro il 2011 il passaggio verso un profilo di scuola terziaria di livello universitario.


C/
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi tempi – che dovrebbero condurre ad un riconoscimento, seppur con riserve, dei diplomi del livello secondario I da parte della CDPE – il processo di terziarizzazione dell’ASP è tutt’altro che concluso.

Come emerge in particolare dal Rapporto finale 24 maggio 2007 della CDPE, diversi sono i passi che rimangono da compiere.
Segnatamente il settore della ricerca andrà completamente ristrutturato, precisando obiettivi e modalità.
Occorrerà poi prevedere e attuare una effettiva differenziazione del corpo docente, distinguendo almeno fra docente–ricercatore, docente–professionista e docente a contratto, creando altresì un solido corpo di quadri intermedi (assistenti, ricercatori, ecc.) per assicurare un adeguato supporto allo sviluppo della ricerca.

In generale occorrerà creare le condizioni quadro per promuovere mentalità e modalità di lavoro tipiche di una scuola veramente terziaria.


D /
Per eliminare tali lacune, rispettivamente per raggiungere gli obiettivi prefissi, volendo mantenere l’ASP integrata nell’Amministrazione cantonale, sarebbe necessaria un’incisiva riforma di questa scuola.

Occorrerebbe in particolare compiere un notevole sforzo di revisione di leggi, regolamenti e organigrammi, senza peraltro avere la garanzia di creare una struttura veramente capace di funzionare secondo logiche accademiche e di mantenersi costantemente a quell’elevato livello che formazioni iniziali e continue altamente qualificate e basate sulla ricerca indubbiamente esigono.

Queste incisive riforme non appaiono tuttavia giustificate per una scuola di dimensioni ridotte quale l’ASP (250 – 300 studenti), oltretutto se si considera che il nostro Cantone si è nel frattempo dotato di una realtà universitaria particolarmente dinamica e di elevata qualità.

Anziché andare a reinventare e ricostituire quanto in realtà è oggi già presente sul territorio, appare molto più logico e razionale integrare l’ASP nella realtà già esistente, salvaguardando e soprattutto valorizzando ciò che di buono l’Alta scuola è stata in grado di realizzare in questi anni.

Questa opzione era già stata esaminata al momento dell’istituzione dell’ASP, ma allora i due Istituti universitari cantonali erano ancora molto giovani e pertanto non si è ritenuto di compiere subito un passo così importante.

Ben diversa è oggi la situazione, in particolare con una SUPSI che costituisce una realtà solida, collaudata e dinamica. Essa ha già dimostrato di essere pienamente in grado di assorbire e di valorizzare altre realtà scolastiche, come è stato in particolare il caso per la SSQEA o per l’affiliazione del Conservatorio della svizzera italiana, della Scuola teatro Dimitri e della Fernfachhochschule Schweiz.

In particolare la SUPSI, oltre alla vocazione prettamente professionalizzante, ha anche dato prova di disporre di notevoli capacità nel tessere forti legami con il territorio. Si tratta di una prerogativa irrinunciabile per una scuola come l’ASP che, da un lato deve essere capace di riconoscere ed elaborare gli stimoli provenienti dal territorio e, d’altro lato, necessita di forti collaborazioni con il territorio stesso nell’ambito dei curricoli di formazione di base e continua, nonché nella ricerca.

Proprio per questo motivo un collocamento dell’ASP nella SUPSI è da ritenersi preferibile rispetto ad un’integrazione nell’USI, che non dispone di uno specifico mandato professionalizzante e persegue prevalentemente insegnamento e ricerca  in campi ove può essere conseguita una qualità scientifica di rilevanza internazionale.


E/
Risulta del resto evidente come l’ASP necessiti di migliorare con urgenza la propria immagine nell’opinione pubblica.
Ne va in definitiva dell’attrattiva della scuola e, più in generale, della professione di docente.

Il discorso è particolarmente  evidente per quegli studenti che hanno concluso un curricolo di formazione universitaria. Volendo imporre loro un’ulteriore formazione post-diploma per ottenere l’abilitazione all’insegnamento, occorre allora  necessariamente  mettere a disposizione corsi di livello non inferiore a quelli accademici.

La scarsa attrattività di una formazione pedagogica all’ASP è oggi del resto accentuata dal mancato riconoscimento dei Diplomi da parte della CDPE e dall’impossibilità di eseguire la formazione “en emploi”, ossia parallelamente allo svolgimento dell’attività professionale (remunerata).

I problemi che si sono recentemente riscontrati con il reclutamento di docenti di matematica costituiscono, a mente della Commissione, campanelli d’allarme da non sottovalutare.

In conclusione dunque la Commissione scolastica ritiene che il transito dell’ASP verso la SUPSI permetterà un effettivo salto di qualità e offrirà notevoli opportunità di valorizzazione e di sviluppo di quel bagaglio di esperienze e di conoscenze che l’ASP è stata in grado di costruire in questi anni.



La formazione continua

lLa formazione continua va oggi sempre più vista come parte integrante della formazione di base.

In effetti le competenze richieste ai docenti in ambito pedagogico e disciplinare sono in constante evoluzione e rendono necessaria una formazione che vada chiaramente al di là del puro aggiornamento, inteso come introduzione a nuovi strumenti e riforme.

In particolare appare necessario creare una continuità ed uno stretto legame fra formazione di base, pedagogica e continua e ricerca.

Se è pur vero che la politica dell’aggiornamento viene definita dal datore di lavoro, appare però necessario riservare al nuovo Dipartimento dell’ASP sufficiente autonomia e progettualità, proprio per permettere di trarre il massimo profitto dalla intensa correlazione fra formazione di base, contatto con il territorio, ricerca e formazione continua.


La Commissione raccomanda quindi di assicurare al nuovo Dipartimento della SUPSI anche un montante globale per poter dare seguito a iniziative autonome di formazione continua.

Il principio del solo finanziamento ad hoc, volta per volta, rischierebbe per contro di limitare eccessivamente le positive ricadute derivanti dall’interazione fra le citate componenti, rischiando di rendere al lato pratico inattuabile l’offerta di corsi di aggiornamento realmente attrattivi e di qualità.

Al nuovo Dipartimento della SUPSI andrà quindi riconosciuta una certa autonomia nella progettazione della formazione continua, senza dover interamente dipendere dalle decisioni dipartimentali.

Di conseguenza tali aspetti dovranno essere considerati sia nell’ambito del complemento al contratto di prestazione fra il Cantone Ticino e la SUPSI, sia nel contesto del mandato del Consiglio di Stato alla SUPSI.

In ogni caso si ritiene indispensabile che il Cantone continui a mettere a disposizione sufficienti mezzi finanziari, affinché i corsi di formazione continua possano risultare attrattivi anche dal profilo economico. Diversamente vi sarebbe il rischio di assistere a una regressione delle iscrizioni, anche in presenza di un’offerta qualitativamente elevata.


La ricerca

Il settore della ricerca, come evidenziato dalla CDPE nel proprio Rapporto, è quello che all’interno dell’ASP più necessita di essere radicalmente riformato.

La Commissione scolastica ha valutato molto positivamente il trasferimento della ricerca all’interno della SUPSI. Essa si è infatti dimostrata particolarmente dinamica in questo settore e dispone di consolidate esperienze di lavoro scientifico in ambiti affini a quello dell’educazione, nonché di una sviluppata rete di contatti che si estende anche oltre i confini cantonali.

Anche il trasferimento delle attività di ricerca educativa dell’attuale USR è stato salutato molto favorevolmente dalla Commissione.

Proprio per garantire una sufficiente “massa critica” e un adeguato livello qualitativo in una piccola realtà quale quella del nostro Cantone, sarebbe stato auspicabile un completo trasferimento delle attività  dell’USR al nuovo Dipartimento della SUPSI.

Affinché possa essere scongiurata la ricostituzione di due Poli di ricerca in concorrenza fra di loro con sovrapposizioni e dispendio di risorse, si ritiene in ogni caso indispensabile differenziare in modo inequivocabile i campi di attività di SUPSI e Amministrazione cantonale.

Al DECS, o a un altro settore dell’Amministrazione, potranno semmai rimanere compiti di monitoraggio, tramite rilevamento delle attività scolastiche, mentre la ricerca in ambito pedagogico e didattico dovrà essere esternalizzata senza eccezioni.

Appare dunque necessario prevedere sia  nel complemento al contratto di prestazione, sia nel mandato al nuovo Dipartimento ASP, disposizioni precise che diano concreta attuazione ai principi appena evidenziati.

Dal profili finanziario, se da un lato è comprensibile che il Dipartimento possa conferire specifici mandati di ricerca, appare d’altro lato indispensabile che la Struttura universitaria venga posta al beneficio di crediti predefiniti, da utilizzare autonomamente nell’ambito della propria libertà accademica, tenendo in adeguata considerazione i bisogni rilevati nel contesto  della formazione di base e continua, nonché nelle relazioni con il territorio.


Le relazioni con il territorio

La Commissione scolastica è giunta al convincimento che la possibilità per il nuovo Dipartimento della SUPSI di dialogare in modo proficuo con le realtà presenti nel territorio costituisca un elemento imprescindibile per l’auspicato salto di qualità e, più in generale, per garantire quella necessaria interazione fra formazione, ricerca e formazione continua.

Appare ad esempio indispensabile che l’ASP possa acquisire concreti riscontri sull’operato dei docenti da lei stessa formati, e ciò alfine di adottare costantemente, anche con il supporto della ricerca, gli eventuali correttivi tesi a un effettivo innalzamento della qualità dei formatori e in definitiva  anche della nostra scuola.

In quest’ottica si auspica che tutte le parti coinvolte  riescano a raggiungere una soluzione concordata e condivisa – da formalizzare in un’apposita convenzione – per stabilire autonomamente le basi della loro collaborazione



I rapporti con l’IUFFP

L’Istituto  Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) è il centro di competenza della Confederazione per la formazione e la formazione continua dei responsabili della formazione professionale, nonché per la ricerca nel campo della formazione professionale.
   
Evidente l’affinità con il mandato conferito all’ASP.
Per tale motivo, già oggi la collaborazione l’ASP/IUFFP, che ha una propria sede anche in Ticino, è intensa.

Al riguardo si invitano il Consiglio di Stato e la SUPSI a prendere contatto con l’Autorità federale per proporre, non solo una più intensa collaborazione fra i due Istituti, ma possibilmente anche un’affiliazione dello IUFFP alla SUPSI.

La riunione sotto il medesimo tetto di due importanti enti attivi nella formazione, nella ricerca e nella formazione continua permetterebbe indubbiamente una sinergica crescita di competenze a favore di entrambe le vie di formazione e la creazione di un polo ancora più forte e autorevole in campo pedagogico-educativo.


Accompagnamento contrattuale dei Docenti ASP

La Commissione ha valutato positivamente la “tabella di marcia” esposta nel Messaggio e le opportunità che vengono offerte agli attuali docenti dell’ASP.

Al riguardo appare necessario che Cantone e SUPSI si attivino per creare il prima possibile rapporti chiari nell’interesse sia della scuola sia dei docenti stessi.


Il quadro normativo

Il Messaggio prevede in particolare di abrogare completamente l’attuale Legge sull’Alta scuola pedagogica e di sostituirla con un mandato di prestazione fra il Consiglio di Stato e la SUPSI.

La Commissione si è chiesta se non fosse il caso di mantenere in una base legale formale le norme che determinano la missione dell’ASP.

Esaminando in modo più approfondito la struttura e l’impostazione della Legge USI/SUPSI, si è però resa conto che una simile regolamentazione costituirebbe un corpo estraneo nella struttura della legge stessa, che creerebbe uno squilibrio con gli altri Dipartimenti della SUPSI.

Inoltre, al momento della creazione dell’USI e della SUPSI, il Cantone Ticino ha rinunciato a complesse rielaborazioni della proprie Leggi, decidendo di dotare le due Scuole universitarie di uno Statuto giuridico di indipendenza, che permette loro di formulare un complesso normativo conforme alle esigenze di una struttura universitaria.
Questa scelta si è rivelata vincente ed è seguita anche da diversi altri Cantoni.

Pertanto la Commissione propone di rinunciare a una  dettagliata regolamentazione a livello legislativo - salvo alcuni principi essenziali che sono stati aggiunti dalla Commissione nella Legge USI/SUPSI - rispettando per il resto la scelta di disciplinare obiettivi, compiti e organizzazione tramite mandato di prestazione.

Dovesse in futuro manifestarsi la necessità di modificare tale impostazione, sarà sempre possibile intervenire facendo uso degli abituali strumenti parlamentari.

In accordo con il Dipartimento, la Commissione ha comunque previsto l’inserimento nella Legge USI/SUPSI di alcune nuove norme in particolare per rendere applicabili le disposizione della CDPE in materia di formazione degli insegnanti, per garantire al nuovo Dipartimento della SUPSI le necessarie basi finanziarie e per agevolare i rapporti con il territorio.


La Commissione rivolge inoltre al Dipartimento alcune raccomandazioni da considerare nell’ambito della stipula dei contratti con la SUPSI.


Insegnamento alla scuola media da parte di docenti di scuola dell’infanzia e elementare

La Commissione ha sempre sollevato riserve sulla soluzione recentemente adottata dal Dipartimento per sopperire alla carenza di docenti di matematica.
Pertanto, invita a abbandonare le disposizioni che consentono ai titolari di un Diploma di insegnamento di scuola dell’infanzia o elementare di conseguire l’abilitazione per insegnare nella Scuola media, dopo completamento della loro formazione all’ASP (in particolare dunque l’art. 14 dell’avanprogetto di mandato di prestazione). Subordinatamente raccomanda di limitare tale possibilità ai soli casi in cui una formazione disciplinare completa di livello accademico nella specifica materia non appaia indispensabile, ad esempio come avvenuto per docenti di tedesco di lingua madre.
   

Formazione “en emploi”

La Commissione scolastica, considerata in particolare la necessità di rendere attrattiva la professione di docente, invita il dipartimento a intraprendere i passi necessari per reintrodurre una formazione “en emploi”, parallela all’attività professionale.

Da un lato sembra necessario riconoscere un’indennità – anche modesta – a laureati che, dopo un percorso universitario di almeno 5 anni, sono tenuti a seguire un’ulteriore formazione per l’ottenimento dell’abilitazione e d’altro lato una formazione parallela all’attività professionale nella scuola reale appare opportuna anche per permettere di tessere relazioni più intense e continuative fra teoria e pratica.





Tempistica

La Commissione condivide pienamente l’obiettivo di avviare la gestione da parte della SUPSI con l’inizio dell’anno scolastico 2009-2010.

Una volta approvato il Messaggio da parte di questo Gran Consiglio, un ulteriore anno scolastico sotto l’attuale gestione rischierebbe di essere contraddistinto da immobilismo e demotivazione, se non da una involuzione dell’offerta formativa.

Si invita pertanto sia il Cantone sia la SUPSI a compiere ogni ragionevole sforzo per permettere il decollo della nuova struttura  già a partire dal prossimo anno scolastico.


CONCLUSIONI

Con queste considerazioni vi invito ad approvare il Rapporto della Commissione scolastica
 

Luca Pagani, relatore
 

Messaggio 6095: Stanziamento di un credito per interventi del Cantone in relazione allo svolgimento dei campionati del mondo di ciclismo su strada del 2009 a Mendrisio

Intervento di Luca Beretta-Piccoli a nome del gruppo PPD

intervengo per portare l’adesione del Gruppo PPD alla richiesta di credito in esame.

Stante la completezza e dovizia di informazioni contenute nel messaggio e nel rapporto, e visto anche l’impegnativo odg della seduta odierna, non occorre invero dilungarsi particolarmente per sottolineare quella che è la grande importanza di questo evento, non tanto per gli investimenti che esso comporta, quanto per le notevoli ricadute positive che questo genera, a più livelli, per il nostro intero Cantone.

Messaggio e rapporto si diffondano dettagliatamente sulle varie poste e posizioni che compongono il credito per investimenti e gestione corrente che ci viene richiesto. E si soffermano, giustamente, in modo altrettanto articolato, sulla giustificazione di tale credito; una giustificazione che

- non è ovviamente solo di ordine strutturale (e qui è importante sottolineare che le opere sono coordinate anche con il PTM, nella misura in cui anticipano in parte pure interventi previsti in questo ambito)
-    va ben al di là di un riconoscimento di quella che in effetti è l’importanza, ed è anche il successo che questo sport conosce nel nostro Cantone, a livello sia agonistico, che amatoriale e di attività di svago
-    ma è soprattutto legata all’indotto economico che la manifestazione comporterà, nell’immediato, e, a più lungo termine, allo straordinario volano d’immagine, non solo sportivo, ma turistico in generale, che essa genererà, quale veicolo - quindi - di promozione per l’intero nostro Cantone.

E che le ricadute, economiche e d’immagine, di una simile manifestazione siano importanti lo dimostrano non solo lo studio dell’UCI citato nel M, ma anche, e soprattutto, le altre esperienze già vissute, anche di recente, nel nostro Cantone: esperienze - quelle legate ai campionati del mondo, ma anche ad altri eventi di grande richiamo come le tappe del Giro d’Italia, del Giro della Svizzera, del Giro di Lombardia, ecc. - hanno peraltro fatto assurgere le nostre società ciclistiche, per le loro capacità organizzative, al ruolo di partners di riferimento privilegiati per la messa in atto delle più importanti manifestazioni ciclistiche internazionali. E’ questa, quindi, anche l’occasione per rendere omaggio a queste società sportive e alle persone che le conducono, per il grande contributo che hanno dato e danno al nostro Cantone e alla sua immagine.
Per il resto abbiamo preso atto delle modifiche che la Commissione della gestione ha apportato al credito per investimenti proposto nel messaggio; i risparmi sono senz’altro da salutare con grande favore; spero non di meno che la soluzione (modificata) proposta per l’incrocio della Croce Grande
-    da un lato non originerà troppi problemi nella fase di esercizio, pre- e dopo Mondiali, in una zona che è già particolarmente gravata dal traffico e costituisce uno snodo cruciale anche per la futura organizzazione viaria connessa alla riorganizzazione dello svincolo autostradale
-    da un altro lato non comporterà alla fine, nel complesso, maggiori costi per la realizzazione della soluzione finale prevista dal PTM (alla quale la proposta con il messaggio era coordinata).


Attendo le necessarie rassicurazioni in merito dal Consiglio di Stato e dal relatore.
Con questa riserva, porto pertanto l’adesione convinta ed unanime del gruppo PPD al messaggio.

Messaggio 6055 Approvazione del Piano di utilizzazione stradale della Circonvallazione Agno-Bioggio

intervento di Monica Duca Widmer a nome del gruppo PPD

Presidente
Consigliere di stato
Colleghe e colleghi


6 anni fa 3.12.2002: il Gran Consiglio approvava la scheda di coordinamento del Piano direttore cantonale concernente la circonvallazione Agno-Bioggio1.

15 aprile 2004 il Tribunale federale respinge  il ricorso presentato il 27 gennaio 2003 dal Comune di Muzzano.
23 agosto 2004 il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni approva  la scheda.

Il 1.1.2007 un Piano di utilizzazione cantonale per la salvaguardia della disponibilità dell’area stradale (PUC stradale), in vigore il 1° gennaio 2007.

L’8 aprile 2008 il Consiglio di Stato presenta  due messaggi concernenti la progettazione della circonvallazione,  e il piano di utilizzazione stradale della circonvallazione (messaggio 6055).
Il 9 settembre 2008 la Commissione della gestione e delle finanze ha firmato il rapporto 6055R; il 23 settembre 2008 il Gran Consiglio ha approvato il credito per la progettazione.

Parlare di urgenza dell’opera  sembra fuori luogo dopo che da anni – per motivi diversi tutti giustificabili e giustificati – l’esecuzione dell’opera.

Sicuro è che qualsiasi variante è meglio del niente perché è impensabile con i problemi di viabilità che ci sono di aspettare ancora oltre: urge una soluzione anche se il termine urgenza in questo caso sembra una  presa in giro.  

Sulla base di queste considerazioni i gruppo PPD da la propria adesione al rapporto  della Commissione speciale per la pianificazione del territorio che propone al Gran Consiglio di approvare il Piano di utilizzazione stradale della Circonvallazione di Agno-Bioggiio, ma mi si permetta di spiegare la riserva:

In questo caso abbiamo applicato per la prima volta un PUC stradale, costituito da costituito da:
una planimetria [1:2’000], indicante le aree per la salvaguardia del tracciato;
il rapporto esplicativo di due pagine, comprendente le norme di attuazione.

Il Gran Consiglio sarà chiamato in futuro a stanziare il credito d’opera e in quest’ambito vedrà il progetto stradale definitivo, al momento in cui in pratica  non vi è più spazio per modifiche o possono essere solo di dettaglio.  E se ve ne fossero di peso torneremmo ad essere ai piedi della scala e questo di sicuro non lo vogliamo perché abbiamo richiesto una procedura “veloce”..

Il PUC stradale è fatto per impedire che la realizzazione della strada sia messa in discussione da domande di costruzione e questo, di principio va bene: sennonché ci si deve spiegare perché, per tale scopo, non si utilizza – e non è sufficiente -  la zona di pianificazione: che in effetti ha proprio tale scopo, ed ha per lo meno il pregio (verso i proprietari privati) di essere limitata nel tempo: al massimo 7 anni, termine nel quale si dovrebbe anche riuscire ad allestire il futuro progetto stradale.

Il Progetto stradale introdotto dalla revisione della Legge strade unisce due procedure che prima erano separate – il piano generale, di carattere pianificatorio, ed il progetto definitivo, che ha carattere di licenza edilizia.
Il PUC stradale era stato introdotto in extremis dal Parlamento per salvaguardare la possibilità per il Governo di procedere secondo la vecchia procedura (atto pianificatorio + atto esecutivo) allorquando l’elaborazione dell’intero progetto in tutti i suoi aspetti pianificatori ed esecutivi poteva rivelarsi sproporzionata.

Ora, nella forma in cui ci è stato proposto il PUC stradale non solo non adempie ai requisiti di un atto pianificatorio, ma si limita addirittura solo a delimitare l’area potenzialmente interessata dal futuro tracciato stradale, in attesa che vi sia poi un progetto di dettaglio. Il GC non ha competenze in materiale pianificatoria, ma non può essere ridotto a dire di sì ad una cambiale in bianco - il PUC così come presentatoci.

Bisognerà trovare un modus vivendi che permetta di stabilire quanto debba obbligatoriamente fare parte di un PUC stradale – quando il Governo riterrà di utilizzarlo -, e penso in particolare agli elementi che attengono alla pianificazione e alla grandezza d’ordine dei costi ipotizzati dell’opera (come nel PR), eccettuando gli aspetti esecutivi (come in una domanda di costruzione).
Il Gruppo presenterà prossimamente un atto parlamentare inteso a chiarire questi aspetti.
Vista l’importanza dell’opera esso approva comunque il presente PUC stradale, come emendato dalla Commissione, ovvero completato con la stima dei costi realizzativi e il programma di realizzazione.

SÎ quindi ad una necessaria procedura abbreviata, dove l’interesse pubblico deve essere prevalente su quello privato, ma no ad un esercizio alibi del Gran Consiglio, poiché lo stesso esprimendosi sul PUC deve potere già disporre di tutti gli elementi pianificatori di cui ho appena detto.

A nome del gruppo PPD
Monica Duca Widmer

 

Intervento di Monica Duca Widmer M6057

intervento di Monica Duca Widmer, corelatrice del rapporto di maggioranza, Aggregazione dei Comuni di Bironico, Camignolo, Medelia, Rivera, e Sigirino

Corelatrice rapporto di maggioranza, in sostituzione di Frapolli

M 6057
Per un progetto di ridisegno del territorio Cantonale


Dopo 10 anni di progetti dal basso , più di 20 progetti in totale, avvviati e condotti senza un particolare ordine logico se non quello delle spinte locali, il dibattito il progetto di aggregazione di Monte Ceneri è quella che piû lascia di perplessi e che ci deve portare ad una riflessione profonda e e specialmente una revisione superveloce della legge sulle aggregazioni.

Lo spirito del progetto di aggregazioni cantonali lanciato nel 1995 era quello di lanciare una riflessione e dare degli spunti sulle modalità da seguire per valorizzare  primariamente le aree urbane periferiche e rurali, per mirare a pensare a risolvere i problemi pensando regionalmente e dimenticando i confini comunali quando ciò è necessario, per rafforzare le potenzialità , accrescerne l'attrattività e la competitività, per trovare soluzioni a problemi scottanti quali quelli del traffico, della sicurezza, della pianificaizone del territorio.

E questa sfida è stata accolta da Mezzovico – quale locomotiva- e gli altri 6 Comuni dell’Alto Vedeggio. Sfida accolta ed arrenatasi dal verdertto popolare: il comprensorio dice sì con un 64% di favorevoli all’aggregazione, ma la locomotiva, Mezzovico dice no con un  56%, Isone addiritura con il 72%.

Ed allora cosa fare, i Comuni che hanno votato sì hanno votato sI all’aggragazione a 7 e l’hanno fatto con  anche l’88% dei voti.

5 Comuni, che da anni aspettavano questa aggragazione, che da soli  non ce la fanno più, che chiedono di dare loro un futuro unito.

Come vada interpretato il voto è tutto da stabilire:  chi ha votato sî all’aggregazione a 7, voterebbe sì anche a quella 5?

Il Comune a 5 auspicato dal CdS è prorpio il Comune di Monte Ceneri o è un comune diverso. Per me é un Comune diverso, molto diverso.
E un comune definito di “transizione”, in attesa che diventi Comune a 7, vista anche la posizione geografica in particolare di Mezzovico che verrebbe a trovarsi circondato dal nuovo comune pur non facendone parte.


Sono convinta che sia diverso e che comunque sia solo un Comune di ripiego. Non  fare nulla sarebbe un grave torto ai 5 comuni che da anni aspettano questo passo. Votare la coatta a 7 non tiene conto della voleontà espressa da Mezzovico e Isone, ma tiene conto della volontà espressa dal comprensorio.Pere questo sostengo l’aggregazione a 7 ed in via subordinata sosterrò anche quella a 5, che sono ambe due delle aggragazioni coatte.

Ma non nascondo il mio disagio, la  legge delle aggregazioni inadeguata,c he va rivista,

Il progetto agraggativo rivitalizzato

per veitare come capiterà oggi, indipendentemente da quello che sarà l’esito della votazione, saranno piû gli scontenti dei contenti .


Monica Duca Widmer a nome del corelatore Frapolli
 

Messaggi0 6057; aggregazione dei Comuni di Bironico, Camignolo, Medeglia, Rivera e Sigirino in un unico Comune denominato MONTECENERI

intervento di Marco Rizza a nome del gruppo PPD

Signor Presidente, signor Direttore del Dipartimento Istituzioni, colleghe e colleghi,
Intervengo per portare l’adesione della maggioranza del mio gruppo al rapporto di minoranza 1 che sostiene la posizione del Consiglio di Stato nel  proporre l’aggregazione a 5 dei comuni di Bironico, Camignolo, Medeglia, Rivera e Sigirino in un unico comune denominato Monteceneri.

Con il messaggio in discussione che andremo a votare oggi non si tratta unicamente di decidere su un' aggregazione a 5 piuttosto che a 7 comuni, non si tratta soltanto di segnare un'ulteriore tappa nel processo di aggregazioni in atto da diversi anni, si tratta piuttosto di dare un chiaro segnale a popolazione e comuni su come il parlamento e la commissione delle aggregazioni, della quale faccio parte, intenderà affrontare i futuri processi aggregativi.
Constatiamo come in passato i processi aggregativi venivano trattati facendo riferimento alla Legge sulle Aggregazioni. Eventuali aggregazioni coatte venivano valutate a fondo e principalmente proposte secondo le motivazioni enunciate nei capoversi a-b-c della art. 9 della medesima legge.

Il primo chiaro segnale di scostamento da questi principi è giunto in occasione del voto sull'aggregazione non contigua di Villa Luganese, da me non condivisa.
Iniziare a ragionare interpretando la legge e giocando su sottigliezze di contiguità territoriale e/o coerenza territoriale hanno portato inevitabilmente a creare dei precedenti.
E’ vero che in occasione di quella votazione la comm. Aggregazione portò all’attenzione del CdS alcune raccomandazioni vincolanti circa il futuro degli agglomerati.

Diamo atto al relatore di maggioranza che, nelle considerazioni introduttive del suo esaustivo rapporto, fa un’approfondita analisi della situazione  sulla politica delle aggregazioni comunali in Ticino, passando dalla necessità che anche in Ticino si applichi in maniera più marcata l’obiettivo politico federale e cantonale delle collaborazioni e integrazione comunali, all’esigenza di garantire uno sviluppo coordinato del territorio, come l’adeguamento della frammentaria gestione comunale, alla coerenza fra le politiche settoriali pure invocata dal nuovo Piano direttore cantonale, alle Linee direttive 2008-2011 che distinguono due spinte di sviluppo, quelle delle periferie e quella degli agglomerati.

Pur condividendo tutti questi obiettivi dello Stato, non possiamo esimerci di tenere in considerazione la volontà popolare di quella popolazione che nella stessa democrazia ci ha chiamati a rappresentarli. Non possiamo non soffermarci sull’esito di votazioni consultive, fase finale di un processo di approfondimento e di studio.
Vano sarebbe lo sforzo e il tempo impiegato se l’esito finale sarà inevitabilmente dettato dal codesto parlamento adottando una politica in cui tutti i progetti aggregativi verrebbero giudicati col chiaro obiettivo di concretizzarli, indipendentemente dall'esito delle votazioni consultive, coattando a qualsiasi condizione i comuni contrari.
Personalmente sono sempre stato del parere che ogni singolo progetto aggregativo debba ricevere le dovute attenzioni, tenendo debitamente conto delle relative particolarità. Diverse sono state infatti le valutazioni fatte per proporre una coazione del comune di Bignasco, di Muggio, di Mezzovico, Isone o l’aggregazione non contigua di Villa Luganese. Con l’attuale LAggr non esistono le basi per soluzioni assolute che possano andare bene per tutti.

Nel caso specifico di Monteceneri pur considerando che il progetto a 7 sarebbe il più completo e definitivo, il progetto ideale e speriamo futuro, non possiamo non tenere presente l’esito della votazione consultiva.
In molteplici occasioni abbiamo potuto visionare i dettagli di questa votazione consultiva come l’elencazione dei motivi che hanno indotto le maggioranze di questi comuni a respingere la votazione. Sta di fatto che secondo l’articolo 9 della LAggr non vi sono motivi che possono indurci a proporre una coatta.
Abbiamo due comuni che per il momento sono finanziariamente forti ed indipendenti, che garantiscono la sostituzione degli organi per assicurarne l’amministrazione e che non rappresentano degli impedimenti di carattere geografico, pianificatorio e territoriale.
A supportare queste motivazioni sono stati i fermi e chiari intendimenti degli amministratori comunali  dei comuni che hanno detto si alla votazione consultiva; ascoltati in commissione aggregazioni si sono detti determinati e assolutamente pronti ad affrontare l’aggregazione a 5 pur riconoscendo nel progetto originale quello ideale.
Aspetti politici dettati dalla forte opposizione manifestatasi nei due Comuni contrari e aspetti giuridici riguardanti sostanzialmente il campo di applicazione dell’ art. 9 LAggr, provocherebbero inevitabilmente possibili ritardi, ricorsi, difficoltà fra gli amministratori comunali ed i comuni stessi portando ad una situazione di stallo sfavorevole agli interessi di un’intera regione e di tutta la politica aggregativa.

Siamo rispettosi dell’intera politica aggregativa, delle linee direttive 2008-2011e dai chiari obiettivi contemplati dal Piano direttore cantonale. Obiettivi che ci impegneremo ad ottemperare ma non ad ogni costo, in tempi brevi senza valutare ogni singolo progetto aggregativo, nelle sue particolarità, nelle sue esigenze e senza mancare di tenere presente la volontà popolare.

In questo senso sosterremo il messaggio del Consiglio di Stato che ci chiede l’approvazione del progetto a 5 comuni per il tramite del rapporto di minoranza 1 redatto dal collega Chiesa e del quale ne condividiamo in massima parte i contenuti e le conclusioni.
Personalmente ho sottoscritto questo rapporto di minoranza 1 con riserva in quanto non sono contrario di principio a tutte le aggregazioni coatte come scritto nelle conclusioni del rapporto riservandomi di valutarne e approfondire di volta in volta ogni singolo caso in tutte le sue sfaccettature.   

Gli strumenti in nostro possesso racchiusi nell’attuale LAggr non ci permettono oggi di assumere decisioni differenti da quella appena descritta. Diverse modalità di approccio, di avvicinamento, di preparazione e di coinvolgimento alle votazioni consultive porterebbero con molta probabilità a creare un maggior consenso.

Termino, con l’auspicio che nel prossimo futuro anche i comuni di Mezzovico-Vira e Isone possano riavvicinarsi a questa aggregazione,
con la chiara volontà di poter valutare anche in futuro ogni singolo progetto per le sue caratteristiche nel limite del possibile rispettoso delle singole volontà popolari
con l’auspicio che non si arrivi a generalizzare le decisioni facendo capo ad un chiaro obiettivo generalizzato.
Con queste motivazioni porto il sostegno della grande maggioranza del mio gruppo al rapporto di  minoranza 1 che chiede di procedere con  l'aggregazione dei Comuni di Bironico, Camignolo, Medeglia, Rivera e Sigirino in un unico Comune denominato MONTECENERI e l’abbandono dell’aggregazione dei Comuni di Isone e Mezzovico-Vira con Bironico, Camignolo, Medeglia, Rivera e Sigirino

Messaggio 6057 Aggregazione dei Comuni di Bironico, Camignolo, Medeglia, Rivera e Sigirino in un unico Comune denominato MONTECENERI e abbandono dell’aggregazione dei Comuni di Isone e Mezzovico-Vira con Bironico, Camignolo, Medeglia, Rivera e Sigirino

Intervento di Luigi Canepa

Presidente, consigliere di Stato, colleghe e colleghi,

in entrata permettetemi di augurare al nuovo sindaco di Mezzovico Mario Canepa buon lavoro e soprattutto, come ho già avuto modo di dire, di saper unire e non ulteriormente dividere, per il bene del nostro comune.
Un augurio in questo senso vada anche all’intera compagine municipale.

Un anno fa, in occasione del voto su Capriasca 2, quale relatore dissi che per i progetti aggregativi l’impostazione, come per i piani regolatori, dovrebbe partire da una visione da alta quota, insomma quella che può essere una fotografia o un filmato ripreso da un aereo. Un’immagine insomma che dovrebbe esulare, essere esente da filtri estranei alla bontà del progetto teorico. Così facendo si potrebbe impostare, gettare le basi per un’aggregazione modello.
La realtà è ben diversa. Purtroppo i processi aggregativi sono condizionati da filtri che ho definito poc’anzi estranei ad un progetto ideale.
Qui entrano in gioco, e la democrazia in fondo è forse anche questo, personalismi, lotte partitiche, giochetti di potere, vecchie diatribe, egoismo e ancora altri fattori che poco o nulla dovrebbero avere a che fare con dei processi evolutivi a livello comunale.
Tutto questo in contraddizione con lo spirito stesso della Legge sulle aggregazioni.

Care colleghe e cari colleghi ho ripreso queste considerazioni senza voler puntare il dito contro nessuno, anche se lo scossone politico nel mio comune non è del tutto estraneo a questi “giochi”…, ma si sa “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi…”

Sono semplici constatazioni di situazioni che di fatto, purtroppo, ritardano o mettono in forse progetti regionali validi, sostenibili e solidali tra comuni che di fatto, in modo del tutto naturale, formano un comprensorio unico.
Sono convinto e fiducioso che il tempo, anche in questo ambito, sistemerà ogni cosa.

Non vi sarà quindi difficile comprendere che oggi sarei stato il primo a rallegrarmi per la nascita del nuovo comune di Monteceneri nella sua forma originale, vale a dire dal dosso di Sigirino fino al Ceneri includendo la valle d’Isone.

Dicevo che lo sarei stato se il nuovo comune fosse nato dal consenso popolare e in modo del tutto naturale. Così non è stato per i comuni di Mezzovico-Vira e Isone. Bisogna prenderne atto.

Indipendentemente dai motivi che hanno portato al voto negativo di questi due comuni, peraltro molto diversi tra di loro, questo fatto sta ad indicare che qualcosa non ha funzionato a dovere. Un insuccesso è dettato, il più delle volte, non da una sola causa ma da una serie di concomitanze; con il senno di poi si può quindi dire che anche i promotori del progetto aggregativo, di cui facevo parte unitamente agli altri sindaci, hanno probabilmente sottovalutato, in perfetta buona fede, degli aspetti che alla fine si sono dimostrati determinanti. Evidentemente tutto questo nell’ambito dell’enorme mole di lavoro svolto, con il pensiero rivolto all’obiettivo finale e con la convinzione che fosse la cosa migliore per il bene dell’intera regione.

Pur non condividendo l’esito del voto l’ho accettato di buon grado nel pieno rispetto di chi aveva una idea diversa dalla mia. Da quel giorno ho preso atto di questa realtà, di questo dato di fatto, e voltato pagina convinto che, almeno per quanto riguardava il mio comune e almeno per il presente, si sarebbe andati in avanti da soli.

Oggi appoggerò quindi il messaggio governativo per la nascita del nuovo comune di Monteceneri a cinque, senza Isone e MV.

Una proposta saggia quella del CdS che ha ritenuto di non forzare la mano e comunque di dare la possibilità ai comuni favorevoli di fare un primo importante passo avanti in attesa che il progetto originale e completo possa eventualmente seguire in un secondo tempo. Sarebbe anche fondamentalmente sbagliato, e in questo caso non rispettoso della volontà popolare dei comuni favorevoli, affossare tutto; a mio giudizio i tempi per raggiungere poi il risultato finale si allungherebbero ulteriormente.

Vi ringrazio per l’attenzione e vi invito, care colleghe e cari colleghi, a sostenere in modo convinto il messaggio governativo.

Messaggio 6104 concordato misure contro la violenza in occasione di ma infestazioni sportive e modifica della legge sulla polizia

intervento di Claudio Franscella, a nome del gruppo PPD

Signor presidente, signor Consigliere di Stato, colleghe e colleghi,

La violenza in occasione delle manifestazioni sportive, che è oramai divenuta una triste realtà anche nel nostro paese (e alcuni dati che tutti conosciamo lo dimostrano bene), avevano già convinto la Confederazione e il nostro Cantone, tramite questo Parlamento, ad adottare alcune misure legislative in grado di minimizzare il rischio e di conseguenza, di limitare e contenere il più possibile il danno.

Misure, approvate dal questo Gran Consiglio il 19 febbraio, quali il divieto di accesso a un’area , l’obbligo di presentarsi alla polizia e il fermo preventivo di polizia destinate a chi pratica violenza durante manifestazioni sportive, che però avevano lasciato alcuni dubbi e perplessità a riguardo della loro applicabilità a termine. In effetti gli articoli di legge inerenti le misure che vi ho citato prima scadranno il 31 dicembre 2009, dopo i campionati europei di calcio e di disco su ghiaccio. Una  fatto molto strano e forse unico, che perlomeno ha permesso di garantirci una certa sicurezza durante questi eventi molto importanti, ma che sicuramente non può esaurire il suo effetto a quella data.
E proprio con l’adesione al concordato intercantonale in oggetto oggi, redatto dai direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (che entrerà in vigore il 1 gennaio 2010, visto che già due cantoni San Gallo e Appenzello, vi hanno aderito), si ancorano e si assicurano queste misure per il futuro, senza che la Confederazione entri in materia su un’ulteriore variante federale.

Il gruppo PPD saluta poi positivamente l’inserimento nel concordato di ulteriori decisioni legislative che allargano le misure per combatter la violenza pure in prossimità degli impianti sportivi e nel viaggio di andata e ritorno e non solo negli stadi o padiglioni sportivi.
In effetti numerosi rapporti di polizia indicano come molti scontri tra tifosi violenti si manifestano alle stazioni o nei pressi delle fermate dei bus.

Con il messaggio in questione il Consiglio di Stato, tramite una modifica della legge sulla polizia con l’aggiunta del nuovo articolo 10d, si allarga poi ancor di più e propone di estendere le sanzioni del divieto di accesso a un’area, dell’obbligo di presentarsi in polizia e del fermo preventivo di polizia, anche per altri tipi di manifestazioni.
E anche questa modifica di legge trova consenziente il nostro Gruppo in quanto siamo convinti che chi fa della violenza un piacere, debba essere neutralizzato non solo quando intende recarsi allo stadio o alla pista di ghiaccio ma anche in altri luoghi-eventi, ove potrebbe sfogare il suo istinto poco civile ai danni degli altri. Ed è purtroppo facile costatare come molti scontri violenti fra bande di ragazzi si riscontrano durante i carnevali o altre manifestazioni di massa.

E’ chiaro che, riferendoci a manifestazioni extrasportive, possano subentrare alcuni problemi di applicazione (quali la delimitazione dell’area) e di limitazione di alcuni diritti fondamentali, quali la libertà di opinione (se pensiamo in particolare a manifestazioni a carattere politico).

Chiediamo e confidiamo  quindi, in questi casi, in un’attenzione e una prudenza maggiori nell’applicazione di queste misure da parte delle istituzioni e, soprattutto, degli ufficiali competenti.

Ci pare comunque di estrema evidenza che al centro dell’attenzione di noi politici debba esserci la sicurezza della nostra popolazione e quindi la personalità del potenziale criminale e non solamente il pallone o il disco o quant’altro.

Per questi motivi il Gruppo PPD, convinto dell’effetto positivo a livello preventivo e deterrente di queste misure, invita a dare l’adesione al concordato del 15 novembre sulle misure contro la violenza in occasioni di manifestazioni sportive e ad approvare la modifica di legge sulla polizia con l’introduzione del nuovo articolo 10d.

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