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Intervento sul messaggio riguardante messaggio 21 aprile 2009 del CdS concernente le misure di sostegno all’occupazione e all’economia per il periodo 2009-2011

Intervento di Giovanni Jelmini

Porto l’adesione del Gruppo popolare democratico alle proposte contenute nel rapporto di maggioranza della Commissione della gestione sulle misure di sostegno all’occupazione e all’economia per il periodo 2009-2011.

Come tutti, siamo piuttosto preoccupati per le conseguenze negative della crisi finanziaria ed economica.

Siamo consapevoli del fatto che questa crisi avrà e sta già avendo delle ripercussioni importanti per molte aziende attive in Ticino, per molti lavoratori e per molte famiglie.

Non riteniamo opportuno proporre in questa sede un’analisi dettagliata sulle cause della crisi che stiamo vivendo. Sarebbe un’operazione forzatamente parziale ed imprecisa; tanto più se si considera che ogni settimana escono almeno due o tre nuove pubblicazioni sulla crisi e sulle sue cause.

Preferiamo quindi esprimerci sul pacchetto di misure anticrisi proposte dal Governo.

Preferiamo presentare un’ulteriore proposta, da considerare seriamente nel secondo pacchetto di misure anticrisi e intesa a contenere i disagi di molte famiglie, persone anziane e persone sole di questo Cantone a causa dell’annunciato aumento dei premi di cassa malati. Ma di questo ne parlerò in seguito.

Non condividiamo i contenuti del rapporto di minoranza che più che altro sembrano un’auto-laudatio del partito socialista, quasi avesse risolto – da solo – i problemi più importanti di questo Paese. Personalmente non la penso in questo modo e non mi sento solo in questo mio pensiero.

Non condividiamo soprattutto l’analisi socialista - semplicistica e impostata su una vecchia e superata ideologia - secondo la quale l’iniziativa privata e il libero mercato sarebbero il male di questo mondo, mentre l’intervento dello Stato - sempre e ovunque - rappresenterebbe la cura a questo male.
Abbiamo evidentemente una concezione dello Stato piuttosto differente. Non vogliamo uno Stato invadente. Preferiamo in uno Stato sussidiario, uno Stato che aiuta e sostiene la libera iniziativa dei suoi cittadini, uno Stato che usa in modo parsimonioso, razionale ed efficiente le risorse a disposizione; risorse che – è forse utile ricordarlo – non cadono dal cielo, ma provengono dal lavoro delle persone fisiche e dagli utili delle persone giuridiche presenti in questo Paese.

Con queste precisazioni riteniamo che, in questo momento di difficoltà, lo Stato possa e debba contribuire a contenere i disagi dei suoi cittadini e debba farlo:

1.    con la consapevolezza che non potrà risolvere tutti i problemi; siamo di fronte ad una crisi     mondiale, le cui dimensioni e conseguenze non ci sono ancora del tutte note;

2.    con una certa tempestività; le misure anticrisi hanno un senso se realizzate in tempo utile;

3.    con e in collaborazione dei Comuni e delle Regioni;

4.    con il coinvolgimento di chi opera in questo Cantone – aziende e lavoratori, associazioni economiche e sindacali.

Nella presentazione di questo primo pacchetto di misure anticrisi, il CdS - consapevole dei mezzi, comunque limitati, a sua disposizione – ha sicuramente rispettato la tempistica imposta dalla situazione di emergenza ed ha coinvolto i differenti attori del Cantone; tanto è vero che - a parte qualche critica, anche legittima, su qualche punto specifico - il pacchetto di misure anticrisi non ha suscitato particolari malumori.

Anche la Commissione della Gestione ha voluto presentare il proprio rapporto in tempi brevi, proprio per evitare di rinviare la realizzazione di misure anticrisi, che per la loro efficacia richiedono una certa urgenza di applicazione.

Evidentemente non tutte le misure trovano il consenso e la simpatia unanime dei commissari della Gestione. Avremmo potuto esaminare nel dettaglio ogni singola misura, modificandone i termini, i contenuti o l’entità del finanziamento. Tutto questo avrebbe richiesto un lavoro più lungo e complesso, poco compatibile con la velocità d’azione che la crisi richiede.

Abbiamo quindi ritenuto più importante esaminare con sollecitudine il messaggio del CdS nella sua globalità, dando seguito alle singole proposte con qualche modifica di cui accennerò più tardi.

Le misure presentate dal Governo sono abbastanza coordinate con quelle proposte dalla Confederazione nell’ambito dei programmi di promozione di particolari settori, come quello delle energie rinnovabili, quello dell’occupazione e quello della formazione.

Come ben evidenziato nel rapporto di maggioranza, il Messaggio propone differenti misure anticrisi secondo alcune precise categorie:

a)    misure di carattere generale – monitoraggio dell’evoluzione della congiuntura ticinese e coordinamento amministrativo per grossi progetti;

a)    misure di sostegno all’occupazione; incremento degli ammortizzatori sociali già previsti dalla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e dalla legge sull’assistenza;

b)    misure di sostegno ai redditi; prolungamento dell’erogazione di contributi per l’alloggio, agevolazioni fiscali nell’ambito dei lavori di manutenzione degli immobili e riduzione dal 9.0% all’8.5% dell’aliquota dell’imposta dell’utile delle persone giuridiche;

c)    misure di sostegno alle imprese; fideiussione di 10 milioni di franchi sul fondo creato dalla Banca dello Stato a sostegno di iniziative e progetti delle nostre aziende;

d)    misure di sostegno al tessuto economico; crediti quadro a favore di progetti di enti pubblici e per la promozione delle energie rinnovabili;

e)    misure di sostegno alla formazione e alla ricerca.

Qualche considerazione su alcune singole misure.
In merito all’utilizzo totale del credito di 78 mio di franchi derivante dall’oro della Banca nazionale destinato a progetti di rilancio economico e di sostegno dell’occupazione, chiediamo di fare tutto il possibile per evitare che i crediti a disposizione rimangano inutilizzati, come troppo spesso succede e verosimilmente anche a causa di un’insufficiente politica promozionale e di marketing da parte dello Stato.
Per quanto concerne la riduzione dello 0,5% dell’aliquota d’imposta sull’utile delle persone giuridiche, si tratta di una facilitazione dovuta alle aziende che in un periodo di difficoltà svolgono la loro attività senza aiuti diretti da parte dello Stato. Sono aziende spesso attive in settori interessanti per la nostra economia; aziende innovative e ad alto valore aggiunto.

Condividiamo la proposta di conferire a questa misura carattere definitivo e non limitato nel tempo.
Occorre infatti mantenere competitiva la nostra aliquota fiscale in un periodo di continui mutamenti su questo fronte, allineando l’aliquota cantonale a quella della Confederazione.

Sosteniamo evidentemente la garanzia di 10 milioni di franchi alla linea di credito di 30 milioni di istituita dalla BdS per la copertura di crediti destinati alle aziende ticinesi in difficoltà e che necessitano di un aiuto per promuovere iniziative e progetti necessari a rafforzare la loro capacità concorrenziale e innovativa.
   
In questo periodo le Banche – dopo gli errori commessi nel recente passato – cominciano ad inasprire le condizioni di accesso al credito alle aziende in difficoltà, non facilitando di certo la ripresa futura dell’economia.
   
Con lo sforzo intrapreso dalla Banca dello Stato e con la garanzia del Cantone si potrà attenuare, almeno in parte, questo rischio.
   
E visto che si parla di Banca Stato non si può non esprimere qualche perplessità sul fondo d’investimento immobiliare promosso di recente dalla Banca cantonale.
   
Ci si chiede se, nell’imminenza di una crisi anche del settore immobiliare, la Banca non rischi di sprecare risorse, illudendo i risparmiatori. Ritenuto che vi è un atto parlamentare pendente sul tema, ci aspettiamo in merito qualche risposta e qualche rassicurazione da parte del CdS.
   
In merito agli incentivi alla rottamazione, la misura proposta è a dire il vero molto poco entusiasmante, anche perché il nostro Paese non è propriamente un grande produttore di autovetture.
   
Questa misura – che non si è ritenuto di modificare per le ragioni esposte in entrata – ha comunque il vantaggio di eliminare i veicoli non dotati di sistemi aggiornati di filtraggio delle emissioni nocive.
       

Un’altra misura molto importante è il credito quadro destinato a provvedimenti puntuali per la formazione e la prima occupazione.
Questo è certamente un aspetto importantissimo in questo momento di crisi. Si tratta infatti di mettere in atto ogni iniziativa utile per aiutare i giovani alla ricerca di un posto di tirocinio e quindi per facilitare loro l’entrata nel mondo del lavoro al termine della prima formazione.

Si tratta inoltre di rafforzare le competenze professionali in alcuni settori suscettibili di sviluppi qualitativi, come per esempio nel campo dell’impiantistica, alla luce anche dei programmi federali e cantonali a sostegno dell’impiego di energie rinnovabili.

Infine, in una fase di recessione congiunturale lo Stato è chiamato ad agire anche e soprattutto per il tramite di una politica degli investimenti.

Prioritario è l’anticipo di investimenti già pianificati; possibilmente anche avviati nell’iter politico amministrativo che li precede quali:

1.    l’anticipazione di lavori di manutenzione straordinaria, a favore della piccola e media impresa, evitando di diluirli su più anni

2.    l’anticipazione di investimenti piccoli e medi che non richiedono lunghe procedure amministrative e di progettazione.

Noi chiediamo che la realizzazione degli investimenti pubblici – confrontati spesso a tutta una serie di formalità - avvenga in collaborazione con i partner privati proprio per ad accelerarne i tempi di realizzazione.

L’amministrazione cantonale – nonostante le rassicurazioni del CdS contenute nel rapporto di maggioranza - non è in grado di realizzare tutti gli investimenti previsti; di questo ne abbiamo continue conferme. Una maggiore collaborazione e, quando necessario, la delega ai privati che operano nel settore interessato e in grado di seguire lo sviluppo e la gestione di progetti spesso complessi e specialistici, potrebbe garantire migliore efficacia nel realizzare le opere già approvate dall’autorità politica. 

Noi chiediamo inoltre che gli investimenti futuri rappresentino un vero e proprio sostegno all’economia locale, che significa coinvolgere e favorire le aziende e i lavoratori che operano nel Canton Ticino, senza necessità di rivolgersi ad aziende e società il cui indotto per il nostro Cantone è praticamente nullo.
L’efficacia della politica degli investimenti dipenderà in gran parte dalla volontà e capacità di coinvolgimento delle imprese e dei lavoratori che risiedono sul territorio cantonale.

Anche la misura concernente il credito quadro per investimenti comunali – benchè lo stanziamento di 3 milioni di franchi non sia un grande importo – è da noi condivisa.

Come sono condivise le tre misure ambientali a favore del risparmio e la diversificazione energetica; in particolare quella sugli impianti di riscaldamento a legno che potrà avere un impatto  interessante sull’economia locale.

Per le ragioni e con le considerazioni che ho esposto, il Gruppo popolare democratico darà la propria adesione a questo primo pacchetto di misure anticrisi.

A complemento dello stesso, il nostro Gruppo parlamentare sta elaborando un’iniziativa, che presenterà nei prossimi giorni e mediante la quale si chiede al CdS che vengano presi i giusti correttivi nel sistema di calcolo e di erogazione dei sussidi ai premi delle casse malati, potenziando il contributo cantonale, analogamente a quanto deciso lo scorso 6 maggio dal Consiglio federale, che ha aumentato di 200 milioni il sussidio federale per ridurre i premi negli anni 2010 e 2011.

La recente comunicazione che ha prospettato un incremento dei premi della casse malati – che conferma una fallimentare politica federale in materia sanitaria che i cantoni sono chiamati  subire senza possibilità d’intervento – avrà un’incidenza negativa sulla disponibilità del reddito in particolare della famiglie con figli a carico, delle famiglie monoparentali e dei pensionati.

Se è vero che per il Ticino il prossimo aumento sarà più contenuto rispetto ad altri Cantoni (si stima il 3% contro il paventato aumento medio del 15% per il resto della Svizzera) è altrettanto vero che per il Ticino si tratta comunque di una vera e propria stangata, perché da noi il premio pro capite medio mensile si colloca ai primi posti nella graduatoria svizzera: nel 2009 il premio ammontava a CHF 372.00 al mese per assicurato (adulto) contro la media nazionale di CHF 322.00.

Si tratta quindi di sostenere in un momento di difficoltà – possibilmente già nell’ambito di un secondo pacchetto di misure anticrisi - le fasce più vulnerabili della popolazione attraverso una modifica del diritto al sussidio, in particolare attraverso:

•    il passaggio dal metodo del reddito imponibile al reddito disponibile,

•    l’introduzione di correttivi al meccanismo di calcolo per il riconoscimento del diritto al sussidio, in modo che si possa verificare, in tempo reale e senza distorsioni, il diritto – per le persone in difficoltà – al contributo per il pagamento dei premi,

•    la modifica del il limite di reddito che consente l’accesso ai sussidi. In altre parole, si chiede il potenziamento del contributo cantonale al sussidio facendo capo all’aumento straordinario del contributo federale accordato in questi giorni dal ministro Couchepin.

I correttivi e i contributi richiesti rispondono anche ad una critica – piuttosto diffusa e in parte certamente legittima - di chi sostiene che il primo pacchetto si è occupato solo marginalmente delle persone fisiche, segnatamente dei redditi delle famiglie con figli a carico, delle famiglie monoparentali e dei pensionati in difficoltà.

E qui termino il mio intervento, ribadendo l’adesione del mio Gruppo alle conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione della gestione ringraziandovi per l’attenzione.

Giovanni Jelmini


 

Messaggio 6197

Intervento di Fiorenzo Dadò

Int. Dadò Fiorenzo Messaggio 6197

Onorevole Presidente
Onorevole Consigliere di Stato
Gentili colleghe e colleghi
Cari bambini, cittadini e amministratori del nuovo comune delle Centovalli, che siete oggi sugli spalti e che ci avete fatto l’onore di raggiungerci a Bellinzona.

Intervengo brevemente per esprimere le miei felicitazioni ai promotori di questa aggregazione e alla popolazione dei comuni delle Centovalli, che con ben l’ 80 per cento dei suffragi hanno aderito a questo importante progetto così come presentato.
Un fatto tutt’altro che scontato e che come abbiamo potuto vedere in altre occasioni, un‘aggregazione in quanto tale e pur sostenuta ampiamente e finanziariamente dal Cantone, non è sempre garanzia di grande entusiasmo, tanto che in certi casi si è dovuto procedere con discutibili fusioni coatte, dove la mano pesante del Cantone ha soffocato la volontà popolare e i principi più elementari delle democrazia.
Ed è proprio su questo tema che vorrei soffermarmi con una breve riflessione, in quanto, più che la minima differenza oggettiva che può esserci tra i comuni vallerani delle Centovalli con quelli, ad esempio, valmaggesi di Cevio, Bignasco e Cavergno, è l’approccio e le modalità dei promotori a far la sostanziale differenza. Mentre nel mio comune, questi aspetti sono stati disattesi e hanno dato il risultato che ben conosciamo, nell’aggregazione che stiamo per approvare, la vicinanza, l’ascolto e la comprensione delle piccole ma importanti realtà locali, hanno permesso una felice e ampia adesione della cittadinanza, che ha così dato piena fiducia agli amministratori. Un segno evidente che con i modi giusti, con la trasparenza e attraverso l’ascolto attento e paziente del cittadino, si può ottenere molto, al di là di ogni steccato, che sia partitico o di identità territoriale.
Con le aggregazioni, in particolare nelle regioni più in difficoltà del Cantone, si dà un’importante boccata di ossigeno alle comunità e si permette un funzionamento più razionale del Comune. Ma queste non sono che l’inizio fondamentale di una lunga serie di atti, senza i quali tra non molti anni ci ritroveremo purtroppo ai piedi della scala. Altre importanti e doverose iniziative andranno quindi promosse. Altre importanti e doverose rivendicazioni andranno quindi ascoltate e assecondate. Penso ai canoni d’acqua, alle imposte idroelettriche e delle case secondarie, penso agli accorgimenti pratici sulla politica regionale tutta ancora da realizzare, ma anche all’effettiva autonomia decisionale e finanziaria di comuni e patriziati e ad altre importanti opere sul territorio, che troppo spesso trovano inutili e dannose incomprensioni e inceppi burocratici proprio qui a Bellinzona.
Un caloroso plauso quindi a chi oggi ha tutti i motivi per festeggiare questo importante e decisivo momento storico nelle Centovalli, e permettetemi, un complimento particolare al nostro collega e sindaco di Intragna Giorgio Pellanda, il quale ha sempre dimostrato anche qui in questa sede un’esemplare disponibilità ai bisogni delle comunità periferiche, e, più in generale, alle sorti dei nostri comuni. Comuni, siano essi periferici o urbani, che fino a prova contraria sono stati e lo saranno speriamo per molto ancora, il principale motore del Cantone, e che con convinzione e sensibilità vanno quindi promossi, sostenuti e, soprattutto, maggiormente coinvolti, ascoltati e aiutati.

F.Dadò



 

Messaggio 6197 nuovo Comune Centovalli

Intervento Gruppo PPD - Claudio Franscella - Mess. 6197 nuovo Comune Centovalli

Signor presidente, consigliere di stato, colleghe e colleghi,

Se fossimo nella prima metà dell’ottocento, questo Gran Consiglio starebbe ora per decretare la nascita di un nuovo comune, quello delle cento valli, che per numero di abitanti sopravanzerebbe la città di Locarno. Gli storici ci indicano infatti che a quell’epoca Locarno contava poco più di 1100 abitanti, mentre Intragna, da sola, poco meno.
Certo i tempi sono cambiati e l’importanza demografica di Intragna, Borgnone e Palagnedra per rapporto agli altri comuni della regione è notevolmente diminuita.

Tuttavia la politica delle aggregazioni voluta dal Governo e avallata dal Parlamento vuole, da una parte, che gli enti locali possano essere sempre più degli interlocutori forti ed efficaci sui quali poter contare e ai quali poter assegnare nuovi compiti e nuove competenze e, dall’altra, auspica che i comuni stessi colgano le opportunità di aggregazione per rilanciare le proprie potenzialità, promuovere nuovi progetti e risanare le proprie finanze. (e tra l’altro richiamo la recente sentenza del Tribunale federale in merito all’aggregazione del nuovo comune di Breggia che conferma quest’indirizzo).

E proprio in quest’ottica anche il progetto di aggregazione in oggetto oggi, rientra perfettamente nella strategia cantonale di rivitalizzazione degli enti locali e in particolare di concreto sostegno delle regioni periferiche, che il gruppo PPD- e non da oggi- costantemente sostiene.

I Comuni delle Centovalli, come tutte le zone periferiche, sono attualmente confrontati sempre più con difficoltà tipiche dei Comuni di modeste dimensioni demografiche, che evidenziano una mancanza di persone a garanzia del ricambio delle cariche, delle difficoltà finanziarie, una debole forza contrattuale, limitate competenze e una sempre maggiore dipendenza dal Cantone e quindi dimostrano- senza nulla togliere agli attuali amministratori- difficoltà oggettive nella gestione dei problemi e nel trovare le opportune soluzioni.

E questo progetto, che ha convinto gli attori comunali e la popolazione a larga maggioranza, nasce proprio per dare una prima risposta a tutti  questi problemi e mette anche questo nuovo comune in una situazione di parità per intraprendere- a medio lungo termine- un più ampio discorso di aggregazione con i comuni limitrofi (e penso alle Terre di Pedemonte, alla Valle Onsernone ed ev. a Losone). Un ampliamento dei confini territoriali questo che, dobbiamo dire, sarebbe sicuramente più consono alla realtà e alle necessità odierne.

Centovalli sarà comunque un comune che avrà degli importanti atout- penso ai suoi valori paesaggistici, naturalistici e turistici, ma anche all’importanza dell’asse di transito internazionale che lo attraversa- e con questo voto si pongono oggi le basi affinchè possa concretamente e validamente giocare le sue carte sia sul piano della forza contrattuale sia su quello di un migliore sfruttamento delle sue potenzialità e il tutto a favore di una maggiore prosperità per tutta la valle.

Devo però dire che quest’ aggregazione- analogamente a quelle già votate e a quelle che verranno-, che fa nascere un nuovo Comune che possa godere di stabili basi finanziarie iniziali (grazie a un contributo di risanamento di 6 mio e ad aiuti agli investimenti secondo la Legge per la Perequazione Intercomunale per 3 mio), richiama pure i futuri amministratori locali a maggiori responsabilità, ma credo che, vista la motivazione con cui è stato portato avanti questo progetto, non dovrebbero esserci dubbi a questo proposito.

Ecco, con queste osservazioni e questi auspici, ma soprattutto in attesa di un processo aggregativo ancor più ampio, porto quindi l’adesione convinta del Gruppo PPD al messaggio e al rapporto della commissione speciale aggregazione dei comuni e mi complimento con i promotori e gli amministratori che hanno creduto in questo primo passo aggregativo, dando una risposta concreta in un comparto urbano- quale quello dell’agglomerato Locarnese- che non ha ancora saputo dare risposte dinamiche e costruttive in questo ambito.

Auguri quindi,e complimenti al nuovo comune delle Centovalli.

 

Approvazione dei conti USI e SUPSI

Conti USI e SUPSI intervento a nome del Gruppo PPD di Claudio Franscella

Signor presidente, consigliere di stato, colleghe e colleghi,.

Al di la delle valutazioni effettuate dalla commissione scolastica su questo messaggio, alle quali il gruppo PPD aderisce, e che portano ad approvare il resoconto dei contratti di prestazioni tra Cantone e USI e SUPSI- dal momento che il voto sui montanti globali per le due istituzioni per il 2009 sono già stati accolti con il preventivo del cantone 2009- vale la pena soffermarsi su un paio di punti che avranno una ricaduta diretta sul territorio del nostro Cantone e che non mancheranno di far discutere questo parlamento in futuro

Senza campus niente crescita:
Innanzitutto dobbiamo dire che se il progetto di Campus USI/SUPSI Lugano negli ultimi tempi è stato rallentato, ora sembra essere rinato e non possiamo che augurarci che questa sia la volta buona.
Nel corso del 2008 infatti si sono intrapresi alcuni importanti passi avanti per la concretizzazione di questo progetto strategico, e questa è una delle condizioni importanti affinchè si possa vedere uno sviluppo di tutto il settore terziario.
Sviluppo che dovrebbe poter contare pure di un ampliamento rilevante di attività del Centro svizzero di calcolo scientifico, che necessita spazi maggiori di quelli che occupa attualmente. Già nel gennaio del 2008 vi è stata una presentazione pubblica del progetto nella quale è stata illustrata la variante del Piano regolatore (PR). In seguito il Consiglio di Stato ha risposto alla città di Lugano in merito al PR di Viganello sulla variante Campus USI/SUPSI e il Municipio ha poi presentato il messaggio al legislativo di Lugano .
Non possiamo che esprimere soddisfazione e auspicare che Cantone e città di Lugano continuino a sostenere concretamente questo progetto di sicuro prioritario per lo sviluppo del settore terziario. E un invito va in questo ambito anche ad USI e SUPSI che sono chiamate a voler intensificare ulteriormente la collaborazione sia in ambito logistico, che in quello dell’insegnamento e della ricerca.

Anche  l’avamprogetto della nuova Legge messo in consultazione dal Consiglio federale da settembre 2007 a gennaio 2008, prevede in effetti un’unificazione della gestione delle Università, delle SUP e delle Alte scuole pedagogiche in un unico quadro giuridico e il coordinamento dell’insieme del paesaggio universitario svizzero sulla base dell’unificazione dei criteri fondamentali di finanziamento del settore..
Indirizzo di massima del Consiglio Federale che ha trovato l’appoggio delle istituzioni e le organizzazioni del settore educativo e scientifico, anche se le ripercussioni a livello di finanziamento da parte della confederazione non sembrano essere ancora del tutto chiare. Assisteremo nei prossimi anni ad una diminuzione dei contributi federali per USI e SUPSI? Forse il consigliere di stato potrà rassicurarci in merito.

L’altro punto su cui val la pena di  soffermarsi un attimo è quello dei rapporti tra USI- Studenti stranieri e studenti confederati
A questo proposito vi è una certa preoccupazione per la diminuzione del numero di studenti provenienti da altri cantoni e per l’aumento invece di quelli stranieri: una situazione che potrebbe tramutarsi in breve tempo in un problema di finanziamento. E’ quindi più che auspicabile che l’USI diventi università attrattiva anche per i confederati e non solo per gli stranieri, e che quindi si possano implementare misure atte a invertire questa tendenza, portando ad esempio le tasse di iscrizione allo stesso livello di quelle delle altre università svizzere. E anche a questo proposito attendiamo qualche rassicurazione da parte del consigliere di stato.

Per la SUPSI invece- in mancanza di un pieno riconoscimento dei titoli delle scuole universitarie professionali in paesi limitrofi il problema non esiste o è inverso; il fatto che la Supsi sia radicata storicamente nel nostro territorio attira anche con minori sforzi gli studenti autoctoni, ma non è una scuola ambita, ad esempio gli studenti italiani.
E anche qui si dovrebbero aumentare gli sforzi per riuscire ad ottenere delle collaborazioni con Università italiane, che indirettamente, vista la lentezza a livello federale nel risolvere il problema dei riconoscimenti dei titoli, potrebbero aiutare a sbloccare, almeno in modo bilaterale, i riconoscimenti dei titoli stessi.

Con queste osservazioni e riconoscendo il grande beneficio portato dalle scuole universitarie alla società ticinese e soprattutto riconoscendo il valore formativo e umano che hanno assunto per il nostro Cantone, porto l’adesione del gruppo PPD alle conclusioni del rapporto della commissione scolastica.

Pianificazione attrezzature mediche di punta

Intervento a nome del Gruppo PPD di Luca Pagani

Il Gruppo PPD non appoggerà il Rapporto della maggioranza della Commissione Sanitaria per almeno tre motivi.

Primo:

Difficile non intravedere nell’iniziativa del PS un’impostazione di tipo statalista che vorrebbe creare un monopolio di fatto a favore dell’Ente pubblico, a scapito dell’iniziativa privata.

L’atto parlamentare è peraltro stato introdotto quale diretta conseguenza dell’autorizzazione a una clinica privata di installare un acceleratore lineare per la radioterapia.

Il Gruppo PPD ritiene invece che, anche nello specifico settore delle apparecchiature a tecnologia avanzata, non debba sempre essere solo  lo Stato a fornire prestazioni sanitarie, ma che vada per contro promossa una politica di complementarietà e di collaborazione tra pubblico e privato.

Così prevede espressamente anche la nostra legge sanitaria che all’art. 2 recita:

“Nell’attuare questi scopi lo Stato si avvale della collaborazione dei Comuni, di altri Enti pubblici nonché di persone fisiche e giuridiche di diritto privato, in particolare degli operatori sanitari e degli ordini delle arti sanitarie, promuovendo la solidarietà a livello cantonale.”


Secondo:

Preliminarmente devo osservare come l’iniziativa proponga una misura che purtroppo non appare né dal titolo del Rapporto commissionale né nella formulazione delle trattande all’ordine del giorno di questa seduta parlamentare.

Basta leggere il testo della proposta di risoluzione per comprendere che la stessa chiede di introdurre nella LAMAL,  non solo una procedura di autorizzazione della apparecchiature medico – tecniche a tecnologia avanzata o particolarmente costose, ma ed in particolare anche una pianificazione di tale apparecchiature.

Di pianificazione però non c’è traccia né nel titolo del Rapporto né, di conseguenza, nell’ordine del giorno.

Che le due misure abbiano portata completamente differente non necessita di particolari spiegazioni.

Sottoporre a procedura di autorizzazione significa valutare caso per caso se la messa in esercizio di una nuova apparecchiatura corrisponda, tenuto conto di tutte le concrete circostanze, ad un reale bisogno.

Pianificare significa invece determinare in via anticipata e in modo generale quante e quali apparecchiature saranno in futuro necessarie per rispondere a determinati bisogni.

Ciò premesso, è subito bene ricordare come in ambito sanitario una pianificazione sia oggi prevista unicamente per prestazioni sanitarie di tipo stazionario e non anche per trattamenti ambulatoriali, quali sono appunto quelli derivanti dall’utilizzo delle apparecchiature in esame.

Dando seguito alla proposta di risoluzione compiremmo pertanto, in modo più o meno consapevole,  un passo enorme introducendo il principio della pianificazione anche in ambito ambulatoriale.

È quindi indispensabile rendersi avantutto conto della portata della misura, che andrebbe a modificare radicalmente una consolidata impostazione a livello nazionale.

Ma vi è di più.
In sostanza con questa iniziativa andremmo a chiedere all’Autorità federale di fare esattamente ciò che il nostro Consiglio di Stato non vuole fare.

Essa postula infatti principalmente di introdurre nella LAMAL il principio della pianificazione delle apparecchiature a tecnologia avanzata.

Se non che il consiglio di Stato, ancora in una lettera del 19 novembre 2008 alla Commissione sanitaria, ha evidenziato come lo strumento della pianificazione, cito, “in questo ambito non sia appropriato. Ciò è dovuto alla grande differenziazione e complessità delle tecnologie, ma soprattutto alla rapidità dei cambiamenti e delle innovazioni. Una pianificazione vera e propria, diventerebbe forzatamente un dispositivo statico che non potrebbe rispondere per tempo all’evoluzione dei bisogni.”

Il Gruppo PPD condivide pienamente questa posizione del Governo, proprio perché le tecnologie di punta rientrano in un settore in rapidissima evoluzione, ove non è possibile operare con uno strumento statico quale quello della pianificazione, rischiando di frenare i necessari adeguamenti al progresso e all’innovazione tecnologica.

Già per questo motivo dunque una pianificazione non appare giustificata e pertanto non vi è ragione per richiederla a livello federale.

Ciò senza nemmeno voler pensare all’ipotesi in cui sia Berna a dirci  quante TAC, quante risonanze magnetiche, quante apparecchiature di radioterapia, ecc. possiamo istallare e dove nel cantone.

Per quanto riguarda poi la seconda parte della proposta di risoluzione, ossia l’introduzione di una procedura di autorizzazione in base alla clausola del bisogno, essa è completamente inutile, poiché a livello cantonale è già in vigore un decreto legislativo che prevede esattamente la medesima cosa.

Anche per questo motivo non sussiste dunque alcuna necessità di invitare il Parlamento federale a legiferare in un ambito già validamente disciplinato dal diritto cantonale.

Ciò senza poi dire che a livello federale è comunque già  pendente un’iniziativa parlamentare del 22 giugno 2007 che prevede di introdurre sull’insieme del territorio nazionale una  procedura di autorizzazione, così come appunto già previsto in Ticino.


Terzo:

Fra i motivi contemplati nel Rapporto commissionale per giustificare l’introduzione di una pianificazione, viene menzionato anche il ribaltamento dell’onere della prova previsto dal Consiglio di Stato nel Messaggio n. 6071 concernente l’adeguamento del decreto legislativo in vigore.

In sostanza, secondo questa nuova impostazione, dovrebbe essere il richiedente a dimostrare che vi è nel Cantone la necessità di installare una nuova apparecchiatura e non più lo stato a provare l’essenza di un bisogno.

Secondo la commissione, una pianificazione preventiva agevolerebbe quindi l’onere probatorio a carico dei richiedenti.

Tuttavia, in seguito agli approfondimenti esperiti sia dalla Commissione sanitaria sia dal Dipartimento anche con l’ausilio del consulente del Consiglio di Stato Guido Corti, la Direttrice del DSS ha comunicato di essere intenzionata a rinunciare a questa riforma procedurale.

Così stando le cose, anche questo argomento verrebbe completamente a cadere.

Vi è pertanto da chiedersi se non sia opportuno che la proposta di risoluzione venga ritirata, evitando oltretutto di dare a Berna l’impressione che il Ticino non sia in grado di gestire autonomamente la problematica.

Con queste premesse, il Gruppo PPD invita a respingere il Rapporto della Commissione sanitaria, per il caso la proposta di risoluzione venisse mantenuta.

Residenze secondarie

Iniziativa Roland David (ripresa da Gianni Guidicelli)– residenze secondarie Intervento di Gianni Guidicelli come iniziativista e a nome del gruppo PPD

Le residenze secondarie sono un bene o un male?

Questo quesito l’aveva posto il collega Bertoli nel suo intervento, a nome del gruppo PS, durante il dibattito avvenuto lo scorso 17 dicembre sulla precedente iniziativa David.
Lo stesso interrogativo viene riproposto nelle considerazioni del rapporto della commissione della legislazione e, in termini leggermente diversi, nelle conclusioni dello stesso rapporto.
Dal mio punto di vista la risposta può essere formulata nel seguente modo:
1.le residenze secondarie generano interessanti indotti, anche nelle zone periferiche, al momento della costruzione o della riattazione. I rustici presenti nelle nostre valli sono un’importante fonte di lavoro per le imprese edili e per gli artigiani.
2.sono pure interessanti nella misura in cui alimentano un flusso di presenze sul territorio che genera indotti nelle attività di servizio; dai negozi, alla ristorazione, all’industria del tempo libero, ecc.

Evidentemente per i comuni la presenza di residenze secondarie comporta obblighi e oneri legati alla realizzazione e il dimensionamento delle necessarie infrastrutture quali le canalizzazioni, la distribuzione dell’acqua potabile, le strade comunali e la relativa manutenzione. Nella misura in cui le ricadute fiscali generate dagli indotti di cui ho parlato in precedenza sono consistenti, il comune ne trae un beneficio. Diverso è il caso in cui le ricadute fiscali sono esigue; è questo il caso dei comuni periferici sul cui territorio ci sono molte residenze secondarie. Questo per due aspetti:



il primo poiché spesso le residenze secondarie sono situate sui monti, con oneri legati alle infrastrutture e alla manutenzione elevati, e non raggiungibili durante tutto l’anno. Questo comporta il fatto che il valore di stima e il valore locativo sono generalmente ridotti poiché calcolato solo in rapporto ai mesi in cui la residenza secondaria è fruibile. L’introito fiscale per i comuni è quindi contenuto.
Il secondo aspetto è legato al fatto che queste residenze secondarie sono generalmente poco sfruttare; viene quindi a mancare l’indotto generato da un’occupazione costante delle residenze secondarie, come generalmente avviene nella zona dei laghi. In termini turistici si parla di fenomeno dei “letti freddi”.
Per inciso faccio rilevare come sia opportuno cercare di stimolare la messa a disposizione a scopi turistici dei rustici presenti nelle nostre valli; proprio per generare reddito aggiuntivo e pernottamenti, che hanno un effetto benefico sulle risorse fiscali anche per i comuni. In tal senso è sicuramente da valutare molto positivamente il Decreto rustici che è stato rinnovato lo scorso anno per un ulteriore quadriennio. Ma evidentemente è solo un piccolo passo nella giusta direzione.

Visto quanto precede si può quindi concludere che le residenze secondarie sono sicuramente un bene per i maggiori centri turistici del nostro cantone e possono essere un onere per i comuni deboli che devono dedicare buona parte delle loro risorse a garantire la gestione del territorio e il mantenimento delle infrastrutture. Per questa ragione l’ex collega di Gran Consiglio David aveva proposto di trovare una soluzione che permettesse a questi comuni di vedersi riconoscere il maggior onere non compensato da adeguate entrate fiscali. La prima iniziativa chiedeva di trovare una soluzione nell’ambito della legislazione tributaria; soluzione non accolta dalla maggioranza di questo parlamento che, durante il dibattito avvenuto lo scorso 17 dicembre, ha però condiviso l’esistenza del problema e ritenuto che si dovesse trovare una soluzione nell’ambito della Legge sulla perequazione finanziaria, con particolare riferimento ai contributi legati alla localizzazione. Per tale ragione David ha inoltrato l’iniziativa che stiamo esaminando, che era stata sottoscritta da altri quindici deputati in rappresentanza di quasi tutti gli schieramenti politici presenti in questo parlamento; iniziativa che è poi stata da me ripresa con l’uscita di David dal nostro Parlamento.

Il rapporto presentato dalla commissione legislazione invita in sintesi il Consiglio di Stato a valutare la problematica e a proporre i necessari interventi nell’ottica richiesta dall’iniziativa. L’obiettivo è quello di riconoscere un contributo ordinario, preferibilmente tramite i contributi per la localizzazione geografica, a quei comuni con una forte presenza di residenze secondarie e con scarse risorse finanziarie. Questo contributo, da parte dei comuni riceventi, sarebbe considerato come un giusto riconoscimento del ruolo che svolgono a favore della fruizione del loro territorio a scopo turistico e ricreativo, senza dover passare per la perequazione che è sempre vista, ma anche fatta pesare da parte di comuni paganti, come una sorta di beneficienza volontaria.
Porto per terminare anche il chiaro sostegno del gruppo PPD alle conclusioni della commissione, auspicando che il Consiglio di Stato dia seguito in tempi brevi alla richiesta dell’iniziativa.
 

Residenze secondarie e sostegno ai comuni di valle e di montagna

Intervento a titolo personale di Luca Pagani

Ricordo che sono stato relatore del Rapporto di minoranza che chiedeva di tenere conto a livello fiscale dell’importante apporto fornito dai Comuni che ospitano residenze secondarie, prevedendo una diversa ripartizione dei proventi dell’imposta comunale fra Comune di domicilio e Comune di ubicazione della residenza secondaria.

Allora si era detto che l’obbiettivo era condivisibile, ma che il mezzo proposto non era adeguato e che la questione avrebbe dovuto essere esaminata nell’ambito della Legge sulla perequazione intercomunale.

Ora che è stata presentata un’iniziativa proprio per agire in tal senso, il Rapporto della Commissione della legislazione invita nelle conclusioni il Consiglio di Stato a valutare quali soluzioni possano essere adottate, ma lo fa con tanti ma e tanti se.

Personalmente sono invece convinto che questa iniziativa vada sostenuta con convinzione e che occorra in particolare riconoscere il ruolo fondamentale svolto dai Comuni di valle o di montagna che ospitano residenze secondarie, garantendo servizi e prestazioni che vanno ben al di là delle necessità della popolazione locale.

E’ quindi necessario riconoscere a questi Comuni dei benefici economici che non devono essere intesi come contributi assistenziali o caritatevoli, ma come contropartita di prestazioni fornite in particolare in termini di gestione del territorio e di erogazione di servizi a favore di tutta la popolazione, anche quella proveniente da altri Comuni.

Occorre in definitiva riconoscere a questi piccoli Comuni una maggiore dignità, realizzando nel contempo un precetto di equità.

Un sì convinto quindi all’adozione delle misure richieste con l’iniziativa in esame.

Stazione ferroviaria Arbedo-Castione

Intervento di Raffaele De Rosa a nome del Gruppo PPD sul messaggio 6163 relativo alla stazione ferroviaria di Arbedo-Castione

Presidente, CdS, colleghe/i

Intervengo per portare l’adesione del gruppo PPD al M6163 del CdS ed al relativo R commissionale.

Senza ripetere gli elementi tecnici, progettuali e finanziari presentati nel M e nel R, mi permetto di soffermarmi su alcuni aspetti che meritano a nostro avviso di essere evidenziati.

Innanzitutto, al di là di qualche logico contrattempo che inevitabilmente caratterizza qualsiasi progetto ambizioso, va riconosciuto che TILO ha avuto un notevole successo rappresentato in sintesi dall’aumento del 22% del numero di utenti in 4 anni. Questi risultati positivi non devono però fare dormire sugli allori, ma devono invece fungere da stimolo per proseguire sulla via del potenziamento attraverso i necessari investimenti e, soprattutto, attraverso il miglioramento dell’attrattività delle stazioni, dell’organizzazione in rete (con coordinamento tra trasporto pubblico e privato), come pure del promovimento dei posteggi di interscambio. Andranno inoltre intrapresi sforzi mirati per minimizzare gli inconvenienti, con riferimento particolare ai disagi legati ai ritardi, alle soppressioni di corse (Locarno), alla mancanza di posti a sedere nelle ore di punta, alla gestione delle coincidenze (con rif. ai ritardi). A tale proposito, va annotato un certo peggioramento del servizio dal momento del passaggio all’orario invernale - peggioramento che auspichiamo rientri al più presto e non abbia più a ripetersi in futuro vista la pioggia di milioni assicurati da Comuni, Cantone e FFS a queste opere e alla loro gestione.

In secondo luogo, il prolungamento del servizio TILO fino a Castione-Arbedo permette di gettare le basi per la valorizzazione di tutto un comprensorio (bassa Riviera e Mesolcina), spesso trascurato, ma dal potenziale di sviluppo enorme, grazie alla presenza di interessanti atouts (buona localizzazione e accessibilità, ottima offerta di servizi, ampia disponibilità di spazi e terreni a prezzi ragionevoli, territorio per ora tutto sommato integro se confrontato con altre realtà, ecc.). Lo sviluppo della rete dei trasporti corrisponde quindi ad un tassello di un mosaico che però non è ancora chiaro, nel senso che il Cantone dovrebbe farsi promotore per aiutare la Riviera e la Mesolcina ad elaborare una visione e degli indirizzi/obiettivi strategici, come pure identificare i fattori di sviluppo e gli strumenti chiave per realizzarli. Andranno in particolare trovate risposte nell’ambito della pianficazione del territorio, della gestione dell’ambiente e dello sviluppo economico. Solo così sarà possibile preservare questa Regione – pregiata e dal potenziale enorme – da scempi pianificatori e paesaggistici osservabili in altre località del Cantone. Questo permetterà di evitare la “Scairolizzazione” della Riviera e della Mesolcina, evitando quindi di dover poi operare d’urgenza quando la salute del paziente sarà irrimediabilmente compromessa.

La terza riflessione riguarda AlpTransit e la creazione di una rete di trasporto pubblico integrata all’alta velocità nazionale ed europea. Castione-Arbedo diventerà così un avamposto che comporterà vantaggi non solo al comprensorio della Riviera e della Mesolcina, ma anche ai cittadini della città, nella misura in  cui si assisterà ad una riduzione del traffico motorizzato e parassitario (le previsioni per il 2020 considerano ca. 1'500 movimenti al giorno su questo nodo di interscambio).

Per quanto riguarda l’integrazione con la rete ad alta velocità, come gruppo attendiamo quindi risposte in merito a 4 temi prioritari:
1. sulle opzioni di prolungamento a sud di Lugano e interconnessione con l’Italia ed ev. il Corridoio nr. 5 europeo;
2. la realizzazione delle opere collaterali, sia in ambito turistico, sia ind.: penso in part. a progetti di sfruttamento del calore immagazzinato nel Tunnel di Base del Gottardo;
4. alla realizzazione subito delle rampe d’accesso e delle Gallerie della Riviera, solo così l’opera potrà essere completa e degna di questo nome.

Concludo con un’ultima riflessione – peraltro già presente nel R commissionale e che non posso che sottolineare e condividere. Con l’apertura della galleria del Ceneri, i tempi di percorrenza tra Castione-Arbedo e Lugano si ridurranno notevolmente, a ca. 17-20 minuti. In pratica ci si impiegherà meno andare da Castione al Centro di Lugano che da Breganzona (o Paradiso) raggiungere Piazza Riforma. Faccio quindi mia una rivendicazione già formulata dalla Comm. Trsp RTV che chiedeva di adoperarsi già oggi affinché venga assicurato il transito di TILO attraverso la nuova Galleria del Ceneri. Solo così sarà possibile concretizzare il concetto di città-Ticino, uno degli elementi essenziali del PD cantonale e delle linee direttrici di sviluppo del Governo.

Sulla base di queste considerazioni, porto l’adesione del gruppo PPD al R 6163 della CG.

Trasporti pubblici gratis per beneficiari di AVS/AI e giovani

Intervento di Claudio Franscella a nome del Gruppo PPD sul rapporto inerente l’iniziativa parlamentare generica di Luciano Canal per l’elaborazione di una legge che permetta a tutte le persone in formazione, cioè studenti e apprendisti, nonché a tutte e le persone in età AVS e anche in quelle in AI, di beneficiare del trasporto pubblico gratuito in tutto il cantone.

Signor presidente, signor Consigliere di Stato, colleghe e colleghi,

Dirò subito che il gruppo PPD, pur condividendo in parte certe riflessioni di fondo contenute in questo atto parlamentare, non sostiene quest’iniziativa generica che chiede il trasporto pubblico gratuito in tutto il Cantone per tutte le persone in formazione (studenti e apprendisti), nonché a tutte le persone in età AVS e AI, in quanto la ritiene estremamente onerosa dal profilo finanziario e pure poco efficace dal profilo educativo e sociale.

La commissione della gestione ha stimato nel suo rapporto gli effetti finanziari di quest’iniziativa, seppur in maniera approssimativa, in un costo di 34 milioni di franchi, limitandosi all’abbonamento Arcobaleno per due zone e soprattutto calcolando solamente una parte dei beneficiari AVS e AI.

Da un calcolo più completo effettuato dalla sezione mobilità, dallo IAS e dalla sezione amministrativa, è emerso però che il costo di quest’iniziativa, qualora si dovesse concedere a tutti i ticinesi beneficiari AVS (che sono 64 mila) e a tutti i beneficiari AI (che sono 24mila)  un abbonamento arcobaleno gratuito per due zone, si arriverebbe a un costo totale a carico del cantone di circa 84 milioni di franchi (costo che con l’offerta di un abbonamento generale salirebbe a circa 195 milioni di franchi). Si capisce quindi subito come non si possa entrare nel merito di quest’iniziativa: queste cifre non sono oggettivamente compatibili con l’attuale realtà finanziaria cantonale e inoltre non vi è un equo rapporto tra costi e benefici.

Non dimentichiamo però che l’Ente pubblico in questi anni si è dato da fare nell’ambito dei trasporti e non ha comunque lesinato sforzi nel cercare di migliorare l’offerta: nel 2008, ad esempio, ha speso per questo servizio pubblico cantonale decine e decine di milioni di franchi (46 mio) che si aggiungono al contributo della Confederazione per i servizi regionali e la quota a carico dei comuni per il traffico regionale e per i trasporti urbani.

Da notare poi che recentemente il parlamento ha approvato il messaggio per la creazione di un fondo per la formazione professionale che finanzia pure le spese di trasferta delle persone in formazione dall’azienda alle scuole professionali e ai corsi interaziendali e che  il cantone, unitamente ai Comuni, finanzia poi anche in parte l’abbonamento Arcobaleno.

E non dimentichiamo  che dal 2010 verrà pure introdotta la Comunità tariffale integrale che estenderà i principi che reggono il sistema dell’attuale abbonamento Arcobaleno a tutti i titoli di trasporto, diventando così più conveniente per l’utente.

Uno sforzo quindi non indifferente che sta portando a risultati accettabili, anche se non ancora completamente soddisfacenti, soprattutto per le fasce di popolazione citate in questa mozione.


Le tariffe devono quindi diventare ancor più concorrenziali, la varietà nell’offerta deve ampliarsi maggiormente e il concetto di mobilità integrata privato-pubblico deve essere sviluppato, così come si sta già facendo a Lugano, con più convinzione per rendere sempre più attrattivo il trasporto pubblico.
§
Ma questo lo si può fare utilizzando al meglio le risorse disponibili e non con la scelta della gratuità ad innaffiatoio, la quale potrebbe oltretutto portare a situazioni inique in ambito sociale: in effetti in questo caso beneficerebbero di questo servizio gratuito anche coloro che finanziariamente non avrebbero bisogno di aiuti statali e al contrario potrebbero esserci famiglie fragili finanziariamente che, oltre magari a non avere bisogno di queste agevolazioni in ambito del trasporto pubblico,si vedrebbero decurtate altre prestazioni e facilitazioni attuali a causa di un utilizzo distorto di risorse pubbliche in questo settore ( e queste sono preoccupazioni che sorgono anche all’interno di associazioni di “categoria” come, ad esempio, l’associazione anziani e pensionati dell’Ocst che ho il piacere di coordinare)

IL messaggio che passerebbe rendendo gratuito completamente il servizio pubblico potrebbe poi anche essere molto diseducativo. In effetti si arrischierebbe di rendere scontato un servizio molto oneroso come quello dei trasporti pubblici e di rendere inefficace la sensibilizzazione verso il suo utilizzo.

E’ palesemente dimostrato che la gratuità ha un impatto nel breve termine, ma nel lungo tempo non si rileva mezzo efficace per incrementare uso ed utenza. Inoltre la strategia della gratuità non permette di mantenere nel tempo i necessari miglioramenti di offerta e, in caso di difficoltà economiche, può essere rimessa in discussione in poco tempo.

Il pagamento o la partecipazione finanziaria dell’utente ha invece il vantaggio (oltre che di responsabilizzare maggiormente il cittadino) di definire al meglio l’offerta in rapporto alla domanda e di verificarne l’utilizzo, permettendo quindi ulteriori sviluppi nel settore.

In conclusione il Gruppo PPD invita quindi, da una parte, il Consiglio di Stato a continuare mantenere il giusto sostegno al miglioramento dell’offerta dei trasporti pubblici attenendosi a un equo rapporto costi-benefici (e sicuramente tenendo pure un occhio di riguardo nei confronti delle fasce più deboli della popolazione), mentre, dall’altra, chiede senza dubbio al Parlamento, visti i motivi accennati precedentemente, di respingere l’iniziativa Canal, così come proposto anche dalla commissione della gestione.
 

Concessione di un credito massimo di CHF 1'400'000.-- per l’allestimento di uno studio pianificatorio del collegamento stradale A2-A13 (elaborazione di varianti)

intervento di Luigi Canepa

Concessione di un credito massimo di CHF 1'400'000.-- per l’allestimento di uno studio pianificatorio del collegamento stradale A2-A13 (elaborazione di varianti)

Presidente, consigliere di Stato, colleghe e colleghi,

ho seguito con interesse e attenzione l’evolversi della situazione relativa al messaggio in oggetto e infine, dopo “i tira e molla” delle commissioni coinvolte e le innumerevoli prese di posizione sui media, così come altri commissari del mio gruppo, ho firmato il rapporto della Commissione Pianificazione con riserva. Intervengo in questo dibattito per sciogliere questa riserva e spiegarne i motivi.

Premetto che sono sempre stato favorevole a trovare una soluzione a questo annoso problema e ben comprendo i disagi di chi abita nella tratta stradale in oggetto, così come chi, per i più svariati motivi, deve percorrere questa strada in colonna e a passo d’uomo. Per quanto mi riguarda gli studi per realizzare la “variante 95” potevano e dovevano già essere avviati da tempo e oggi non eravamo qui ancora a disquisire in modo astratto ma potevamo intravvedere un spiraglio di luce verso una soluzione concreta. Quindi per coerenza sul principio e per non perdere ulteriore tempo voterò a favore di questo messaggio.

Vengo ora ai punti che non mi hanno convinto durante la procedura di consultazione e presa di posizione sul messaggio governativo.

L’informazione e la comunicazione si è dimostrata un punto dolente. Cito un solo esempio. Venire a sapere, durante le audizioni, che i Municipi dei comuni toccati non sono stati coinvolti direttamente ma solo per il tramite delle Commissioni regionali dei trasporti lascia a dir poco perplessi e viene il dubbio che non si conosca la realtà e quindi l’effettivo grado di rappresentatività di queste commissioni nei confronti dei comuni. La dimostrazione è data dal fatto che questo coinvolgimento diretto è infine avvenuto. Infatti solo il 6 marzo scorso (10 giorni fa!) i Municipi di Contone e Magadino hanno avuto la possibilità di incontrarsi con la DPP e di esprimersi nel merito.

Il secondo punto è il ruolo delle commissioni. Se la Commissione Pianificazione viene coinvolta in un determinato messaggio dovrebbe occuparsi, se è il caso, principalmente di aspetti tecnici e pianificatori, nel caso concreto dei famosi corridoi. Qui, care colleghi e cari colleghi, è praticamente avvenuto il contrario con la Commissione della Gestione che ha assunto un doppio ruolo, che di per se può anche essere visto positivamente per il grande impegno profuso, ma che di fatto ha delegittimato la Commissione Pianificazione ed il proprio compito istituzionale. Infatti l’interlocutore unico del Dipartimento e della DPP, non parliamo poi dei media, è risultata la Commissione della Gestione anche per gli aspetti pianificatori.

Tra le proposte scaturite dalla Commissione della Gestione vi sono anche le varianti collinari ed in particolare il “tracciato Sud” con una galleria Quartino-Bironico. Non posso nascondere le mie forti perplessità in merito a questa scelta. Anche in questo caso i comuni coinvolti hanno appreso la notizia dai giornali e si sono poi attivati per essere sentiti.
Fin che si tratta di studi e proposte private va tutto bene ma quando l’ente pubblico è chiamato a investire per approfondire soluzioni che vanno contro ogni logica non sono più d’accordo. Senza entrare nel dettaglio cito solo alcuni aspetti che dovrebbero perlomeno far riflettere:
1.Non si risolve il problema dei comuni del piano, infatti questa soluzione non ha un effetto drenante sufficiente non essendo in grado di collegare i commerci e le industrie già esistenti. In parole povere il traffico odierno sulla strada cantonale attuale rimarrebbe pressoché invariato.
2.Si crea un ulteriore problema in un’altra zona, l’Alto Vedeggio, che per la presenza di vie di transito concentrate in un esiguo corridoio brilla già attualmente (ricordo che in poche centinaia di metri si trova l’autostrada A2, la ferrovia e la strada cantonale). L’insediamento di un nuovo svincolo autostradale a pochissimi chilometri da quello esistente di Rivera risulta già di per se, a mio modesto giudizio, improponibile; inoltre si perderebbe, per un confronto pari-pari con i vincoli del piano di Magadino, una delle poche zone agricole (SAC) di una certa importanza nella zona.
3.Infine non dimentichiamo i costi esorbitanti per rapporto alle altre possibili varianti; non vedo proprio come la Confederazione sarebbe disposta a finanziare una seconda rampa di accesso al Monte Ceneri quando ne ha già realizzata una con tanto di galleria a doppio tubo.

In conclusione, dopo avervi esposto il mio punto di vista critico verso alcuni aspetti della procedura e dei documenti che andremo a votare, credo si debba comunque guardare avanti e mettere il Governo in condizione di proporre entro il 2010 all’Autorità federale alcune varianti di tracciato, che possano raccogliere il maggior consenso possibile tra gli attori coinvolti e rispondere alle diverse esigenze.

Non perdiamo ulteriore tempo: la posta in gioco è troppo importante per il locarnese e per il canton Ticino.

Luigi Canepa

 

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